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La proposta

Per la prima seduta di terapia con N. e la madre ho pensato di proporre un’attività che integrasse un lavoro sul riconoscimento delle parti del corpo con un gioco di manipolazione di materiale plastico.

All’inizio della seduta ho utilizzato un librino per bambini con le illustrazioni delle varie parti del corpo  che ho mostrato a N. chiedendogli di indicare ogni volta sul proprio corpo e sul corpo della mamma le diverse parti. Poi, dopo aver guardato il libro, ho dato il Didò a N. e gli ho chiesto di utilizzarlo per ricoprire la sagoma di un omino che io avevo disegnato su un foglio di cartoncino.

 

Il setting

La prima seduta si è svolta interamente al tavolino: per la prima attività ho cercato di distanziare abbastanza le sedie dal piano d’appoggio per evitare che uno spazio troppo ristretto limitasse eccessivamente l’iniziativa motoria di N. e per lasciare al bambino la libertà di alzarsi, muoversi e spostarsi per andare a toccare le diverse parti del suo corpo e del corpo della mamma senza sentirsi ostacolato o costretto a mantenere una posizione fissa.

Ho fatto sedere il bambino in mezzo fra me e la madre, così che egli potesse percepire in misura equivalente la presenza di entrambe: infatti, se io fossi stata al centro avrei provocato una separazione netta tra madre e figlio rendendo molto difficoltosa (se non impossibile) l’interazione fra loro ed io avrei avuto un ruolo troppo direttivo nei confronti del bambino ed  emarginante nei confronti della madre  (che si sarebbe sentita messa in secondo piano e avrebbe potuto percepire la mia presenza come intrusiva anziché facilitante); allo stesso modo, se al centro avessi fatto sedere la signora, il mio ruolo sarebbe stato marginale e la mia possibilità di intervenire e modulare il gioco sarebbe stata fortemente limitata. Con molta probabilità questo avrebbe dato alla madre di N. una sensazione di disorientamento e di disagio, come se dovesse essere lei a guidare la seduta e io fossi lì solo per giudicare il suo comportamento.

Mettendo N. al centro, invece, sarei riuscita meglio a far passare il messaggio che noi eravamo lì per lui, che il nostro interesse comune era il bambino e che, affiancandolo alla stessa distanza, eravamo entrambe indispensabili, seppur mantenendo ruoli separati.

Appena N. e la mamma sono entrati ho fatto trovare la stanza ordinata con il tavolo al centro e sopra soltanto il librino che volevo usare, in modo che sia il bambino sia la signora avessero già ad un primo impatto l’immediata anticipazione di ciò che avremmo fatto insieme. Questo, secondo me, era un elemento importante di rassicurazione per la madre che, se entrando avesse trovato la stanza in disordine e nessun oggetto “in evidenza”, avrebbe prolungato la sua sensazione di incertezza e di disagio. Invece, strutturando il setting in modo chiaro e preciso ho potuto dare alla signora (ma anche a N.) l’implicito invito a sedersi al tavolo a sfogliare il libro.

Terminata la prima attività, ho messo via il librino ed ho tirato fuori il Didò colorato.

Ho lasciato un po’ di tempo per la manipolazione libera del materiale e per osservare la risposta di mamma e bambino alla nuova proposta di gioco; esaurita la reazione di “sorpresa” e la fase di “esplorazione”, ho messo sul tavolo la sagoma dell’omino di cartone che avevo preparato e ho dato a N. la consegna di ricoprire tutto il corpo dell’omino con il Didò, mostrandogli prima come fare.

Il bambino è riuscito, con il mio intervento e la partecipazione della madre, a portare a termine il compito e a mantenere alto il livello di attenzione per tutta la durata della seduta. Posso ritenere, quindi, che il setting sia stato abbastanza adeguato e funzionale agli obiettivi terapeutici che mi ero prefissata.

I ruoli

Nella prima parte  della seduta io ho avuto un ruolo abbastanza preponderante: ho iniziato a leggere il librino e a mostrare le figure a N., senza pretendere da subito che lo facesse la mamma; ho preferito darle il tempo di ambientarsi, di guardarsi intorno, di vedere cosa facevo io e come affrontavo il gioco con N., di farla rilassare e darle modo di entrare gradualmente nel setting di terapia.  

 

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Durante la visione del libro, prevale l’interazione fra me e N., mentre la madre tende a rimanere esterna e distaccata.

