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"Il gioco è la cultura dei bambini, reale e sociale "

Il bambino che ha vissuto positivamente le prime esperienze familiari e sociali, considera piacevoli e desiderabili i contatti con gli altri e tenderà sempre più attivamente a far parte di un gruppo utilizzando come mezzo di comunicazione: il gioco.

E’ difficile comprendere il comportamento e il gioco del bambino negli anni pre-scolari se non comprendiamo anche la sua grande fantasia.

Egli afferma di essere un’astronauta, un dottore; racconta di avere incontrato gli extraterrestri o di aver salvato tanti piccoli bambini da un enorme leone; ciò non significa che sia bugiardo ma che attraverso la sua fantasia mette in atto dei fantasmi interni. In questo periodo il gioco è affrontato tanto seriamente da poter sembrare il “lavoro del bambino”. In effetti, esso, mediante la ripetizione e la pratica, fa acquisire nuove capacità, nuovi apprendimenti, maggiore creatività ed efficienza nel risolvere i problemi; con esso il piccolo si muove dal noto verso l’intentato e l’ignoto. Egli può usare il gioco anche come mezzo per affermare se stesso, per scaricare impulsi altrimenti proibiti e per manifestare la propria natura.

Così, lunghi dall’essere un inutile passatempo, il gioco allena il piccolo alla vita sociale. Attraverso il gioco, infatti, il bambino incomincia a comprendere come funzionano le cose: che cosa si può o non si può fare con determinati oggetti,si rende conto dell’esistenza di leggi del caso e della probabilità e di regole di comportamento che vanno rispettate. L’esperienza del gioco insegna al bambino ad essere perseverante e ad avere fiducia nelle proprie capacità; è un processo attraverso il quale diventa consapevole del proprio mondo interiore e di quello esteriore, incominciando ad accettare le legittime esigenze di queste sue due realtà. Le attività ludiche a cui i bambini si dedicano si modificano via via, di pari passo con il loro sviluppo intellettivo e psicologico, ma rimangono un aspetto fondamentale della vita di ogni individuo, in tutte le fasce d’età. “L’uomo è pienamente tale solo quando gioca”, dice Schiller, perché si ritrova e si conosce. Il gioco è significativo per lo sviluppo intellettivo del bambino, perché il bimbo, quando gioca, sorprende se stesso e nella sorpresa acquisisce nuove modalità per entrare in relazione con i suoi coetanei e sviluppa quindi l’intera personalità. Il gioco, come strumento che unisce i bambini fra loro, favorisce: lo sviluppo sociale, affettivo, cognitivo:

  1. Il gioco: apre la porta alla vita sociale
  2. Il Gioco:unisce i cuori di ogni membro del gruppo
  3. Il Gioco nel gruppo:come struttura finalizzata all’apprendimento cognitivo.