Il gruppo - Educazione Neuropsicomotoria e il setting di Neuro e Psicomotricità

Il gruppo - Educazione Neuropsicomotoria e il setting di Neuro e Psicomotricità

 

La neuropsicomotricità: un intervento d’azione attraverso l’azione

“Preparare l' azione”

Anche l' Educazione Neuropsicomotoria (Core Competence del TNPEE - pag. 26), che è un intervento educativo e d’aiuto attraverso la relazione, si modella sul gioco spontaneo e sull’espressività dei bambini che vivono e sperimentano in prima persona azioni e relazioni. Partendo da un’affermazione prodotta da Bateson, secondo, cui, “il gioco non è il nome di un atto o di un’azione, è il nome di una cornice per l’azione”, la Neuro e Psicomotricità acquisisce questo concetto per diventare un intervento dell’azione attraverso l’azione.

La cornice costruisce un contesto che dice: “Le azioni che in questo momento stiamo compiendo non denotano ciò che normalmente esse vogliono significare, ma stanno per qualcosa d’altro.”

Secondo l' Educazione Neuropsicomotoria, il bambino attraverso il gioco crea un territorio franco, all’interno del quale le azioni hanno un valore diverso rispetto al valore che avrebbero se fossero compiute nella vita quotidiana. In altre parole il bambino, giocando una simulazione, sa che i suoi comportamenti hanno valore esclusivamente all’interno della simulazione, senza invadere la vita reale.Il gioco mette a disposizione uno spazio protetto, un luogo per fare tutto senza alcun rischio e permette al bambino di riflettere sugli avvenimenti osservati o subiti.

La Neuro e Psicomotricità, non utilizza il gioco per ottenere qualcosa, né ha come scopo il gioco: è un intervento che permette la costruzione del gioco aiutando a realizzare una realtà condivisa con l’atro. I bambini, durante le situazioni di gioco, realizzano assieme al Neuropsicomotricista (Terapista della Neuro e Psicomotricità dell'Età Evolutiva - TNPEE) uno spazio di sicurezza e di benessere.

La sala di neuropsicomotricità è un ambiente caldo, piacevole, accogliente, dotato anche di materiale morbido e colorato con il quale i bambini giocano a piedi nudi. Il Neuropsicomotricista ha il compito di rassicurarli e aiutarli a prendere fiducia nelle loro personali capacità d’azione e affermazione; li accompagna a trovare o ritrovare le esperienze piacevoli proprie del movimento e a condividerle con gli altri; in questo modo i bambini potranno strutturare un’immagine dì Sé, un’identità positiva. Durante le attività possono esprimere e rielaborare, un clima di contenimento affettivo, la loro storia personale inscritta nel corpo. Il principio cruciale affermato dall' intervento neuropsicomotorio è il rispetto, attraverso cui educare o rieducare la personalità globale del bambino, intesa come stretta unione della sfera mentale, di quella corporea e di quell’affettiva o psichica.

Quando parliamo di neuropsicomotricità prendiamo anche inevitabilmente in considerazione la globalità dell’essere umano riferendoci prima di tutto, alla sua unità psicosomatica. L’espressività psicomotoria è quindi il modo unico e originale del bambino di essere al mondo e include: la sensorialità, la tonicità della motricità, l’affettività-la vita immaginaria, lo sviluppo intellettivo del bambino, quindi il bambino nel suo insieme. Si può affermare che l’espressività psicomotoria attualizza un vissuto antico, il cui senso può essere colto grazie alle molteplici, differenti variazioni della relazione tonica emozionale con le persone, lo spazio e gli oggetti. La maniera tonico-emozionale di essere al mondo la vediamo esprimersi nel setting quando mettiamo in condizione il bambino di potersi dire tramite il gesto, senza privilegiare particolarmente l’uso del linguaggio. Tale tipo d’espressione che in ogni persona ha una tonalità particolare perché determinata dalla sua storia è, per l’appunto, l’espressività neuro e psicomotoria. Partendo da quest’espressività, il neuropsicomotricista ha il compito di favorire lo sviluppo della personalità, uno sviluppo più armonico della persona, favorire l’evoluzione del bambino il quale, in conclusione, al termine del suo sviluppo, dovrà accedere a una padronanza logico-concettuale, vale a dire operatoria. Passare al piano operatorio significa ricostruire progressivamente a livello di rappresentazione ciò che è stato acquisito a livello dell’azione.

