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“L’esperienza vissuta dilata la vita portandola a una nuova dimensione”

Il mutamento sociale della Rivoluzione Industriale richiese una radicale trasformazione della metodologia educativa. Nella società preindustriale il fanciullo vive attivamente le relazioni sociali nel vicinato, è in grado di assistere e partecipare direttamente al lavoro di produzione e trasformazione dei beni: coltiva il campo, apprende come si fa il pane; vede il fabbro creare dalla materia un attrezzo.

La rivoluzione industriale, allontana il bambino da questi processi, gli opifici e la meccanizzazione, lo separano dal lavoro e lo privano di numerose occasioni di esperienza.

Tocca quindi alla scuola primaria intervenire per assicurare le esperienze formative così da ricostruire attraverso l’istruzione i legami tra scuola e società.
Il rinnovamento dell’educazione è esigenza profondamente avvertita: numerosi sono i contatti e la circolazione di idee, che contribuiscono alla formazione della “Pedagogia di gruppo”.Essa attraverso il riconoscimento di ciascun bambino come soggetto, e della classe e dei gruppi come associazione di bambini, approda all’individuazione dell’insegnamento tra scuola e ambiente.

Si sviluppano, così, le scuole nuove e attive.

L’esordio del movimento delle “scuole nuove” avviene in Inghilterra alla fine dell’Ottocento ad opera di Cecil Reddie.
Sulla base di un’analisi di difetti della scuola tradizionale a fronte delle esigenze della nuova società, Reddie istituisce una scuola convitto per l’educazione delle classi elevate, in grado di formare un uomo completo, capace di assolvere tutti i compiti della vita.
La didattica è antinozionistica e basata sugli interessi e l’esperienza, comprende vita all’aria aperta, lavori manuali, osservazioni, viaggi e visite di istruzione.

La caratteristica innovativa è che tutto avviene in gruppo in quanto secondo Reddie: “La scuola nuova fa appello al lavoro collettivo, consistente in un elaborazione logica e in comune di documenti particolari”.

Le scuole attive, basate su una concezione comunitaria e democratica dell’educazione, sono considerate storicamente fondate da John Dewey.
Dewey propone l’introduzione nella scuola del lavoro.

Il lavoro scolastico rende la scuola “Attiva”, consente all’alunno di “vivere e non solo prepararsi a vivere”. Inoltre è Attiva, perché tesa a mettere in grado gli allievi di leggere, scrivere e far di conto, ma anche perché tesa a far sperimentare quelle attività concrete in cui si manifesta la vita della comunità. Questo nuovo modo di vedere l’educazione produce una vera è proprio Rivoluzione “Copernicana”, che sposta il baricentro dall’adulto al bambino, come soggetto che cresce; enfatizzando, inoltre, l’offerta di esperienze di socializzazione.

Ricordiamo anche il contributo di Georg Kerschensteiner (pedagogista tedesco,1854-1932), che concepì e attuò, nel periodo 1895-1919, un piano di d’insegnamento basato sulla considerazione degli interessi pratici prevalenti nei ragazzi dai sei ai tredici anni, che prese il nome di Scuola di Lavoro. Egli attraverso l’osservazione minuziosa dei modi di apprendere dei singoli giunge alla costituzione dei gruppi, alla divisione dei gruppi e alla coordinazione del lavoro di gruppo.

In Francia, invece, Roger Cousinet condensa in un metodo di lavoro libero per gruppi l’idea e la sperimentazione di un metodo incentrato sull’autonomie del discente nel processo di apprendimento e sulla promozione della sua sociabilità.

Secondo Cosinet, l’insegnamento tradizionale ha il doppio limite di impedire l’individualizzazione e di non favorire l’integrazione con il gruppo.

Invece il lavoro scolastico deve essere compiuto in un ambiente stimolante per la mente ma anche adeguato allo sviluppo delle relazioni con gli altri. Il gruppo diviene così il metodo per raggiungere entrambi gli obiettivi. Egli mira alla formazione di gruppi liberi in cui svolgerà tutte l’attività di apprendimento. Lo studio psicologico dei gruppi dimostra che la loro formazione è spontanea, anche se le finalità e le modalità dell’interazione sociale si evolvono nel tempo. Non bisogna per questo idealizzare la vita di gruppo: essa è una straordinaria fonte di esperienza, confronto e crescita comune sia sotto il profilo emotivo che intellettuale, ma presenta anche caratteri di conflittualità.

Tuttavia, a parere di Cousinet, il gruppo è in grado di gestire la conflittualità e di evolvere verso direzioni positive. La vita morale dei bambini si svilupperà attraverso l’autodisciplinamento dei comportamenti nel gruppo, a meno che la pressione sociale degli adulti, poco favorevoli alla libertà di formazione e interazione dei gruppi giovanili, non ne ostacoli il cammino, come accade indiziandolo a fini negativi.
La classe di Cousinet è organizzata con una notevole quantità di materiale e strumenti didattici.L’insegnante deve mutare completamente prospettiva per essere in grado di affrontare il nuovo metodo. Egli deve riconoscersi nel ruolo del lavoratore, del ricercatore, del collaboratore dei gruppi. Non deve “guidare” ma solo aiutare. Spetterà tuttavia a lui preparare il più gran numero di attività, in modo ciascun gruppo, all’inizio del lavoro, ne trovi una a sé confacente. Inoltre si preoccuperà di illustrare in cosa consista ciascun lavoro, perché “ ogni gioco ha le sue regole”. Dopo di che l’insegnante si pone a disposizione dei gruppi, ponendosi anche come modello di condotta ed ordine. Dovrà collaborare lealmente con ciascun gruppo,mantenendosi nei limiti dell’aiuto richiesto: dovrà essere “Chi lavora con gli altri, non chi fa lavorare gli altri”.