Per cercare comunque di coinvolgerla e di farle sentire che la sua presenza era significativa (e non era una semplice spettatrice) ho cercato di fare in modo che fosse il bambino a interagire con lei e a stimolarla a partecipare al gioco.

La ricerca su di sé e poi sulla mamma delle parti del corpo viste sul librino era una prima semplice attività che avrebbe dovuto, in un  certo senso, rompere il ghiaccio e facilitare l’inizio di una relazione ludica fra N. e la madre.

Durante questo gioco i ruoli sono comunque rimasti invariati dall’inizio alla fine: io conducevo e davo il compito a N. , il bambino rispondeva alle mie richieste e agiva sulla madre, mentre la signora rappresentava l’ “oggetto” su cui ricadeva l’azione di N.

 

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La richiesta di toccare le diverse parti del corpo della mamma è una strategia usata per cercare di coinvolgere la signora nell’attività e di facilitare l’inizio di un’interazione ludica fra lei e il bambino.

Non è stato possibile, in questa prima parte della seduta, modificare i ruoli per far acquisire alla madre un ruolo più attivo e propositivo nel corso del gioco.

Nella seconda parte della seduta, invece, questa evoluzione, seppure un po’ forzata, è stata possibile.

Il Didò, in quanto materiale non strutturato che ben si presta al gioco sensomotorio, è molto gradito da N., anche se, per il problema dell’ipersensibilità tattile che egli aveva fino a qualche tempo fa (secondo i racconti della madre), inizialmente veniva rifiutato.

La signora è riuscita ad avere un ruolo più attivo, manipolando il Didò insieme al bambino con evidente soddisfazione e proponendo lei stessa alcune attività (ad esempio, fare una pallina, oppure fare un serpente).

 

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Nel gioco di manipolazione del Didò la madre appare molto più coinvolta: in questa attività prevale l’interazione fra lei e N., mentre io ho un ruolo molto più marginale.

Quando ho presentato a N.  la sagoma dell’omino da ricoprire, la signora ha assunto un ruolo di osservatrice attiva (ben diverso da quella di “presenza passiva” che aveva assunto durante la prima parte della seduta): non interveniva ma era presente e mostrava interesse per ciò che facevo io e ciò che faceva il bambino. Per questo ho pensato di trasferire a lei il ruolo più direttivo che fino a quel momento avevo avuto io: quando mi è sembrato che la consegna fosse chiara e che il gioco fosse stato accolto a livello sia cognitivo che emotivo da entrambi, mi sono “ritirata” dicendo a N.: “Ora fatti aiutare dalla mamma!“ e la madre è subentrata  assumendo un ruolo primario insieme al figlio, mentre io ho continuato ad interagire, ma rimanendo il  più possibile sullo sfondo.

Il mio scopo, infatti, era quello di far sentire che c’ero, che potevo intervenire in qualsiasi momento per rafforzare l’interazione fra la signora e N., ma che era lei a condurre il gioco e ad essere figura di riferimento, valida e competente, per il suo bambino.

 

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In un primo momento, sono io a guidare il gioco e ad avere un ruolo più direttivo, mentre la madre osserva senza agire; successivamente i ruoli si invertono: la madre e il bambino giocano, mentre io osservo dall’esterno.

 

La risposta di N.

Il bambino ha accettato senza nessuna difficoltà tutte le mie proposte, mantenendo per tutto il tempo della seduta un livello di attenzione sufficiente.

Ho notato un maggior coinvolgimento (come era prevedibile) nell’attività di manipolazione rispetto alla prima parte della seduta; nonostante la richiesta fosse più complessa (riempimento di uno spazio bidimensionale, associazione di colore, controllo della motricità fine delle mani per stendere il Didò), N. ha mostrato di gradire molto l’attività e questo mi ha portato a pensare che l’atteggiamento della madre abbia inciso notevolmente sulla risposta del bambino: quando guardavamo il librino, la signora era più passiva e distaccata e N. sembrava meno divertito, con tendenza ad annoiarsi; quando invece giocavamo col Didò la madre era molto più partecipe e il bambino appariva più soddisfatto e motivato.

 

Considerazioni conclusive sulla seduta

Il bilancio finale di questa prima seduta credo che si possa considerare complessivamente positivo.