 

Il gruppo in Educazione Neuropsicomotoria

Quando i bambini vivono un’esperienza di libertà la cosa più naturale per loro è giocare.

L’Educazione Neuropsicomotoria offre uno spazio-tempo definito di gioco, che permette al bambino di entrare in contatto con i propri sentimenti ed avere l’opportunità di elaborare eventi interni ed esterni a se stesso attraverso la collaborazione di un conduttore e gli insegnanti. Il materiale usato è quello classico dell' intervento neuropsicomotorio: materassi, spalliere, cuscini, cubi, legnetti, corde, fogli, colori, etc..

Partendo dal presupposto che il bambino utilizza il gioco per entrare in relazione, l’Educazione Neuropsicomotoria tenta di offrire un’opportunità nuova, all’interno delle relazioni di gruppo per favorire la comprensione ed il cambiamento dei singoli bambini. S’instaura sull’importanza di cogliere all’interno dell’attività libera storie che bambini stanno raccontando nel gioco, e di provare a riportarle al gruppo, per farle diventare la più possibile storia condivise. Fin dalle prime sedute di Educazione Neuropsicomotoria compaiono attività collettive, più o meno stereotipate, ed un desiderio, conscio od inconscio, di costituire un gruppo, di “essere un gruppo”. Gli oggetti sono utilizzati per riunire il gruppo, per unirlo. Il gruppo diviene rifugio, luogo di sicurezza. Ma non appena inizia la regressione individuale, non appena diminuisce la paura, i corpi si riavvicinano e compaiono i “mucchi”. Sono dapprima mucchi di corpi proiettati e mischiati in una gaia agitazione, a volte anche con qualche sfumature aggressive. Questa copertura del gioco agitato permette di decolpevolizzare i contatti e di accettarli meglio. Però a mano a mano che si accentua la regressione, tale agitazione si calma ed il gruppo diventa sempre più fusionale. Il gruppo diventa una sorta di “essere” caloroso nel qual è bello penetrare e riguardo al quale si crea una certa dipendenza. Il processo regressivo permette di mettere in evidenza il significato profondo, del gruppo come posto sicuro e protetto (per esempio sostituto del corpo materno). Avendo il gruppo lo stesso significato simbolico per tutti, diventa perciò anche mediatore di comunicazione tra i suoi partecipanti.

Poiché l’Educazione Neuropsicomotoria, è inserita generalmente nelle scuole, come strumento per aiutare il bambino ad armonizzare la sua globalità, si cerca di condividere queste esperienze con gli insegnanti.

Lo scopo è di riflettere e comunicare sulle esperienze di gruppo sia nel suo insieme, sia come spazio dove ogni singolo bambino segnala quando stia avvenendo nel suo sistema relazionale, quali siano le sue difese, le disfunzioni e le disfunzioni comunicative. L’obiettivo è di pensare con i docenti come aiutare certi bambini in difficoltà, a trovare nell’esperienza di gruppo una qualche speranza di risolvere i loro problemi.

Tutto ciò avviene perché l’Educazione Neuropsicomotoria favorisce la manifestazione dell’espressività neuro e psicomotoria infantile, nonché il suo sviluppo verso tre obiettivi che si completano e si arricchiscono: la comunicazione, la creazione, l’operazione.

I tre termini vanno intesi come una diade indissociabile, infatti :

