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Qui di seguito si riportano le informazioni ricavate dalla madre del bambino del primo caso trattato, relativamente all’età di tre anni, all’inizio della presa in carico riabilitativa. Sono emersi i seguenti elementi degni di nota:

  • Nei primi due anni di vita il bambino non prestava attenzione al suono della voce della madre e non prevedeva quando ella lo avrebbe preso in braccio. Un anno più tardi questo bambino ascoltava ancora poco chi si prendeva cura di lui ed è stata questa apparente “indifferenza” (secondo le parole della madre) che ha portato la famiglia alla prima visita con la neuropsichiatra.
  • La madre ha riportato che il bambino ha sempre sorriso spontaneamente, anche se spesso questa manifestazione non era riferita a nessuna persona in particolare o ad un’azione piacevole.
  • Inoltre, ha sempre balbettato e vocalizzato in presenza delle persone che si occupavano di lui.
  • Non ha mai manifestato espressioni pre-linguistiche non verbali, come ad esempio salutare con la mano, e, successivamente, non ha sviluppato il linguaggio verbale.

Secondo la Scala Vineland, queste informazioni rivelano che questo bambino aveva, all’epoca, un livello di funzionamento in ambito comunicativo inferiore ad un anno e sei mesi d’età, a fronte di un’età cronologica di 3 anni.

In generale questo bambino aveva un punteggio QI di deviazione pari a 71 (al di sotto di due deviazioni standard) con una corrispondenza sia dell’area della Ricezione (punteggio pari a 69) che dell’Espressione (punteggio pari a 72).

Anche a livello delle Relazioni Interpersonali il bambino presentava un funzionamento al di sotto dell’anno d’età con un punteggio QI di deviazione pari a 67; la infatti madre raccontava che raramente il figlio guardava il viso di chi si prendeva cura di lui, prediligendo comunque il viso della madre; amava il contatto fisico, che spesso aveva una funzione rilassante, soprattutto nei suoi momenti di crisi; manifestava una certa distinzione tra le diverse persone che si relazionavano con lui e rispondeva in modo selettivo, senza cercare di instaurare con loro un contatto sociale.

Dopo tre anni a mezzo di terapia psicomotoria, il punteggio globale del QI di deviazione è aumentato a 84, con un lieve miglioramento nella Ricezione del linguaggio (Punteggio QI di deviazione pari a 70): il bambino gira il capo e ascolta per qualche tempo ciò che dice una persona, in particolare se è la madre; mostra di comprendere il significato delle parole “si”, “no” e il significato di altre dici parole a lui familiari.

Il bambino è migliorato anche nell’area dell’ Espressione con un punteggio QI di deviazione pari a 75:ha iniziato a salutare con la mano, ad esprimere in modo pre-verbale il “si” , il “no” e il “voglio” e ha iniziato a produrre le prime parole, come ad esempio “mamma”.

Anche dal punto di vista relazionale il bambino ha manifestato una maggior intenzionalità comunicativa attraverso vocalizzi e gesti, per instaurare un minimo d’interazione con le altre persone, soprattutto familiari. Inoltre ha iniziato a imitare semplici movimenti fatti dall’adulto. Infatti il punteggio QI di deviazione nell’area delle Relazioni Interpersonali è passato da 67 a 84, manifestando un miglioramento nelle relazioni.

Considerando la gravità del Disturbo Autistico di questo bambino, si sono notati miglioramenti nell’area dell’Espressione e delle Relazioni Interpersonali; questo potrebbe spiegarsi grazie ad un trattamento riabilitativo che ha saputo valorizzare i punti di forza di questo bambino, permettendone un conseguente sviluppo.

