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“L’esperienza vissuta dilata la vita portandola a una nuova dimensione”

Jean Piaget

Nella concezione dello studioso ginevrino, l’intelligenza è una capacità che permette al soggetto di adattare il suo comportamento alle modificazioni dell’ambiente. Per Piaget lo sviluppo psichico del bambino avviene attraverso un’interazione con l’ambiente fisico e sociale per cui il piccolo possiede alla nascita una serie di riflessi basilari e una “preprogrammazione” della forma e della successione delle fasi di sviluppo.

L’ambiente fornisce gli stimoli per la costruzione delle strutture mentali e per il loro contenuto. Dunque l’apprendimento è costruzione, dipende dall’attività del fanciullo e dalle modificazioni psichiche conseguenti,che si articolano in due processi: l’assimilazione e l’accomodamento. Piaget ritiene che i tempi e la successione delle fasi dello sviluppo psicologico siano sostanzialmente universali e immodificabili.
L’intervento adulto non può né accelerare né cambiare questi aspetti.

L’interazione con gli altri o con i coetanei di gioco non ha dunque, in questo ambito, particolare efficacia.
Il “piccolo Scienziato” socializza le sue ricerche all’incirca versi i sette anni,prima secondo Piaget, il suo sviluppo sociale e linguistico non gli permette di assumere completamente “il punto di vista degli altri” che è indispensabile alla socializzazione.
Infatti,entrando in una stanza dove si trovino riuniti alcuni bambini di 2/3 anni, si vedrà come ogni piccolo parli per proprio conto,convinto che tutti gli altri lo ascoltino e lo comprendono.
Questo atteggiamento psicologico andrà attenuandosi a mano a mano che il bambino amplierà il suo mondo ed entrerà nell’età scolastica.

Lev S. Vygotskij

L’idea che l’individuo sia un soggetto uomo-ambiente è teorizzata da Vygotskiy , consapevole che la condotta umana e la conoscenza dell’uomo sono in gran parte condizioni storico-sociali ma è altresì convinto che grazie alla sua facoltà simbolica abbia una possibilità di azione e di intervento attivo sugli stimoli.

In “Pensiero e linguaggio”, egli prende decisamente le distanze da Piaget,evidenziando alcuni cardini del suo pensiero. Per Vygotskij l’aspetto caratteristico dello sviluppo è la sciabilità. Il bambino cresce all’interazione con gli altri.
Per Piaget la nascita del linguaggio è subordinata allo sviluppo cognitivo, e il linguaggio deve evolvere da una iniziale chiusura alla comunicazione a un uso efficace dal punto di vista sociale.

Vygotskij sostiene, invece, che il linguaggio ha un’origine indipendente dal pensiero, ed è subito strumento di comunicazione con l’adulto. Egli teorizza il concetto “zona di funzionamento psicologico o sviluppo prossimale” entro la quale il soggetto può svolgere insieme agli altri, pari attività cognitive che non assolverebbe altrimenti da solo. Questo concetto spiegherebbe l’intervallo di conoscenza tra ciò che siamo in gradi di fare, indipendentemente dagli altri, in grado di fare con l’aiuto di qualcuno. E’ entro questa zona che, avviene la maggior parte dell’apprendimento.