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Modalità di trattamento per i Bambini Autistici

 

 

 

 

I bambini autistici mostrano una compromissioni nelle abilità di comprendere e interpretare in modo corretto i segnali sociali, infatti per questi bambini i gesti e le espressioni , che sono parte integrante della comunicazione umana, sono poco chiari e di scarso rilievo. Di conseguenza tutto questo comporta una loro difficoltà a prevedere le reazioni delle persone all’interno di diverse situazioni.

Nell’insegnare le abilità sociali a questi bambini la sfida è rappresentata dal fatto che l’adulto e il bambino operano con due prospettive diverse ma ugualmente valide (Kathleen Ann Quill, 1997).

1) insegnare ai bambini con autismo a “leggere” le situazioni sociali

I bambini autistici hanno bisogno d’aiuto per identificare cosa è importante e perché; hanno bisogno di imparare le abilità sociali rilevanti per la loro vita quotidiana, con le informazioni presentate in modo tale da essere comprese nella maniera più efficace; inoltre hanno bisogno di imparare a “leggere” le situazioni sociali e comprendere che cosa ci si aspetta da loro.

La lettura sociale è un termine generico che si riferisce ai materiali e alle tecniche di trattamento che utilizzano situazioni tratte dall’esperienza affettiva del bambino per fornirgli visivamente informazioni sociali e insegnargli le abilità sociali. Al bambino vengono date delle accurate informazioni sociali sulla base delle sue possibilità e modalità di comprensione.

Quindi con questo tipo di trattamento si ottengono migliori abilità sociali grazie ad una migliore comprensione sociale.

La lettura sociale è adatta per quei bambini con autismo ad alto funzionamento, la cui disabilità permette loro un minima interazione con l’adulto, anche se è presente una difficoltà di modulazione delle varie componenti della comunicazione.

La lettura sociale si basa principalmente sulla creazione di storie sociali che sono delle brevi storie scritte dagli operatori per descrivere situazioni sociali e definire i comportamenti sociali che dovrebbero essere messi in atto dal bambino. Queste storie sono fatte per aiutare il bambino a superare le situazioni di maggior disagio e a reagire in modo più appropriato a queste situazioni. Sono situazioni in cui si osservano spesso comportamenti negativi o problematici, situazioni nuove per il bambino o che contengono dei cambiamenti all’interno della sua routine e situazioni che continuano a presentare delle difficoltà anche dopo miglioramenti dovuti ad un periodo di trattamento.

Una volta individuata la situazione obiettivo, l’adulto deve essere in grado di descrivere una situazione in maniera oggettiva e realistica. Ciò richiederà per lo meno un’osservazione attenta della situazione in questione; si deve cercare il maggior numero di dettagli possibile, si deve individuare quando e dove si verifica una situazione, chi è coinvolto, le azioni e i ruoli. Bisogna andare in cerca non solo delle situazioni collegate, ma anche di quelle non in relazione con la situazione obiettivo, in modo tale che il bambino abbia un ampio spettro di ciò che gli potrebbe accadere e sapere come reagire di conseguenza.

La fase successiva è quella più complicata, perché si tratta di assumere la prospettiva del bambino con autismo, in modo tale che in seguito egli possa identificarsi e comprendere meglio la situazione sociale.

La tipologia di frasi da utilizzare in queste storie sono direttive e/o prospettiche; le frasi direttive sono affermazioni e dichiarazioni individualizzate sulle risposte comportamentali che si vorrebbero dal bambino. Spesso seguono le frasi di prospettiva che descrivono le reazioni delle altre persone in una determinata situazione sociale. Se all’interno di una storia la maggior parte delle frasi è descrittiva e di prospettiva, con poche frasi direttive, il bambino ha una maggiore opportunità di auto-determinare le sue nuove reazioni alla situazione. Le frasi direttive forniscono maggior chiarezza al bambino su come deve comportarsi.

In generale, all’inizio di questo tipo di trattamento, la maggioranza delle frasi utilizzate sono quelle direttive, per eliminare il prima possibile e in modo efficace i comportamenti problema del bambino; con il passare del tempo, quando il bambino ha acquisito la padronanza di quel tipo di comportamento, si possono riscrivere le storie eliminando man mano le frasi direttive lasciando spazio a quelle di prospettiva, in modo tale di lasciare maggior libertà al bambino di auto-controllarsi. In sostanza, si passa da una situazione di controllo regolata dall’esterno a una più interna.

Le storie devono essere spesso ritoccate per inserire una certa flessibilità negli eventi della storia, menzionando le possibili varianti che possono verificarsi in una data situazione.

Inoltre  all’interno di queste storie possono essere introdotte le fotografie che sono efficaci  nel contesto di alcune storie, in particolare di quelle dove la situazione generale è un po’ confusa. La fotografie “segmentano” la situazione in varie sequenze, rendendola meno spaventosa e più facile da capire.