Nonostante abbia acquisito in modo parziale il linguaggio verbale, durante le terapie ha sviluppato una comunicazione pre-verbale, gestuale e corporea, che è in grado di usare ai fini comunicativi per esprimere i proprio bisogni. Rispetto alla situazione iniziale, questo bambino ha quindi ampliato gli strumenti per interagire con l’ambiente e tale dato sembra porsi in relazione alla presenza di un contesto familiare stimolante il suo sviluppo. Sia la madre che il bambino sono sostenuti dagli operatori dal Centro Autismo, che offrono risposte alle richieste della famiglia e propongono strategie mirate a potenziare le competenze interattive ed un sostegno  rispetto alla cura del bambino. . Entrambi i genitori, ma soprattutto la madre, sono apparsi consapevoli rispetto alla situazione del proprio bambino e cercano di andargli incontro, informandosi e chiedendo consulenza alla terapista di riferimento. Questo ha permesso alla madre di trovare le modalità di comunicazione ideali per entrare in relazione con il proprio bambino, favorendo così una miglior comprensione dei vari contesti ed una maggior condivisione, riducendo notevolmente i “comportamenti problema”.

 

 

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La madre del bambino del secondo caso raccontava che suo figlio fin dai primi anni di vita manifestava difficoltà nelle prime forme di comprensione: non ascoltava, quando chi si occupava di lui, gli parlava e non girava il volto verso il suono della voce; sembrava capire il significato della parola “no”. Queste difficoltà sono state anche riscontrate nella Scala Vineland, in lui il punteggio QI di deviazione risulta 59 e questo significa che il bambino aveva un livello di comprensione del linguaggio inferiore al quello che avrebbe un bambino dell’età di un anno.

Un’altra area notevolmente deficitaria era quella dell’Espressione pre-verbale e verbale: il bambino sorrideva spontaneamente ma non in riferimento a qualche situazione o alla relazione con una persona; balbettava e vocalizzava  spontaneamente e sembrava che queste espressione aumentassero, quando chi si occupava di lui gli parlava o lo accarezzava. Per il resto non era in grado di esprimere i propri bisogni e non ha sviluppato le prime forme di linguaggio.

Tutto ciò è confermato del punteggio QI di deviazione dell’area dell’Espressione che è pari a 73; questo risultato indica che il bambino aveva capacità inferiori rispetto alle 2 DS.

Secondo la madre il bambino aveva delle difficoltà anche nelle relazioni con le persone: non guardava quasi mai in viso le persone, anche se rispondeva in modo differenziato a chi si occupava di lui o ad altri; esprimeva le sue emozioni in modo chiaro, specialmente la sofferenza e cercava persone familiari quando aveva bisogno d’attenzione. Raramente sorrideva e vocalizzava per instaurare un contatto sociale e quasi mani imitava semplici movimenti fatti dall’adulto.

Anche in questo caso la Scala Vineland ha riscontrato come deficitaria l’area delle Relazioni Interpersonali, con un punteggio QI di deviazione pari a 63.

Dopo tre anni di terapia il funzionamento globale del bambino è notevolmente migliorato: da un punteggio globale del QI di deviazione pari a 71 si è passati ad un punteggio pari a 93.

Attualmente questo bambino mostra di comprendere il significato di molte parole, principalmente quelle a lui più conosciute; ascolta chi si prende cura di lui e presta attenzione ad una storia per almeno cinque minuti; indica con precisione le principali parti del corpo, se richiesto, e segue semplici istruzioni che richiedono un’azione.

La Scala Vineland rileva che il punteggio QI di deviazione nell’area della Ricezione risulta pari a 95.

Questo bambino ha manifestato un notevole miglioramento anche nell’area dell’Espressione, infatti ora riesce a indicare le sue preferenze quando gli viene proposta una scelta e ha sviluppato l’uso del linguaggio: imita parole dette da un adulto, risponde in modo appropriato in risposta a semplici domande e esprime semplici messaggi. Inoltre ha un vocabolario minimo di 50 parole e dice frasi costituite da quattro o più parole. Inizia ad usare le preposizioni, a raccontare sue esperienze, se richiesto dall’adulto, e ha tutti i prerequisiti per comprendere semplici concetti astratti, ad esempio è in grado di indicare quale fra due oggetti è più grande.

