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“Preparare l' azione ”

Quando i bambini vivono un’esperienza di libertà la cosa più naturale per loro è giocare.
L’educazione Psicomotoria offre uno spazio-tempo definito di gioco, che permette al bambino di entrare in contatto con i propri sentimenti ed avere l’opportunità di elaborare eventi interni ed esterni a se stesso attraverso la collaborazione di un conduttore e gli insegnanti. Il materiale usato è quello classico della pratica Psicomotoria: materassi, spalliere, cuscini, cubi, legnetti, corde, fogli, colori.

Partendo dal presupposto che il bambino utilizza il gioco per entrare in relazione, l’educazione psicomotoria tenta di offrire un’opportunità nuova, all’interno delle relazioni di gruppo per favorire la comprensione ed il cambiamento dei singoli bambini. S’instaura sull’’importanza di cogliere all’interno dell’attività libera storie che bambini stanno raccontando nel gioco, e di provare a riportarle al gruppo, per farle diventare la più possibile storia condivise. Fin dalle prime sedute di educazione psicomotoria compaiono attività collettive, più o meno stereotipate, ed un desiderio, conscio od inconscio, di costituire un gruppo, di “essere un gruppo”. Gli oggetti sono utilizzati per riunire il gruppo, per unirlo. Il gruppo diviene rifugio, luogo di sicurezza. Ma non appena inizia la regressione individuale, non appena diminuisce la paura, i corpi si riavvicinano e compaiono i “mucchi”. Sono dapprima mucchi di corpi proiettati e mischiati in una gaia agitazione, più o meno aggressiva. Questa copertura del gioco aggressivo permette di decolpevolizzare i contatti e di accettarli meglio. Però a mano a mano che si accentua la regressione, tale agitazione si calma ed il gruppo diventa sempre più fusionale. Il gruppo diventa una sorta di “essere” caloroso nel qual è bello penetrare e riguardo al quale si crea una certa dipendenza. Il processo regressivo permette di mettere in evidenza il significato profondo, fantasmatico, del gruppo come sostituto del corpo materno. Avendo il gruppo lo stesso significato simbolico per tutti, diventa perciò anche mediatore di comunicazione tra i suoi partecipanti.

Poiché l’educazione psicomotoria, è inserita generalmente nelle scuole, come strumento per aiutare il bambino ad armonizzare la sua globalità, si cerca di condividere queste esperienze con gli insegnanti. Lo scopo è di riflettere e comunicare sulle esperienze di gruppo sia nel suo insieme, sia come spazio dove ogni singolo bambino segnala quando stia avvenendo nel suo sistema relazionale, quali siano le sue difese, le disfunzioni e le fratture comunicative. L’obiettivo è di pensare con i docenti come aiutare certi bambini in difficoltà, a trovare nell’esperienza di gruppo una qualche speranza di risolvere i loro problemi. Tutto ciò avviene perché l’educazione psicomotoria favorisce la manifestazione dell’espressività psicomotoria infantile, nonché il suo sviluppo verso tre obiettivi che si completano e si arricchiscono: la comunicazione, la creazione, l’operazione.

  • I tre termini vanno intesi come una diade indissociabile, infatti :
    Per Comunicazione, s ’intende la capacità di accogliere, e di rispondere, nel modo più adeguato alla richiesta del bambino. La comunicazione ha bisogno di “ascolto”, dunque presuppone una certa autonomia dalle proprie emozioni e da quelle dell’altro. Comunicare significa vivere in uno stato di benessere nel quale scompaiono tutte le tensioni. Comunicare è uno scambiarsi felice dove ciascun partner è impegnato in una dimanica di cambiamento.
  • Per Creazione s’intende una “produzione” molto più ampia, gestuale, vocale, grafica, sonora, verbale e anche cognitiva diretta ad altri. Creare significa dirsi all’altro in modo personale e mediato: significa affermare la propria capacità di investimento nello spazio, degli oggetti, delle persone, dando loro una varietà di significati simbolici. La creazione, nella sua fase di sviluppo, è una liberazione delle nostre tensioni che evolve verso un benessere dove vi è speranza di comunicare e di riconoscimento. Vediamo che tutti i bambini con facilità di comunicazione sono, in generale, bambini creativi.
  • Per Operazione, evidentemente intendiamo la formazione al pensiero operatorio che suppone la capacità di analisi e di sintesi. Ma tale capacità può esser acquisita soltanto mediante un “Distanziarsi” sensomotorio ed emozionale dallo spazio e dagli oggetti che permette la scoperta delle loro componenti fisiche.
    Solamente grazie a quest’analisi il bambino può diventare operativo.
    Si tratta qui di un percorso senza rigidità allo scopo di favorire l’accesso alla decontrazione e alla rappresentazione simbolica.