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Per ognuno di questi bambini sono state seguite le strategie proposte dal TEACCH e dall’intersoggettività, ma essere sono state scelte e modificate in base alle esigenze di ciascuno di loro, come prevede il progetto riabilitativo individualizzato.

Tutti i giochi che verranno presentati sono frutto di esperienze dirette e sono stati scelti, alcuni perché sono più adatti a insegnare lo sguardo reciproco, altri l’attenzione congiunta, altri ancora lo scambio di turni.

 

 

Aumentare l’uso dello sguardo: guardare, essere guardati, guardare insieme una cosa.

Gli accorgimenti da tenere in considerazione per ottenere questi cambiamenti sono: svolgere l’attività con oggetti interessanti per il bambini; chiedergli di guardare voi o l’oggetto o l’azione che si svolge; dirgli: “Bravo! Che begli occhi! Come mi hai guardato bene!” anche se lo sguardo è stato breve e fugace; enfatizzare le azioni con la voce e i gesti, inviando messaggi chiari e precisi.

Può anche essere utile che il terapista si sforzi di indicare bene al bambino una posizione che lo faciliti a guardarlo o a guardare l’oggetto, oppure che organizzi delle posizioni che lo aiutino a stare fermo anziché correre in giro per la stanza. Per fare questo, può bastare dire al bambino di stare fermo, oppure può essere necessario che il terapista lo tenga fermo, ad esempio mettendogli in modo deciso ma calmo una mano sulla gamba, o le due mani sul bacino. È importante cercare di capire sei il bambino riceve da tutto ciò un messaggio, anche in un tempo un po’ lungo, o se per lui è una costrizione, tanto che, invece di interpretare correttamente l’esortazione: “Fermo e guarda”, capisce che , se vuole ottenere la libertà, deve riuscire a divincolarsi. È chiaro che in questi casi si dovrebbe escogitare altri modi per interagire.

Scambio di turni

Per insegnare a un bambino a fare un’azione scambiando il turno, è necessario che innanzitutto conosca e apprezzi tale azione. Prima di proporre un turno, la terapista quindi deve fare l’azione per tante volte finché nota che il bambino la conosce e la ricerca; oppure la lascia fare a lungo al bambino da solo e, successivamente, si inserisce con il turno in modo graduale. Anche in questo caso sono necessari rapidità e tempismo, in modo che il bambino non perda interesse al gioco.

 

Indicare e seguire l’indicazione

Per molti bambini con autismo, l’indicazione è un punto di arrivo, mentre normalmente i bambini già piccolissimi sono in grado di indicare o rispondere all’indicazione.

All’inizio, il terapista può indicare toccando l’oggetto con il dito, successivamente lo indica da una distanza maggiore; l’indicazione sarà accompagnata da altri elementi ridondanti, come esclamazioni suoni, guida fisica del comportamento del bambino.

Al contrario, per stimolare in lui questa azione, il terapista può all’inizio accettare che egli distenda la mano verso l’oggetto; senza insistere eccessivamente, può far evolvere questo gesto in un’indicazione con il dito.

Condividere un’emozione

Per ottenere del bambino una condivisione dell’emozione, è necessaria una notevole enfasi, espressa però in modi che non provochino in lui fastidio : il terapista deve quindi sorridere, ridere, esprimere suspense con un comportamento in attenta sintonia con il piccolo.

Il modo migliore per svolgere questo compito è scegliere giochi che davvero possano piacere anche al terapista, e seguire indicazioni di tempo e di luogo che gli possano dare calma e tranquillità. Inoltre, è importante svolgere attività che sicuramente provochino forte emozioni piacevoli nel bambino, come i giochi di movimento e con la musica.