Nell’area dell’Espressione il punteggio QI di deviazione attuale è pari a 99, un risultato che indica capacità comunicative inferiori rispetto all’età cronologica del bambino (7 anni), ma notevolmente superiore al punteggio ricavato dai suoi primi tre anni di vita.

Il bambino ha anche iniziato ad imitare movimenti e gesti dell’adulto, a mostrare il desiderio di far piacere a chi si occupa di lui, inizia a riconoscere gli stati emotivi propri e altrui e ad interessarsi alle conversazioni delle persone.

Tutto questo indica che il bambino ha fatto dei progressi anche nella relazioni interpersonali, che si sono riscontrati nell’intervista della Vineland con un punteggio pari a 89, anche in questo caso un risultato maggiore rispetto al primo punteggio ricavato.

La gravità del disturbo di questo bambino non doveva essere profonda, perché un giusto trattamento riabilitativo ha portato ad un comunicazione verbale, che con il tempo ha acquisito anche funzionalità, a un contatto corporeo ed emotivo più autentico e ad un miglioramento dei tempi d’attenzione.

Anche in questo caso ha giocato un ruolo fondamentale la comprensione della situazione del bambino da parte della madre, che ha cercato di migliorare la qualità di vita del proprio bambino, informandosi sul disturbo e inserendo il bambino in molti ambiti riabilitativi: psicomotricità, logopedia e sostegno psicologico. Questo tipo di comportamento potrebbe risultare troppo medicalizzante, portando il bambino ad un sovraccarico di stimoli. Nonostante questo è stata una madre in grado di cogliere le esigenze del figlio e di trovare le strategie idonee per entrare in relazione con lui, favorendo in questo modo l’acquisizione di nuove abilità e, quindi, un migliore qualità di vita del bambino

 

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Per quanto riguarda il bambino del terzo caso, la madre ha riferito che il piccolo, fin dai primi anni di vita, ha mostrato una chiusura relazionale con gli altri e anche con lei stessa. Era un bambino che vocalizzava spontaneamente e solo parzialmente emetteva questi suoni quando qualcuno gli parlava o lo coccolava. Non ha mai sviluppato forme di comunicazione pre-linguistiche e, successivamente, quelle preverbali; era un bambino che prediligeva la solitudine e sembrava non gradire il contatto con gli altri.

La Scala Vineland ha evidenziato questo grande disagio del bambino con un punteggio globale del QI di deviazione pari a 60; risultando notevolmente inferiore alle due deviazioni standard. I punteggi sia nell’area della Ricezione e sia nell’area dell’Espressione sono al limite inferiore, cioè pari a 52.

Nel periodo della mia osservazione di questo bambino, purtroppo non ho evidenziato un cambiamento nelle sue capacità comunicative e relazionali, come mi è stato, in seguito, confermato dal colloquio con la madre. Ella però ha notato che nel corso degli anni, anche grazie alla terapia psicomotoria, il bambino ha imparato una maggior modulazione dei vocalizzi, soprattutto in base alle circostanze e alle persone che si relazionavano con lui. Questo ridotto miglioramento potrebbe essere spiegato dalla gravità del disturbo autistico, da cui è affetto il bambino, oppure dalla situazione del contesto familiare.

All’età di sei anni questo bambino presenta ancora un punteggio globale del QI di deviazione pari a 62, con punteggi nella Comunicazione e nelle Interazioni Interpersonali ancora radenti i limiti inferiori.

Nonostante quasi quattro anni di terapia, questo bambino ha mantenuto molti dei suoi comportamenti problema, che si rispecchiano nelle sue grandi difficoltà di comunicazione e di relazione; ciò farebbe pensare ad una profonda gravità del disturbo da cui è affetto questo bambino. In terapia si è sempre cercato di lavorare sugli oggetti che attiravano la sua attenzione, ma non appena la terapista tentava di finalizzare il suo gioco, il bambino si allontanava fisicamente, evitando completamente la relazione con la terapista. Inoltre ha dei tempi d’attenzione molto brevi, che non facilitano la strutturazione di un gioco più adeguato alle sue competenze.