  • Per Comunicazione, s’intende la capacità di accogliere, e di rispondere, nel modo più adeguato alla richiesta del bambino. La comunicazione ha bisogno di “ascolto”, dunque presuppone una certa autonomia dalle proprie emozioni e da quelle dell’altro. Comunicare significa vivere in uno stato di benessere nel quale scompaiono tutte le tensioni. Comunicare è uno scambiarsi felice dove ciascun partner è impegnato in una dinamica di cambiamento.
  • Per Creazione s’intende una “produzione” molto più ampia, gestuale, vocale, grafica, sonora, verbale e anche cognitiva diretta ad altri. Creare significa dirsi all’altro in modo personale e mediato: significa affermare la propria capacità di investimento nello spazio, degli oggetti, delle persone, dando loro una varietà di significati simbolici. La creazione, nella sua fase di sviluppo, è una liberazione delle tensioni che evolve verso un benessere dove vi è speranza di comunicare e di riconoscimento. Vediamo che tutti i bambini con facilità di comunicazione sono, in generale, bambini creativi.
  • Per Operazione, intendiamo la formazione al pensiero operatorio che suppone la capacità di analisi e di sintesi. Ma tale capacità può esser acquisita soltanto mediante un “Distanziarsi” sensomotorio ed emozionale dallo spazio e dagli oggetti che permette la scoperta delle loro componenti fisiche. Solamente grazie a quest’analisi il bambino può diventare operativo. Si tratta qui di un percorso senza rigidità allo scopo di favorire l’accesso alla decontrazione e alla rappresentazione simbolica.

 

Le deviazioni possibili degli interventi di gruppo

Le azioni di socializzazione spontanea ci mostrano esempi di deviazione cui i gruppi possono approdare.

Due deviazioni paradigmatiche e polari sono quelle in cui possono sortire il gruppo di lavoro e il gruppo di relazione: rispettivamente la deviazione economicistica e la deviazione funzionale.

Gruppo di lavoro o Gruppo di produzione Gruppo di relazione o gruppo di base
deviazione economicistica deviazione fusionale
Il gruppo è centrato sull'efficacia produttiva sulla divisione del compito e sulla specializzazione: ciò va a scapito del pieno sviluppo di tutte le potenzialità di ciascuno. Il gruppo privilegia le relazioni affettive, il ritorno su stessi: ciò va a scapito della produttività e dei processi sociocognitivi dei singoli (e del gruppo)

I soggetti lavorano in un primo tempo ciascuno su parti differenti e procedono in un secondo momento a un montaggio o assemblaggio degli apporti individuali, con il rischio di esercitarsi, più tosto che in una sintesi, in una sorta di attività combinatoria o bricolage. Il gruppo di produzione spesso incoraggia l’emarginazione di alcuni componenti, i quali sentendo che la loro astensione è considerata positivamente da più competenti finiscono non solo per accettare una tale situazione, ma addirittura per negare la frustrazione che vivono identificandosi nel prodotto e nel successo collettivo.

Il gruppo centrato sulla relazione o gruppo di base propone ai soggetti di operare un ritorno su se stessi, di esprimersi senza maschere o difese, di riconoscersi o conoscersi attraverso gli altri. Il gruppo di base o di relazione può attivare “Movimenti”, importanti elaborazioni nei singoli e può costituire una parete di specchi in cui riconoscersi, ritrovarsi, conoscere per conoscersi.

La neuropsicomotricità inserisce il suo intervento nel gruppo di base o di relazione. Nell’integrazione, infatti, i soggetti del gruppo di base vedono emergere le uguaglianze, condividono le regole, provano il piacere di essere insieme con gli altri, di avere il supporto degli altri o, viceversa, sperimentano un legame segnato da ostilità e forte conflittualità e rivalità. Nell’uno e nell’altro caso si determina senso di appartenenza e coesione di gruppo, ossia un sentirsi dentro. Nella costruzione di un gruppo di base, il passaggio successivo è l ‘interdipendenza ossia il riconoscimento delle differenze e la consapevolezza della necessità reciproca.

L’accettazione della dipendenza reciproca e della dipendenza dall’esterno, infatti, comporta l’elaborazione dei confini del gruppo e dei limiti che s’impongono agli individui. In tal modo il gruppo di base potrà operare su basi collaborative, fondate sulla fiducia tra i membri sulla negoziazione continua di obiettivi, metodi, ruoli, leadership e sulla condivisione dei successi e delle difficoltà derivanti dal lavoro. Per costruire un gruppo non basta la presenza simultanea di più soggetti nello stesso luogo ma occorre un obiettivo condiviso verso cui tendere con la motivazione a raggiungerlo; che i tempi e il luogo dello stare insieme, nonché la loro organizzazione devono essere codificati secondo una scansione esplicitata e accettata da tutti. I vari soggetti devono attivare scambi comunicativi attraverso cui realizzare una reciprocità di riconoscimento, di coesione, di appartenenza. Nel momento in cui questi elementi emergono con chiarezza, nei termini di un “patto” proposto da chi lo conduce e accolto da chi vi partecipa, può avere inizio la storia di un gruppo. Affinché il gruppo possa esplicitare le sue dinamiche ha bisogno di un setting, inteso come campo comune progettato e condiviso al fine di creare spazio di azione-pensiero e costruzione di identità e di senso per i singoli individui. Setting è un termine inglese che deriva dal verbo Set e significa molte cose: organizzazione, mettere a punto, disporre, stabilire e stabilizzare qualcosa. Potremmo dire che ha a che vedere con l’attività di fissare le condizioni di funzionamento di una azione o di una situazione.

