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"Meravigliosa esperienza della terapia di gruppo"

La storia produce delle idee, delle riflessioni che portano alla formulazione di teorie. Si deduce che la Terapia Psicomotoria di gruppo è una terapia che si è costruita sulla base d’esperienze pratiche ma anche dall’elaborazione d’alcune scuole di pensiero che hanno contribuito a chiarire e confermare la posizione attuale della pratica d’aiuto.

La terapia psicomotoria, in generale, ha lo scopo di far nascere la possibilità di cambiamento, rimettere cioè in moto l’evoluzione del bambino bloccata o regredita per vari disturbi. All’interno di questa terapia, l’approccio individuale è quello che più spesso viene usato ed è l’unico possibile con molti bambini. Infatti, il bambino psicotico, nevrotico grave o gravemente disagiato, ha bisogno d’una relazione duale esclusiva, bisognod’avere l’adulto, il corpo dell’adulto per lui solo, di trovare, accanto al terapeuta, una disponibilità totale, senza interferenza. In tutti gli altri casi, invece, il setting di gruppo è più idoneo, con tutta la ricchezza di situazioni che esso genera e che il terapista può sfruttare: nuovi sviluppi della creatività mediante imitazione differita, aggressività, per il possesso degli oggetti… e dell’adulto, rifugio nel gruppo o rifiuto dal gruppo, scelta o rifiuto del o dei partners, iniziativa della relazione o attesa dell’invito, aggressività di distruzione contro le strutture create dagli altri o cooperazione, accettazione o rifiuto del leader, possibilità d’attività autonome, di ritiri dal gruppo.

Quando si fa riferimento alla teoria e alla pratica dei gruppi gli stessi autori o specialisti che se ne occupano, assumendo questo modello, ammettono la scarsa attenzione al suo impiego con bambini e adolescenti, pur dichiarando che la terapia di gruppo è il trattamento elettivo con gli adolescenti e che, con le opportune modifiche, proprio perché l’interazione sociale è un aspetto chiave del processo di sviluppo infantile, essa produce risultati eccellenti anche con i bambini. Tra i bambini, infatti, è universale la necessità di piacere, di trovare conferma alle proprie idee, di sviluppare abilità sociali e di diventare membri rispettati di un gruppo. Dando per scontato il valore e l’utilità dell’intervento in gruppo, l’elemento che lo rende terapeutico è la domanda “d’aiuto”. Una domanda e non un bisogno: possiamo anche rilevare un bisogno, ma in assenza di una domanda “d’aiuto” (domanda formulata dai genitori per il bambino) non è possibili installare una terapia. Con il termine relazione “d’aiuto” si intende una relazione in cui almeno uno dei protagonisti ha lo scopo di promuovere nell’altro la crescita, lo sviluppo, la maturità e il raggiungimento di un modo di agire più adeguato e integrato nell’altro. L’altro, in questo senso, può essere un individuo o un gruppo. Quindi quando parliamo di relazione “d’aiuto” possiamo riferirci anche all’interazione tra il leader di un gruppo e il suo gruppo. Le ragioni che hanno spinto gli psicomotricisti ad utilizzare il gruppo com’esperienza terapeutica sono:

  • Ragioni evolutive: il gruppo è il principale “ luogo” d’azione, confronto, crescita.
  • Ragioni esterne o di quadro:
    • economiche
    • sociali e organizzative.
  • Ragioni cliniche o interne:
    • attenuazione nel gruppo di una parte dei fenomeni di dipendenza dal terapeuta
    • una scarica emotiva (tonico-emozionale) più intensa a causa dei fenomeni di risonanza affettiva tra i partecipanti
    • benefici narcisistici derivanti dalla scoperta che anche altre persone hanno disturbi simili.