Oltre alla gravità del disturbo è da considerare la situazione familiare in cui vive quotidianamente questo bambino: entrambi i genitori sono senza lavoro; ha altri quattro fratelli, uno dei quali è stato segnalato al servizio di NPI per sospetto Disturbo Autistico; in casa vive con loro un fratello che deriva dal primo matrimonio del padre. Questa famiglia vive una grande situazione di disagio e ritengo che difficilmente siano in grado di sostenere il loro bambino, nonostante abbiano capito la gravità del suo disturbo. Con il loro bambino tendono ad essere molto direttivi, severi e punitivi: queste modalità d’interazione non risultano adeguate per lo sviluppo di competenze relazionali e comunicative, piuttosto le ostacolano, favorendo la sedimentazione dei comportamenti problema.

 

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Per quanto riguarda l’ultimo caso trattato, la Scala Vineland ha rilevato un punteggio QI di deviazione nell’area della Comunicazione pari a 89, punteggio ottenuto quando il bambino aveva l’età di tre anni. Nello specifico questo bambino ha ottenuto punteggio 90 nella Ricezione e 93 nell’Espressione.

Era un bambino che già dai primi anni di vita voltava il capo verso le voci conosciute, in particolare quella della madre e ha sempre mostrato una minima comprensione per le parole più semplici e familiari; però aveva difficoltà nei tempi d’ascolto, infatti non riusciva ad ascoltare una storia o le indicazioni di una persona per più di cinque minuti.

Per quanto riguarda l’espressione comunicativa, il bambino ha balbettato e vocalizzato in epoca e sorrideva alla presenza di chi si occupava di lui. Ha anche iniziato a parlare, anche se più tardi della norma; solo che all’età di tre anni aveva un espansione del vocabolario, inferiore alla norma, infatti il bambino era in grado di denominare solo una ventina di oggetti a lui conosciuti. Inoltre utilizzava ancora la parola-frase e raramente utilizzava frasi composte da soggetto e verbo.

Secondo la madre il bambino era in grado di fare generalizzazioni, di utilizzare le preposizioni nella frase e di raccontare in modo semplice le sue esperienze.

Nelle relazioni interpersonali questo bambino è stato in grado, fin dai primi tempi, di socializzare con le altre persone: guardava il viso di chi si occupava di lui, rispondeva alla voce degli altri, vocalizzava e gesticolava per instaurare un contatto sociale, da cui sembrava trarne piacere. Inoltre già da allora mostrava il desiderio di fare piacere a chi si occupava di lui e iniziava a riconoscere le emozioni proprie e altrui. Secondo le indicazioni date dalla madre il punteggio QI di deviazione delle Interazioni Interpersonali risultava pari a 93.

Dai dati ricavati dall’ultima Vineland somministrata al padre, il bambino ha totalizzato un punteggio globale di 112.

Dopo due anni di terapia il bambino ha tempi d’attenzione maggiori, anche se essi dipendono dall’interesse verso l’attività in esecuzione e segue di più le istruzioni date dall’adulto.

Per quanto riguarda il linguaggio il bambino, ora produce frasi più lunghe e ha un vocabolario di parole molto più esteso (intorno alle 100 parole); formula domande e utilizza una forma di comunicazione narrativa per raccontare le sue esperienze; in fine è in grado di esprimere idee senza nessun aiuto.

Anche nelle relazioni ci sono stati dei miglioramenti, secondo le indicazioni del padre: il bambino ride appropriatamente in risposta ad un complimento, interviene in semplici conversazioni iniziate da adulti e inizia a manifestare preferenza per alcuni suoi amici. Il punteggio ottenuto dalla Vineland nelle Relazioni Interpersonali è pari a 113.

Dopo  aver osservato personalmente il bambino e dopo aver condotto l’intervista con i genitori, penso che ci sia da parte loro una sopravalutazione delle capacità di loro figlio, come una sorta di non accettazione del disturbo del loro bambino.

Non ho potuto osservare il bambino all’età di tre anni, ma è singolare il fatto che non avesse ancora la piena acquisizione dell’utilizzo della frase, però fosse in grado di fare semplici generalizzazioni e narrare spontaneamente le proprie esperienze.