Spesso i bambini con autismo hanno difficoltà a fare e a rispondere a domande dirette. Per aiutarli a comprendere la relazione tra domande e risposte, i titoli di alcune storie possono essere formulati come se fossero delle domande.

Come è stato già spiegato i bambini con autismo hanno difficoltà nel prestare attenzione e nel mantenerla, quindi una buona conoscenza delle loro motivazioni può permettere la scelta di materiali e metodi efficaci, per farmi rimanere attenti nella lettura delle storie sociali. Per i bambini che hanno raggiunto buone abilità di comprensione e autonomia nella lettura, può essere sufficiente presentare le storie sociali su un foglio di carta o su un cartellone. Per i bambini affascinati dai computer si può utilizzare una variante, cioè far leggere la storia sociale sullo schermo di un computer e dare la possibilità di stamparla.

Quando si presenta la storia al bambino ci si deve sedere accanto a lui, facendogli tenere in mano la storia e facendogli girare le pagine. Per assicurarsi che la storia è stata compresa, bisogna leggerla alcune volte insieme al bambino, in seguito si potrà diminuire l’aiuto dato al bambino.

Se possibile, si può permettere al bambino di rendere gli altri partecipi della storia, in questo modo il bambino comprende che ciascuna persona ha ricevuto le stesse informazioni, e i diversi operatori diventano consapevoli del loro ruolo e di quello delle altre persone nell’acquisizione di una nuova abilità sociale da parte del bambino.

Per far acquisire al bambino con autismo una nuova abilità sociale è necessario accedere alla rilettura della storia sociale più volte, fino a quando manifesterà i primi segni di auto-correzione del comportamento. Una volta che il bambino dimostra di aver acquisito una nuova abilità sociale si deve incominciare a diminuire l’uso della storia sociale, riscrivendola con frasi meno direttive, incoraggiando il bambino a generalizzare le abilità appena acquisite applicandole ad altri contesti. Interrompere del tutto l’uso di una storia oppure no è una decisione che deve essere presa sul singolo bambino. Le storie possono continuare a essere a disposizione del bambino in un quaderno personale, in modo da recuperarle quando è necessario. (Kathleen Ann Quill, Comunicazione e reciprocità sociale nell’autismo, strategie educative per insegnanti e genitori, 1995, 281-307)

2) cognitive picture rehearsal: un sistema per insegnare l’autocontrollo

Il Cognitive Picture Rehearsal (CPR) è una procedura che permette ai bambini con autismo di trovare delle strategie in grado di venire incontro ai loro problemi di comportamento adattivo, proprio come le storie sociali dibattute nel capitolo precedente. Anche questa strategia favorisce nei bambini l’autocontrollo e una miglior gestione degli stati d’ansia che possono spiegare alcuni loro comportamenti disadattavi in alcune circostanze.

La Cognitive Picture Rehearsal è una strategia d’ insegnamento basata sulla ripetizione sistematica di una sequenza di comportamenti attraverso l’impiego di sequenze visive nella forma di immagini associate a brevi testi, che si basano sul principio del rinforzo positivo, cioè sul fatto che se a un comportamento consegue un evento piacevole, la probabilità che quel comportamento venga ripetuto aumenta. L’impiego di supporti visivi crea un metodo di insegnamento che sfrutta i punti di forza dei bambini con autismo: infatti la vista è il canale sensoriale privilegiato.

L’obiettivo a lungo termine della CPR è quello di far apprendere al bambino una certa abilità o una certa risposta, insegnargli a riconoscere quali sono le situazioni in cui deve utilizzarla, e infine renderlo consapevole e indipendente nell’ utilizzo di quella abilità o risposta nelle situazioni appropriate. Quindi si mira all’autocontrollo e all’acquisizione di nuove abilità sociali, infatti le scenette sono orientate spesso verso entrambe le esigenze.

La realizzazione di queste scenette si basa su tre componenti: l’individuazione del comportamento obiettivo, gli antecedenti del comportamento e i possibili rinforzi.

L’obiettivo può essere l’apprendimento di una nuova abilità o acquisire un’abilità che viene utilizzata troppo poco per essere davvero funzionale per il soggetto. Una condotta oggetto della CPR può anche essere la promozione di un comportamento opposto rispetto ad un comportamento distruttivo o comunque problematico, come nel caso di una situazione di rilassamento al posto di una crisi comportamentale.

In seguito è necessario identificare gli antecedenti che precedono il comportamento obiettivo attraverso l’analisi del comportamento e del contesto.

La terza componente di qualsiasi piano di cambiamento è l’identificazione di conseguenze piacevoli, o rinforzi, che conseguono al comportamento e fanno aumentare la probabilità che il comportamento venga messo in atto dal bambino.

