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"Meravigliosa esperienza della terapia di gruppo"

Il gruppo che sto prendendo in considerazione, composto da tre bambine: Germana, Patrizia, Jessica s’incontra da circa tre mesi, una volta la settimana per un’ora regolamentare. Germana ha già percorso negli anni precedenti un “iter” individuali di terapia psicomotoria, mentre l’anno scorso ha lavorato in un trattamento congiunto con Jessica.

Quest’anno la nuova arrivata è: Patrizia.

Relazione di una seduta di Terapia di gruppo

Quinta osservazione avvenuta presso “la casa dei giochi” il 15/10/02

Entrano nella stanza solo Jessica e Patrizia, perché Germana ancora deve arrivare. Sedute sul loro sgabello cominciano a comunicare verbalmente con il Terapista. Jessica narra d’alcuni avvenimenti accaduti fuori dalla stanza, riportando una tematica già espressa dalla bambina: il mangiare. Mentre racconta senza un vero filo conduttore quello che ha vissuto, cerca con difficoltà di togliersi le scarpe. Patrizia più abile sfila le sue e comincia a giocare sullo sgabello, lo tocca con i piedi, lo unisce con gli altri cubetti di legno, e poi incuriosita da una corda comincia a manipolarla finché si alza iniziando un gioco d’equilibrio con essa. Il terapista ancora seduto nello spazio d’accoglienza, ricordo che il tempo d’inizio ancora deve partire poiché Germana non è ancora giunta. All’improvviso si ode il suono del campanello, al di fuori della stanza, Jessica si arresta, pensa un attimo e poi dice: “E’ Germana!”. Jessica contenta aspetta alla finestra Germana, mentre Patrizia continua a giocare sui cuscini. Germana giunge nella stanza dove è accolta da Jessica che gli dona un bacio. Comincia l’esplorazione dello spazio ad opera delle bambine. Patrizia che già aveva in mente un progetto comincia a buttar giù i cuscini, Germana vaga nello spazio alla ricerca di qualcosa e Jessica dopo essersi abbandonata con fatica sul tappeto, ritorna in una posizione eretta .Chiamata dal terapista, entro in gioco anch’io, mi avvicino a Patrizia che arroccata sui cuscini, rimane a guardare lo spazio circostante. Giunge anche, Jessica con cui comincio un dialogo, mi racconta dei suoi ricordi elaborati dalla seduta precedente. Patrizia, mi chiede di aiutarla a scendere dalla montagna di cuscini, e subito dopo si reca alla spalliera. Mi avvicino a Germana che, tutta presa, comincia a tirar fuori da un secchio dei cubi di stoffa, dove sono raffigurati dei vestiti stesi. La bambina cerca, così, un cordino da unire a quello già presente sulla spalliera per rappresentare realmente ciò che ha visto mentre va alla ricerca dell’oggetto, la sua attenzione è colpita da dei cerchi colorati… nasce il giardino Magico. Per realizzare il progetto Germana è aiutata da Patrizia, Jessica in tutta questa situazione rimane passiva, guarda le compagne, compiendo poche azioni sotto stimolazione. Jessica cerca di possedere un rapporto privilegiato con me. Io, in difficoltà, rimango un po’ più ai margini mentre Patrizia e Germana dopo aver creato il giardino saltano nei cerchi. Rimango seduta ma anche Jessica si accomoda accanto, mi guarda, la sorrido ma continuo a guardare le compagne mentre compiono un gioco con la corda. Mi allontano, forse per ritrovarmi e subito dopo Jessica si avvicina, è proprio dietro di me. Dopo vari minuti mi giro e gli comunico che ero contenta di vederla e gli propongo di andare a giocare. Ella rifiuta l’invito. Nel frattempo Germana prende un telo e chiede d’indossarlo, colgo quest’occasione per introdurmi nel gioco. Germana vuole trasformarsi in Cenerentola e vorrebbe che le sue amiche si trasformassero in sorellastre. La prima a continuare quest’idea è Patrizia, poi io… sì da il via alla favola. Cenerentola lava e stira, Patrizia si traveste in una sposa chiamata Anastasia e Jessica si trasforma in Biancaneve. Per andare la ballo, le principesse prendono un tappeto volante, giunte alla festa ballano, ogni bambina propone una danza. E’ un momento emozionante e una situazione di forte aggregazione. Come ogni ricevimento, è giunto il momento di rifocillarsi, Germana e Patrizia danno vita a due strutture dove bandiscono la tavola per il pranzo. Patrizia costruisce un tavolo piccolo solo per lei, tanto che non vuole Jessica, mentre Germana prepara un tavolo per tutti i partecipanti. Jessica si accomoda sulla struttura creata da Germana, che da a suoi ospiti bevande e cibo.

