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“Preparare l' azione ”

Anche la Pratica Psicomotricità, che è una pratica educativa e d’aiuto attraverso la relazione, si modella sul gioco spontaneo e sull’espressività dei bambini che vivono e sperimentano in prima persona azioni e relazioni. Partendo da un’affermazione prodotta da Bateson, secondo, cui, “il gioco non è il nome di un atto o di un’azione, è il nome di una cornice per l’azione”, la Psicomotricità acquisisce questo concetto per diventare una pratica dell’azione attraverso l’azione.

La cornice costruisce un contesto che dice: “Le azioni che in questo momento stiamo compiendo non denotano ciò che normalmente esse vogliono significare, ma stanno per qualcosa d’altro.”

Secondo la Pratica Psicomotricità, il bambino attraverso il gioco crea un territorio franco, all’interno del quale le azioni hanno un valore diverso rispetto al valore che avrebbero se fossero compiute nella vita quotidiana. In altre parole il bambino, giocando una simulazione, sa che i suoi comportamenti hanno valore esclusivamente all’interno della simulazione, senza invadere la vita reale.Il gioco mette a disposizione uno spazio protetto, un luogo per fare tutto senza alcun rischio e permette al bambino di riflettere sugli avvenimenti che gli è capitato di osservare o subire.
La Psicomotricità, non utilizza il gioco per ottenere qualcosa, né ha come scopo il gioco: è una pratica che permette la costruzione del gioco aiutando a realizzare una realtà condivisa con l’atro. I bambini, proponendo loro stesse situazioni di gioco, realizzano assieme allo psicomotricista uno spazio di sicurezza e di benessere.

La sala di psicomotricità è un ambiente caldo, piacevole, accogliente, dotato di materiale morbido e colorato con il quale i bambini giocano a piedi nudi. Lo psicomotricista ha il compito di rassicurarli e aiutarli a prendere fiducia nei loro personali capacità d’azione e affermazione; li accompagna a trovare o ritrovare le esperienze piacevoli proprie del movimento e a condividerle con gli altri; in questo modo i bambini potranno strutturare un’immagine dì Sé, un’identità positiva. Durante l’attività possono esprimere e rielaborare, un clima di contenimento affettivo, la loro storia personale inscritta nel corpo. Il principio cruciale affermato dalla pratica Psicomotoria è il rispetto, attraverso cui educare o rieducare la personalità globale del bambino, intesa come stretta unione della sfera mentale, di quella corporea e di quell’affettiva o psichica.

Quando parliamo di psicomotricità prendiamo inevitabilmente in considerazione la globalità dell’essere umano riferendoci prima di tutta, alla sua unità psicosomatica. L’espressività psicomotoria è quindi il modo d’essere unico e originale del bambino di essere al mondo e include: la sensorialità – la tonicità della motricità – l’affettività-la vita immaginaria-lo sviluppo intellettivo del bambino, quindi tutto il bambino. Si può affermare che l’espressività psicomotoria attualizza un vissuto antico, il cui senso può essere colto grazie alle molteplici, differenti variazioni della relazione tonica emozionale con le persone, lo spazio e gli oggetti. La maniera tonico-emozionale di essere al mondo la vediamo esprimersi nella sala quando mettiamo in condizione il bambino di potersi dire tramite il gesto, senza privilegiare particolarmente l’uso del linguaggio. Tale tipo d’espressione che in ogni persona ha una tonalità particolare perché determinata dalla sua storia è, per l’appunto, l’espressività psicomotoria. Partendo da quest’espressività, lo psicomotricista ha il compito di favorire lo sviluppo della personalità, uno sviluppo più armonico della persona, favorire l’evoluzione del bambino il quale, in conclusione, al termine del suo sviluppo, dovrà accedere a una padronanza logico-concettuale, vale a dire operatoria. Passare al piano operatorio significa ricostruire progressivamente a livello di rappresentazione ciò che è acquisito a livello dell’azione.