Materiali e giochi per bambini non verbali

 

  • Giochi con le bolle di sapone: la funzione di questo gioco è di guardare, guardare insieme, scambiare sguardi, sorrisi e vocalizzi. E’ un gioco molto semplice, in cui la terapista si mette di fronte al bambino, chiedendogli di stare fermo, di guardare le bolle, quindi di guardarlo in faccia mentre fanno le bolle. Il terapista dovrebbe descrivere le caratteristiche delle bolle: “guarda come sono belle…grandi…piccole…di tanti colori”, per mantenere viva l’attenzione del bambino. Dato che le bolle piacciono molto ai bambini, possono essere utili per promuovere atti comunicativi: per esempio il terapista, quando è sicuro che il bambino guarda con interesse, può fare delle pause in cui il gioco resta sospeso e aspettare da parte del bambino un atto comunicativo, anche minimo, prima di riprenderlo.
  • Giochi con i palloncini: questo gioco ha la funzione di attenzione condivisa e di sintonizzazione emotiva. Entrambe queste capacità possono essere stimolate dal suono del palloncino che si gonfia, dall’aumentare del volume del palloncino e il suo colore stesso. Tutte queste sono situazioni che creano divertimento, il quale può essere condiviso con il terapista. Per stimolare il contatto visivo, il terapista si può avvicinare il palloncino gonfio al viso del bambino e, guardando attraverso la trasparenza del palloncino, si possono osservare il volto; in questo modo si aiuterà un bambino interessato alla sensazione derivata dal contatto con quel materiale ad avvicinarsi allo scambio di sguardo. Anche in questo caso l’interruzione del gioco può stimolare una richiesta da parte del bambino, ricordando, però, che molti bambini hanno bisogno di tempi più lunghi per fare ciò.
  • Giochi con le palle: questo gioco oltre ad avere la funzione di attenzione congiunta, prevede anche l’imitazione e lo scambio di turni. Il terapista seduto a terra con il bambino, a gambe distese e aperte, inizia a far girare la palla in modi diversi, chiedendo al bambino di guardarla insieme e indicarla. Una volta fermata la palla il terapista può chiedere ( verbalmente oppure con modalità non verbale) al bambino di provare. In questo gioco il terapista deve essere molto tempista e disposto a cambiare le modalità di svolgimento in base alle risposte del bambino, senza dimenticare mai l’obiettivo. Lo scambio della palla è uno dei primi giochi sociali, quindi riscontrare che il bambino non la rimanda al terapista può causare disagio e delusione. In questo gioco è utile munirsi di un numero elevato di palle per trovare sempre nuovi modi per poter continuare il gioco, anche se lo scambio non si svolge in modo adeguato.
  • Giochi con la voce: il terapista si siede con il bambino vicino o in braccio e presta attenzione alle sue emissioni di voce. Se il bambino non parla, il terapista riprende in suoni e li ripete a lungo allo stesso modo, con la stessa intonazione, la stessa durata e lo stesso volume. Successivamente, introduce qualche variabile, cambiando la modulazione o il volume per creare una sorta di dialogo. Una variante di questa sequenza d’interazione può essere fatta cantando una canzoncina al bambino, facendolo dondolare o saltellare: si chiede al bambino di ripetere brevi frasi o parole della canzone. Questo gioco è utile per favorire lo scambio vocale, l’attenzione al viso dell’altro e lo scambio di sguardi.