Attualmente ho osservato un bambino più presente nella relazione con gli altri, che manifesta un maggior interesse per l’ambiente, ma, all’interno di una situazione non strutturata, tende ancora all’isolamento, mostrando stereotipie motorie e gergolalie. Inoltre necessita ancora di aiuto nella comunicazione verbale per esprimere i suoi bisogni; per questo ritengo sia strano che il bambino sia in grado di entrare in discussioni altrui e abbia un linguaggio più fluido e di tipo narrativo, come riferito dalla famiglia.

Il bambino comunque si trova in una famiglia che ha compreso il suo disturbo e tenta di favorire, nel modo migliore, la sua qualità della vita. I genitori infatti manifestano una sintonia emotiva con il figlio, soprattutto il padre, che, essendo di professione un educatore, ha delle conoscenze adatte per relazionarsi con il bambino. Sono persone che hanno instaurato una buona compliance con il centro riabilitativo e questo ha favorito il confronto relativamente alla conoscenza delle caratteristiche del bambino, portando allo sviluppo di modalità comunicativo-relazionali più adeguate ai bisogni del bambino stesso.

Poiché il bambino ha dimostrato grandi capacità nel gioco di finzione e nell’interpretazione dei personaggi delle sue fiabe preferite, l’anno scorso ha partecipato al Gioco-musica ed è stato iscritto al teatro, come suggerito dalla terapista. Queste due attività hanno permesso un rinforzo della sua autostima e hanno favorito gli aspetti relazionali, poiché in queste situazioni riusciva a rivestire un ruolo di leader (soprattutto a teatro).

 

I grafici di funzionamento di ciascun bambino sono presenti in APPENDICE.

Indice

 

RIASSUNTO

 

PREMESSA

   
Capitolo 1 1 . LE CAPACITA' SOCIO-COMUNICATIVE NELLO NEL BAMBINO CON SVILUPPO TIPICO E CON AUTISMO
 

1.1. Tappe dello sviluppo della comunicazione e della relazione

 

1.2. Caratteristiche del disturbo della Comunicazione e dell'Interazione Sociale nel Disturbo Autistico

  1.3. La Teoria della Mente - Tesi di Laurea
  1.4. Ipotesi Neurobiologiche dei Disturbi Socio-Comunicativi nel Disturbo Autistico
   
Capitolo 2 2. MODALITA' DI TRATTAMENTO PER BAMBINI AUTISTICI
 

2.1. Uno spazio e un tempo per una nuova alleanza con il Bambino Autistico

  2.2. Promuovere la comunicazione in:
 

2.2.1. Promuovere la comunicazione nei Bambini Autistici NON Verbali

 

2.2.2. Promuovere la Comunicazione nei Bambini Autistici Ecolalici

 

2.2.3. Promuovere la Comunicazione nei Bambini Autistici Verbali

 

2.3. Promuovere le Abilità Sociali nei Bambini Autistici

  • 2.3.1. Insegnare ai bambini con autismo a "leggere" le situazioni sociali
  • 2.3.2. Cognitive Picture Rehearsal: un sistema per insegnare l'autocontrollo
  2.4. TEACCH - Le critiche a questa metodologia
Capitolo 3 3. Essere genitori di un bambino autistico: difficoltà di riconoscimento dei segnali di disfunzionamento e difficoltà di risposta ad una diagnosi di autismo
   
Capitolo 4 4. OBIETTIVI DI LAVORO:
  4.1. Presentazione della Vineland: Adaptive Behavior Scales - Forma Completa
 

4.2. Bambini affetti da Disturbi dello Spettro Autistico - Storia clinica dei casi in esame e trattamento riabilitativo

 

4.3. Strumenti e giochi

  4.4. Risultati della Scala Vineland
   
 

5. CONCLUSIONI

 

BIBLIOGRAFIA

 

APPENDICE

   
  Tesi di Laurea di: Antonella PALAZZO