In senso generale, ha a che vedere nonostante tutto che costituisce il contenitore, la cornice, il confine organizzativo e limitante in cui una cosa o un’attività umana è disposta.

Anche la Neuro e Psicomotricità, per dare vita all' intervento neuropsicomotorio in ambito educativo e terapeutico in gruppo ha creato un dispositivo, pensato e organizzato per accogliere e favorire i bambini e la loro evoluzione; considerando alcuni presupposti generali:

  • Il patto: ossia tutto ciò che l'operatore ha comunicato ai bambini prima di iniziare il lavoro
  • L’assetto organizzativo
    • Gli appuntamenti: che dichiarano la necessità dell’incontro in uno spazio e in un tempo definito, perciò è molto importante che l’incontro avvenga sempre nella medesima stanza, nello stesso orario e con la stessa cadenza durante la settimana
    • La neutralità: ossia la prassi dell’osservazione discreta e la rigorosa astensione da ogni giudizio morale
    • La regola fondamentale: “qui è espresso tutto ciò che viene in mente attraverso la dimensione simbolica”, ossia tendere alla progressiva distinzione del mondo interno dal mondo esterno mediante la creazione di uno spazio transizionale

 

La sala di Neuro e Psicomotricità

La sala di Neuro e Psicomotricità è stata ideata come cornice organizzativa, che contiene spazio - tempo - regole per garantire i confini degli incontri e per mettere in scena un intervento finalizzato all’espressività neuropsicomotoria del bambino, dove la strutturazione degli spazi e l’utilizzo del materiale sono pensati affinché il bambino possa manifestarsi nella sua pienezza e possa, secondo i suoi ritmi, attuare un percorso evolutivo, favorito dalla presenza e dall’intervento del TNPEE.

E’ un luogo dove il bambino può esprimersi attraverso le sue modalità, da quelle più inibite a quelle più eccessive e dove la sua pulsionalità è accettata e canalizzata. E’ un luogo molto simbolico, dove il bambino può modificare la realtà, e comunicare significati; è un luogo atteso, carico di emozioni e piacere. Prima di entrare in sala si aiutano i bambini a spogliarsi. Questo rituale sottolinea e rinforza la rottura tra un fuori e un dentro che è regolato da una propria legge dove il piacere del bambino è riconosciuto di diritto e trova la sua massima espressione: piacere d’agire, di sperimentare, creare, comunicare, di investire spazi, altri, oggetti.

La seduta si costruisce per fare una sequenza di attività per contenere i bambini e bisogno dare anche una logica, una strutturazione spaziale altrimenti c’è un caos. Quindi nel lavoro di neuropsicomotricità si organizza:

  • Una struttura spaziale che organizza i luoghi
  • Una struttura temporale che organizza la successione

La sala di neuropsicomotricità ha tre obiettivi indissociabili:

  1. l’apertura alla comunicazione, che parte dalla capacità di accogliere e rispondere adeguatamente alle richieste del bambino, anche se arcaiche;
  2. la creazione, attraverso il riconoscimento e il sostegno a una produzione più ampia, su più registri;
  3. la formazione del pensiero che passa dal distanziamento senso-motorio ed emozionale.

Nel setting si riconoscono tre luoghi fondamentali: quello del piacere senso-motorio e della pulsionalità, quello dell’emozionalità e del gioco simbolico, ed infine il luogo della costruzione, della presa di distanza dal vissuto emozionale.