Per l’acquisizione di una nuova risposta comportamentale è necessario ripetere più volte le scenette. Con il passare del tempo la sequenza comportamentale imparata entra a far parte di una routine prevedibile per il bambino; quando si propone la scenetta al bambino, egli sarà già in grado di mettere in atto una forma di auto-istruzione relativa al comportamento che dovrà tenere nella situazione descritta. Quando il bambino inizierà ad avere familiarità con la scenetta, incomincerà a poter prevedere che cosa accadrà in quella situazione. Quando si sente a proprio agio nella situazione sociale, la vivrà in modo meno stressante.

Nel preparare lo schema di queste scenette devono essere tenute in considerazione le abilità linguistiche e lo stile verbale del bambino.

Per quanto riguarda le immagini devono essere semplici tratti, senza abusare con l’utilizzo del colore, in modo tale da evitare che il bambino con autismo si concentri visivamente su questi stimoli, e più lo stimolo è astratto e più si favorisce la generalizzazione del concetto. Poi, per favorire l’attenzione del bambino nel seguire le scenette si deve tenere in considerazione le preferenze del bambino sui colori e la presentazione delle immagini, infatti possono essere usati, oltre ai semplici disegni, ritagli di giornali, fotografie o oggetti concreti.

Per quanto riguarda le procedure di rinforzo è necessario che esso si verifichi immediatamente dopo il comportamento obiettivo, è importante che ci sia un’alternanza dei rinforzi per evitare l’assuefazione ed è importante la qualità del rinforzo, perché più essa è elevata e maggiore sarà la sua efficacia. È importante non aspettarsi risultati immediati, perché l’apprendimento si basa su tentativi ripetuti, e si rafforza con l’aumentare del numero di tentativi.

Dopo un lungo periodo di trattamento attraverso questo procedura, si dovrebbero osservare i primi segni d’apprendimento. Per capire se il bambino ha acquisito familiarità con la scenetta, ci sono molti metodi: può anticipare le parole che sta per dire l’operatore, può iniziare a manifestare risposte fisiche, come sorridere, quando sa che sta per arrivare la sua scena preferita, o può mettere in atto felicità quando immagina il rinforzo che consegue.

Anche se l’obiettivo di questa procedura è di raggiungere il pieno autocontrollo, alcuni bambini possono raggiungere un’indipendenza solo parziale nell’uso delle strategie apprese, però un bambino che può raggiungere un parziale autocontrollo con il supporto si aiuti visivi o di un operatore è sempre meglio di un bambino che manifesta comportamenti inappropriati.

(Kathleen Ann Quill, Comunicazione e reciprocità sociale nell’autismo, strategie educative per insegnanti e genitori, 1995, 365-386).

Indice

 

RIASSUNTO

 

PREMESSA

   
Capitolo 1 1 . LE CAPACITA' SOCIO-COMUNICATIVE NELLO NEL BAMBINO CON SVILUPPO TIPICO E CON AUTISMO
 

1.1. Tappe dello sviluppo della comunicazione e della relazione

 

1.2. Caratteristiche del disturbo della Comunicazione e dell'Interazione Sociale nel Disturbo Autistico

  1.3. La Teoria della Mente - Tesi di Laurea
  1.4. Ipotesi Neurobiologiche dei Disturbi Socio-Comunicativi nel Disturbo Autistico
   
Capitolo 2 2. MODALITA' DI TRATTAMENTO PER BAMBINI AUTISTICI
 

2.1. Uno spazio e un tempo per una nuova alleanza con il Bambino Autistico

  2.2. Promuovere la comunicazione in:
 

2.2.1. Promuovere la comunicazione nei Bambini Autistici NON Verbali

 

2.2.2. Promuovere la Comunicazione nei Bambini Autistici Ecolalici

 

2.2.3. Promuovere la Comunicazione nei Bambini Autistici Verbali

 

2.3. Promuovere le Abilità Sociali nei Bambini Autistici

  • 2.3.1. Insegnare ai bambini con autismo a "leggere" le situazioni sociali
  • 2.3.2. Cognitive Picture Rehearsal: un sistema per insegnare l'autocontrollo
  2.4. TEACCH - Le critiche a questa metodologia
Capitolo 3 3. Essere genitori di un bambino autistico: difficoltà di riconoscimento dei segnali di disfunzionamento e difficoltà di risposta ad una diagnosi di autismo
   
Capitolo 4 4. OBIETTIVI DI LAVORO:
  4.1. Presentazione della Vineland: Adaptive Behavior Scales - Forma Completa
 

4.2. Bambini affetti da Disturbi dello Spettro Autistico - Storia clinica dei casi in esame e trattamento riabilitativo

 

4.3. Strumenti e giochi

  4.4. Risultati della Scala Vineland
   
 

5. CONCLUSIONI

 

BIBLIOGRAFIA

 

APPENDICE

   
  Tesi di Laurea di: Antonella PALAZZO
   
   

i Bambini Autistici