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"Meravigliosa esperienza della terapia di gruppo"

Per dare vita a tutto ciò che ho scritto, ho pensato di trattare e riportare le mie esperienze in gruppo vissute sia in ambito di terapia psicomotoria, che in educazione. Ultimamente ho avuto la possibilità di confrontarmi e osservare alcune dinamiche di gruppo: le varie reti di comunicazione, l’interazione che i membri stabiliscono secondo un’affinità o similarità, i litigi e i sotto gruppi che si compongono e i continui aggiustamenti e resistenze annullate attraverso l’altro.

Tra i vari tirocini effettuati in questi anni di corso, ho scelto di trattare per questo contesto i seguenti vissuti: “Infanzia in gioco” e “Terapia d’aiuto nei gruppi”. Dal febbraio a giugno del 2001 ho partecipato com’educatrice al progetto “infanzia in gioco”, iniziativa progettata dall’Assessorato dell’Educazione del Comune di Napoli e realizzata dall’associazione “Casa dei giochi”. Il progetto promuoveva l’attivazione sul territorio di spazi significativi destinati alla prima infanzia. Era caratterizzato da uno stile pedagogico che valorizzava i diversi modi d’apprendimento e di crescita, permettendo ai bambini di vivere un’esperienza di gioco finalizzata alla conoscenza, nell’interdipendenza tra aspetti cognitivi, affettivi e corporei. L’esigenza di promuovere servizi per la prima infanzia nasce dall’analisi dell’attuale situazione in Italia e nello specifico della città di Napoli, per quanto riguarda “il pianeta infanzia 0/3 anni”. Il progetto si articolava:

  • Obiettivi: permettere al bambino di fruire di un’esperienza di gioco finalizzata alla conoscenza, favorendo un’evoluzione sana e armonica.
  • Metodologia: il lavoro si fonda sulle attuali teorizzazioni sulla globalità psicomotoria in cui gioco spontaneo e laboratori permettono al bambino lo sviluppo delle proprie capacità individuali fruendo delle relazioni del gruppo
  • Strumenti: strutturazione degli spazi attraverso materiale adeguato, organizzazione del tempo, modalità di relazione con una particolare attenzione alla sicurezza affettiva di base, all’ascolto delle risonanze tonico-emozionale, all’accoglienza.

Quest’esperienza formativa mi ha insegnato che il gruppo può essere vissuto come contenitore dove i membri possono mettere in scena le loro abilità e i loro limiti, i propri sentimenti, idee, modi di pensare. In quest’interazione di scambio, in situazione di verifica e discoperta, i soggetti scoprono anche “l’altro”, com’elemento essenziale per la propria formazione.

Per conoscere, invece, i vantaggi che può offrire una terapia di gruppo a dei bambini in difficoltà, ho chiesto di poter effettuare un tirocinio terapeutico presso la “Casa dei giochi”, dove partecipo da quattro mesi, sia come osservatrice che coordinatrice, sotto la guida del professore Bonifacio.