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“Preparare l' azione ”

Le pratiche della socializzazione spontanea ci mostrano esempi di deviazione cui i gruppi possono approdare.
Due deviazioni paradigmatiche e polari sono quelle in cui possono sortire il gruppo di lavoro e il gruppo di relazione: rispettivamente la deviazione economicistica e la deviazione funzionale.

Gruppo di lavoro o Gruppo di produzione Gruppo di relazione o gruppo di base
deviazione economicistica deviazione fusionale
Il gruppo è centrato sull'efficacia produttiva sulla divisione del compito e sulla specializzazione: ciò va a scapito del pieno sviluppo di tutte le potenzialità di ciascuno. Il gruppo privilegia le relazioni affettive, il ritorno su stessi: ciò va a scapito della produttività e dei processi sociocognitivi dei singoli (e del gruppo)

I soggetti lavorano in un primo tempo ciascuno su parti differenti e procedono in un secondo momento a un montaggio o assemblaggio degli apporti individuali, con il rischio di esercitarsi, più tosto che in una sintesi, in una sorta di attività combinatoria o bricolage. Il gruppo di produzione spesso incoraggia l’emarginazione di alcuni componenti, i quali sentendo che la loro astensione è considerata positivamente da più competenti finiscono non solo per accettare una tale situazione, ma addirittura per negare la frustrazione che vivono identificandosi nel prodotto e nel successo collettivo.
Il gruppo centrato sulla relazione o gruppo di base propone ai soggetti di operare un ritorno su se stessi, di esprimersi senza maschere o difese, di riconoscersi o conoscersi attraverso gli altri. Il gruppo di base o di relazione può attivare “Movimenti” importanti a livello fantasmatico nei singoli e può costituire una parete di specchi in cui riconoscersi, ritrovarsi, conoscere per conoscersi.

La psicomotricità inserisce la sua pratica nel gruppo di base o di relazione. Nell’integrazione, infatti, i soggetti del gruppo di base vedono emergere le uguaglianze, condividono le regole, provano il piacere di essere insieme con gli altri, di avere il supporto degli altri o, viceversa, sperimentano un legame segnato da ostilità e forte conflittualità e rivalità. Nell’uno e nell’altro caso si determina senso di appartenenza e coesione di gruppo, ossia un sentirsi dentro. Nella costruzione di un gruppo di base, il passaggio successivo è l ‘interdipendenza ossia il riconoscimento delle differenze e la consapevolezza della necessità reciproca.

L’accettazione della dipendenza reciproca e della dipendenza dall’esterno, infatti, comporta l’elaborazione dei confini del gruppo e dei limiti che s’impongono agli individui. In tal modo il gruppo di base potrà operare su basi collaborative, fondate sulla fiducia tra i membri sulla negoziazione continua di obiettivi, metodi, ruoli, leadership e sulla condivisione dei successi e delle difficoltà derivanti dal lavoro. Per costruire un gruppo non basta la presenza simultanea di più soggetti nello stesso luogo ma occorre un obiettivo condiviso verso cui tendere con la motivazione a raggiungerlo; che i tempi e il luogo dello stare insieme, nonché la loro organizzazione devono essere codificati secondo una scansione esplicitata e accettata da tutti. I vari soggetti devono attivare scambi comunicativi attraverso cui realizzare una reciprocità di riconoscimento, di coesione, di appartenenza. Nel momento in cui questi elementi emergono con chiarezza, nei termini di un “patto” proposto da chi lo conduce e accolto da chi vi partecipa, può avere inizio la storia di un gruppo. Affinché il gruppo possa esplicitare le sue dinamiche ha bisogno di un setting, inteso come campo comune progettato e condiviso al fine de creare spazio di azione-pensiero e costruzione di identità e di senso per i singoli individui. Setting è un termine inglese che deriva dal verbo Set e significa molte cose: organizzazione, mettere a punto, disporre,stabilire e stabilizzare qualcosa. Potremmo dire che ha a che vedere con l’attività di fissare le condizioni di funzionamento di una cosa o di una situazione.

In senso generale, ha a che vedere nonostante tutto che costituisce il contenitore, la cornice, il confine organizzativo e limitante in cui una cosa o un’attività umana è disposta. Il concetto di setting costituisce un importante contributo di metodo della teoria psicanalitica, finalizzata alla presa di coscienza mediante comunicazione.

Anche la Psicomotricità, per dare vita alla sua pratica in ambito educativo e terapeutico in gruppo ha creato un dispositivo, pensato e organizzato per accogliere e favorire i bambini loro evoluzione; prendendo in prestito alcuni presupposti generali del setting psicoanalitico:

  • Il patto: ossia tutto ciò che l’educatore ha comunicato ai bambini prima di iniziare il lavoro
  • L’assetto organizzativo.
    • Gli appuntamenti: che dichiarano la necessità dell’incontro in uno spazio e in un tempo definito, perciò è molto importante che l’incontro avvenga sempre nella medesima stanza, nello stesso orario e con la stessa cadenza durante la settimana.
    • La neutralità: ossia la prassi dell’osservazione discreta e la rigorosa astensione da ogni giudizio morale.
    • La regola fondamentale: “qui è espresso tutto ciò che viene in mente attraverso la dimensione simbolica”, ossia tendere alla progressiva distinzione del mondo interno dal mondo esterno mediante la creazione di uno spazio transizionale.