  • Giochi di contatto: questi giochi possono essere fatti con materiali diversi, come materassi, teli, stoffe, palloni gonfiabili e palloncini. Si può passare dal semplice gioco di scoprire la pancia al bambino e fare finta di mangiargliela, al gioco di battere le mani contro le sue, adeguando la pressione in base alla risposta del piccolo. Un altro gioco può essere quello di far sdraiare il bambino su un grosso pallone gonfiabile; il terapista lo fa dondolare con una leggera pressione e dopo un po’ lo fa cadere dolcemente sul pavimento o su di sé, avvisandolo: “Adesso ti faccio cadere”. I giochi di contatto permettono di lavorare sullo scambio di sguardi, sugli scambi di voce e sulla creazione di un’alternanza nei tempi dello scambio.
  • Giochi di movimento: sono giochi eseguibili con materassini, trampolini e cuscini di grosse dimensioni. Sono giochi che possono essere modificati in base agli interessi e le esigenze dei bambini e favoriscono l’attivazione e la sincronizzazione emotiva, l’emozione congiunta, l’intenzione congiunta, fiducia e attaccamento, sincronizzazione di sensazioni cinestesiche con sensazioni tattili, uditive e visive.
  • Giochi con le macchinine e altri oggetti semimoventi: la terapista si munisce di un certo numero di macchinine e si mette di fianco al bambino. Mette in movimento sul pavimento le macchinine una alla volta, guardando dove si fermano. Chiede al bambino di guardare insieme a lei dove vanno le macchinine, dove si fermano, come corrono se sono veloci, lente ecc.. la terapista cura i tempi d’attenzione, in modo che il bambino guardi insieme a lei ogni volta che viene lanciata una macchinina. Poi può chiedere al bambino di fare a turno, enfatizzando il gioco con i gesti e con la voce. Oppure la terapista può posizionare il bambino di fronte a lei, lanciando verso di lui le macchinine e enfatizzando il fatto che l’oggetto è arrivato vicino al piedino o a qualsiasi altra parte del corpo; in seguito, può richiedere al piccolo di rilanciarlo indietro e se non lo fa spontaneamente, può insegnargli il movimento necessario, se occorre guidandogli la mano. Un bambino che ama questi giochi può trarne vantaggio anche per la comunicazione; come per gli altri giochi, la funzione comunicativa della richiesta può essere incoraggiata dall’organizzazione di situazioni in cui il bambino sia stimolato a chiedere la partenza di una macchinina, a dire o indicare quale macchinina vuole muovere. Questi giochi, quindi, stimolano l’imitazione e l’attenzione congiunta.
  • Giochi costruttivi: a tavolino, vicino o di fronte al bambino, con una scatola piena di oggetti, la terapista incomincia a classificare gli oggetti e, successivamente, chiederà al bambino di fare altrettanto; osserverà il suo modo di classificare e lo accetterà, commentando il criterio da lui usato e dando pochi indicazioni verbali o gestuali per far condividere un certo tipo di classificazione. Nei giochi costruttivi c’è un interesse forte da parte del bambino che lo stimola anche a giocare da solo. E’ quindi l’attiva funzione di regolatore e custode dei materiali a dare all’adulto un ruolo importante, sia nell’aspetto sociale, sia per passare in un secondo tempo allo scambio di messaggi. Con questi giochi il terapista può infatti aiutare il bambino prima a capire il suo messaggio di fine del gioco e poi a produrlo spontaneamente. Può inoltre gestire il materiale in modo da rendere necessario che il bambino esprima una qualche forma di richiesta.
  • Filastrocche: si possono utilizzare filastrocche conosciute dal terapista; le parole non sono importanti, contano il suono della voce, lo schema di ripetizione prevedibilità-sorpresa, l’attivazione fisica, il cambio di posizione e di ritmo. Con questi giochi si favorisce la sintonizzazione d’intenzione, l’emozione e l’attenzione grazie alla ripetuta sincronia di sensazioni uditive, tattili, propriocettive e cinestesiche in pattern prevedibili.