1) Spazio: luogo del gioco senso-motorio

Luogo della pulsionalità costituita da grandi cubi e parallelepipedi di gomma piuma coperti da tessuti colorati. Inizialmente le attività dei bambini in questo spazio sono di tipo distruttivo: abbattono le costruzioni di cubi per poi ricostruirle, lanciano i cubi, ci sprofondano, ci saltano sopra. La costruzione non è soltanto scaricare le tensione ma misurarsi con qualcosa di grande. Queste scariche emotive e motorie permettono al bambino di esprimere la propria pulsionalità, di investire lo spazio e gli oggetti con il corpo nella sua globalità. Luogo del senso-motorio dà la possibilità di vincere le paure, affermarsi, in modo tale che nei bambini si struttura la convinzione che siano capaci a fare qualcosa come gli adulti e questo è molto importante. Il gioco senso-motorio permette al bambino di vivere il piacere del movimento e le stimolazioni sensoriali con l’equilibrio e il disequilibrio, il piacere di aggrapparsi, di spingersi, e di cadere. Qui il bambino può affrontare il salto che è un’attività molto importante: provoca infatti una situazione di equilibrio che coinvolge il corpo e aiuta a percepirlo nella sua globalità. Inoltre il salto consente al bambino di rendersi conto delle proprie capacità e dei propri limiti, di confrontarsi con il rischio e quindi di mettersi alla prova. Il materiale usato in questo spazio (materassi, cuscini, strutture regolabili per saltare, scivolare e spalliere) permettono al bambino di sperimentarsi e di vincere possibili inibizioni e aggressività che sono spesso sintomi di blocchi nello sviluppo affettivo del bambino.

2) Spazio: Luogo del gioco simbolico

Quando la situazione motoria si è esaurita si può passare al simbolico dove il bambino riesce a raccontarsi mettendo in evidenza il suo vissuto: i cubi, inizialmente usati per le azioni distruttive, sono ora usati per costruire le “case” che circoscrivono e spazializzano le situazioni che i bambini stanno vivendo. I materiali e gli oggetti proposti nello spazio simbolico possono essere: teli, foulards, (che possono essere usati per avvolgersi, nascondersi,travestirsi), bambole, peluche, palla, corde, cerchi… Molte volte questo spazio non è vissuto in maniera serena per la difficoltà di fare emergere paure e angosce che il bambino inconsciamente non è in grado di affrontare.

3) Spazio: luogo della rappresentazione

Nello spazio di stanziamento il bambino può disegnare con pennarelli o alla lavagna. Il segno consente al bambino di rendere visibile per sé e per gli altri il proprio vissuto: traccia una produzione. Nello spazio della costruzione i bambini sono invitati a costruire con legnetti / oggetti di varie forme e dimensioni. Costruire significa rappresentare ciò che è vissuto, render concreta la propria esperienza. Le costruzioni perciò rappresentano la tappa simbolico-rappresentativa, dell’apertura al pensiero. Alla rappresentazione c’è una implicazione emotiva molto più bassa per cui il linguaggio viene fuori e serve per aiutare il bambino ad esprimere quello che ha dentro quindi vengono fuori le paure, le tensioni, il piacere, come ha vissuto la seduta.

Il percorso della seduta riflette l’evoluzione del bambino, le tappe del suo sviluppo; esso è finalizzato :

  • Al potenziamento dell’identità
  • All’espansione dell’autonomia
  • Al miglioramento delle competenze del bambino

 


Educazione Neuropsicomotoria dal Core Competence del TNPEE - pag. 26 - Individuare gli ambiti con reali possibilità di intervento di promozione della salute di competenza del TNPEE tenendo conto dei problemi prioritari di salute. Pianificare e realizzare un progetto di educazione alla salute per gli ambiti di competenza del TNPEE (neuromotorio, psicomotorio, comunicativo-linguistico, neuropsicologico) per l’educazione di soggetti in età evolutiva a scuola, nei Centri Diurni, nei Centri Socio-Educativi supportando gli operatori scolastici. Pianficare e realizzare interventi informativi ed educativi alla salute rivolti al singolo, a gruppi e alla comunità per la promozione di stili di vita corretti negli ambiti di interesse del TNPEE (postura, movimento, comunicazione, linguaggio, apprendimento)