Le attività proposte sono risultate adeguate e con una buona “quota ludica”; la prima parte della seduta, evidentemente meno stimolante per N., è stata comunque utile per consentire un accesso più sfumato e meno “traumatico” per la madre al setting terapeutico e per offrirle uno spazio “di transizione” che lei potesse gestire liberamente, secondo il suo modo di sentire: se avessi proposto da subito un gioco più coinvolgente avrei corso il rischio di innescare nella signora una reazione di chiusura e di difesa, causata dallo stress di sentirsi giudicata e obbligata ad offrire una prestazione.

Guardare il librino, invece, in quanto attività piuttosto statica e prevedibile, che ero sicura sarebbe stata accettata dalla madre di N. (in quanto era stata lei a proporre questa attività la prima volta, durante la seduta di osservazione) è stato un modo per aiutarla a superare lo stress e a sentirsi più a suo agio.

Mi aspettavo una partecipazione un po’ più sentita da parte sua, che di fatto non è stata possibile, nonostante i miei sforzi di creare condizioni che facilitassero il suo intervento durante l’attività.

Sono rimasta, invece, molto più soddisfatta della seconda attività: ho visto la signora molto più presente e coinvolta e anche volenterosa di insegnare a N. delle strategie per svolgere meglio il suo compito.

Durante il gioco con il Didò, ho cercato di stimolare un rapporto di collaborazione fra la mamma e il bambino, sfruttando anche il fatto che quell’attività era realmente superiore alle capacità di N. e che, quindi, per svolgerla, era necessario l’intervento diretto dell’adulto.

Anche quando, verso la fine della seduta, N. cominciava a mostrare segni di stanchezza, la madre gli ha chiesto, di propria iniziativa, di portare a termine il lavoro, offrendosi di aiutarlo ad attacare sulla sagoma gli ultimi pezzettini di Didò.

Credo che questo si possa considerare un risultato molto positivo del nostro primo incontro: nel tempo in cui siamo stati insieme, la signora si è lasciata piano piano coinvolgere nei giochi e il suo ruolo, nel corso della seduta, si è modificato progressivamente (da quello di osservatrice, a quello di partecipante attiva e, infine, a quello di “conduttrice”), riuscendo a prendere fiducia sia in sé stessa che nel bambino; la sua richiesta finale, di portare a termine il compito, mi ha dimostrato che la madre era uscita dal suo costante senso di rassegnazione nei confronti del figlio (che poi, comunque, riemergerà più volte nelle sedute successive) e dal senso di fallimento nei propri confronti, tanto che è riuscita a chiedere a N. di prolungare ulteriormente l’attenzione (e a raggiungere lo scopo) mostrando di credere nella propria autorevolezza di genitore e di non temere la frustrazione di un possibile rifiuto da parte del bambino.

 

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Indice

INTRODUZIONE
Presentazione del Centro
 
  1. Genitorialità, famiglia e disabilità
    1. La famiglia nei confronti della disabilità 
    2. L'intervento centrato sulla famiglia
      1. Oltre la patologia: un nuovo approccio alle famiglie con figli disabili
      2. Le famiglie, protagoniste dell’intervento
  2. Il caso di N. 
    1. Anamnesi e informazioni cliniche
      1. Il ricovero alla Fondazione "Stella Maris" 
    2. Osservazione e valutazione
      1. Applicazione della scheda Berti-Comunello
        1. Competenze del bambino 
        2. Caratteristiche del bambino
    3. Relazione madre-bambino
      1. Osservazione non strutturata durante il soggiorno estivo a Marina di Massa 
      2. Prima seduta di osservazione in stanza di terapia
    4. Valutazione testistica
      1. Lo strumento  
      2. Struttura del test
      3. Risultati ottenuti alla valutazione della madre di N. e interpretazione dei punteggi
      4. Allegati:
        1. Modulo per le risposte
        2. Foglio di scoring
        3. Foglio di profilo
  3. Il progetto riabilitativo
    1. Intervento neuropsicomotorio individuale
      1. Strategie di intervento e descrizione del percorso riabilitativo
    2. Intervento parallelo sulla coppia madre-bambino
      1. Ipotesi di intervento: il gioco come strumento terapeutico
    3. Descrizione dell’intervento
      1. Prima seduta “ Il corpo”
      2. Seconda seduta “Il percorso”
      3. Terza seduta “Il mare”
      4. Quarta seduta “La cucina”
 
CONCLUSIONI
COMMENTO AL VIDEO
BIBLIOGRAFIA
Ringraziamenti
 
 Tesi di Laurea di: Rachele SFORZI