Materiali e giochi per bambini verbali

 

  • Giochi con le macchinine: anche nel caso di bambini con autismo ad alto funzionamento, il gioco delle macchinine è utile per favorire le abilità comunicative e per ridurre i comportamenti problema, come ad esempio ecolalie o stereotipie motorie. Si può strutturare un percorso e/o una semplice storia, in modo tale che il bambino possa concentrarsi su un’attività e possa inibire comportamenti afinalistici.Con questo gioco, oltre a favorire lo sviluppo della capacità simbolica o rappresentativa, si interviene anche sugli aspetti comunicativi: al bambino è richiesto un linguaggio funzionale e inerente alla attività svolta, riducendo così la produzione ecolalica. Inoltre viene potenziata l’attenzione selettiva, sostenuta e congiunta.
  • Gioco con la casetta e i personaggi: questo tipo di gioco ha come prerequisito la capacità rappresentativa ed ha come punti di forza la possibilità di far ampliare la creatività del bambino. questo gioco è adatto per i bambini con autismo verbale, che sono abbastanza competenti nella comunicazione. Con questo gioco si interviene sulla prosodia, sul tono, sulla capacità di mantenere a lungo una triangolazione tra l’attività e l’adulto e, soprattutto, permette di sollecitare un linguaggio di tipo creativo e ridurre quello su ripetizione. Inoltre si permette al bambino di conoscere, attraverso il gioco, situazioni inerenti alla realtà e, quindi, si favorisce lo sviluppo di pattern di comportamento adeguati ai diversi contesti e un migliore esame di realtà.
  • Disegni a tavolino: con questa attività, si può richiedere al bambino di rappresentare graficamente una sua esperienza di vita o un’attività appena svolta in terapia; in modo tale che il bambino possa rielaborare verbalmente l’esperienza vissuta, sotto la guida del terapista, e possa comprendere la scansione temporale degli eventi. Inoltre il disegno può essere uno strumento per favorire una comunicazione più funzionale e adatta al contesto.
  • Lettura di storie: la lettura di brevi storie è utile per favorire l’attenzione sostenuta e quella congiunta. E’ importante enfatizzare e gesticolare durante il racconto, per mantenere viva l’attenzione del piccolo. Una volta finita la storia, si richiede al bambino di raccontarla, aiutando con domande e frasi riflessive. Questo tipo di lavoro aiuta a sviluppare un linguaggio di tipo creativo e meno automatico e ripetitivo.
  • Giochi strutturati ed in scatola: Si tratta ad esempio del gioco della dama, il Memory e il gioco dell’oca. Queste attività sono utili per favorire la relazione con i coetanei e per permettere al bambino di organizzare in modo migliore i suoi momenti liberi.
  • Sviluppare i talenti: si cerca di favorire lo sviluppo di quelle capacità, di cui questi bambini sono portati e in cui manifestano maggior flessibilità di pensiero, controllo ed espressione del proprio sé, dando spazio al lato creativo dell'essere autistici, invece di dare attenzione soltanto ai loro limiti. I talenti offrono una visione positiva del Disturbo Autistico, poiché permettono al bambino di perfezionare i suoi punti di forza e fare di essi una situazione di partenza con cui raggiungere un giusto equilibrio con se stessi e superare le difficoltà comunicative che sono connesse al disturbo.

Indice

 

RIASSUNTO

 

PREMESSA

   
Capitolo 1 1 . LE CAPACITA' SOCIO-COMUNICATIVE NELLO NEL BAMBINO CON SVILUPPO TIPICO E CON AUTISMO
 

1.1. Tappe dello sviluppo della comunicazione e della relazione

 

1.2. Caratteristiche del disturbo della Comunicazione e dell'Interazione Sociale nel Disturbo Autistico

  1.3. La Teoria della Mente - Tesi di Laurea
  1.4. Ipotesi Neurobiologiche dei Disturbi Socio-Comunicativi nel Disturbo Autistico
   
Capitolo 2 2. MODALITA' DI TRATTAMENTO PER BAMBINI AUTISTICI
 

2.1. Uno spazio e un tempo per una nuova alleanza con il Bambino Autistico

  2.2. Promuovere la comunicazione in:
 

2.2.1. Promuovere la comunicazione nei Bambini Autistici NON Verbali

 

2.2.2. Promuovere la Comunicazione nei Bambini Autistici Ecolalici

 

2.2.3. Promuovere la Comunicazione nei Bambini Autistici Verbali

 

2.3. Promuovere le Abilità Sociali nei Bambini Autistici

  • 2.3.1. Insegnare ai bambini con autismo a "leggere" le situazioni sociali
  • 2.3.2. Cognitive Picture Rehearsal: un sistema per insegnare l'autocontrollo
  2.4. TEACCH - Le critiche a questa metodologia
Capitolo 3 3. Essere genitori di un bambino autistico: difficoltà di riconoscimento dei segnali di disfunzionamento e difficoltà di risposta ad una diagnosi di autismo
   
Capitolo 4 4. OBIETTIVI DI LAVORO:
  4.1. Presentazione della Vineland: Adaptive Behavior Scales - Forma Completa
 

4.2. Bambini affetti da Disturbi dello Spettro Autistico - Storia clinica dei casi in esame e trattamento riabilitativo

 

4.3. Strumenti e giochi

  4.4. Risultati della Scala Vineland
   
 

5. CONCLUSIONI

 

BIBLIOGRAFIA

 

APPENDICE

   
  Tesi di Laurea di: Antonella PALAZZO