Patrizia rimane sola nel suo tavolo. Dopo aver mangiato, il terapista si allontana, attirando l’attenzione. Tutti ci sediamo in cerchio e nasce la narrazione. Mentre Germana e Jessica rimangono immobili ad ascoltare, Patrizia costruisce una struttura su cui appoggiarsi che però trasforma in continuazione.Il terapista narra la storia di tre bambine: Tic, Tac, Tuc

  • Tic= Patrizia, abita in un posto magico ricoperto da un giardino con fiori colorati
  • Tac= Germana, abita su una montagna in una torre imprigionata
  • Tuc= Jessica, abita in una casa accanto ad un fiume

Finita la narrazione, giunge il momento delle scarpe, Jessica ristabilisce un contatto verbale con l’adulto, Patrizia mette da sola le scarpe e Germana rimane passiva all’azione che l’adulto fa nel mettergli le scarpe.

Il valore del gruppo

Ogni volta che mi accingevo a vivere una nuova seduta di Pratica Psicomotoria insieme alle bambine, provavo una certa emozione che era il prodotto di vari sentimenti contrastanti; sentivo il desiderio e la voglia di continuare con loro il percorso iniziato precedentemente ma allo stesso tempo avevo paura di commettere con i miei gesti, posture, parole degli errori che potessero provocare nel gruppo disagio o ansia.
Jessica, Germana e Patrizia, sono delle bambine che mi hanno fatto “sognare”, dico sognare perché mi hanno permesso di riflettere ad occhi aperti. Vederle muoversi nello spazio, osservare i continui cambiamenti che i loro corpi effettuavano in relazione all’oggetto, all’adulto, ai coetanei, imparare a conoscere le loro modalità d’interagire, i loro limiti ma anche le loro gioie; mi ha permesso di elaborare e mettere a fuoco alcune mie idee sull’importanza del gruppo, sui benefici che ogni bambino può trarre dal suo inserimento in questo “Contenitore” in cui può buttare rabbia e grosse paure “abbandoniche” mai svelate fino allora. Con il susseguirsi degli incontri, ho cercato di comprendere quale valore potesse avere il gruppo per le singole bambine e ho immaginato quali potessero essere i futuri miglioramenti. Secondo me, ognuno di loro è un petalo colorato di una stessa rosa, che con il suo profumo rende speciale ogni seduta. Nel “loro stare insieme”, manifestano anche le loro esigenze individuali:

Germana, bellissima bambina con gli occhi coperti dalla sua chioma di capelli, ha la tendenza nel gruppo a mostrarsi come leader, un leader un po’ speciale, non imponente e temerario ma silenzioso e diretto. Sembra apparentemente privarsi degli altri per rimanere nel suo mondo, dove tutto scorre lentamente, ma la presenza del gruppo gli permette di ampliare questa sua visione. Infatti, nell’elaborare i suoi giochi include anche le sue compagne, che però fanno parte ancora di una cornice costruita per appagare il suo desiderio.

Patrizia, bimba esplosiva con dei grandi occhi grandi che sorridono sempre, è ancora molto centrata su di sé, tutto ruota intorno alle sue idee, struttura la casa o i giochi secondo la sua visione; sembra non essere ancora predisposta ad accogliere nel suo spazio le altre bambine. Si tratta di una bambina che non riesce, nello spazio della sala e della seduta, ad incontrare l’altro; oggetti e persone sono soltanto occasione di scarica della pulsionalità. La bambina non riesce a percepire l’altro come limite che gli pone una richiesta, non vuole porsi come oggetto della soddisfazione dell’altro per poter ritrovare l’oggetto della propria soddisfazione.

Jessica, bimba timida e insicura, sembra essere l’ombra di Germana, ha paura di investire lo spazio, gli oggetti, di entrare in relazione e cerca conferma dallo sguardo dell’adulto. Nelle varie situazioni, preferisce rimanere ai margini, seduta o ferma nello spazio osserva le sue compagne giocare con timore e desiderio Bloccata da un corpo che soffre di non potersi dire, è paralizzata di fronte alla possibilità di investire e reinventere giochi che sono legati al movimento. Sembra un’ancora desiderosa d’approdare su un isola che gli dia sicurezza, calore e sostegno. E’ strano, ma proprio lei, che ha più difficoltà, è secondo me quella, che può aiutare il gruppo a crescere. Il suo modo di porsi, la sua incertezza ma anche la sua voglia di appoggiarsi agli altri, la rende più aperta emotivamente ad accogliere il gruppo. In conclusione possono affermare che l’esperienza di terapia di gruppo: è una dimensione terapeutica che stimola nel bambino e nell’adulto, la vivacità della comunicazione e degli scambi.