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Modalità di trattamento per i Bambini Autistici

L’ecolalia dovrebbe essere considerata come una componente dinamica e integrante del funzionamento comunicativo del bambino piuttosto che come un comportamento isolato e disfunzionale, o per lo meno non sempre. Per valutare se si tratta di ecolalia interattiva o non interattiva è necessario tenere in considerazione le situazioni e le condizioni antecedenti che potrebbero aver causato l’ecolalia e se ad essa sono state associati comportamenti non verbali. Insomma bisogna valutare se l’ecolalia è contestualizzata o è solo la ripetizione di un’unità di linguaggio. Tali considerazioni suggeriscono che per tanti bambini con autismo l’ecolalia sia una strategia verbale da sostenere e compensativa, che può essere utilizzata per una varietà di scopi sociali e cognitivi e che gioca un ruolo significativo nel passaggio del bambino da forme della produzione linguistica automatiche a quelle maggiormente generative.

Per questi bambini è importante fare un’attenta valutazione di tutte le frasi prodotte e le variabili contestuali e questo permetterà di fare varie ipotesi sulla natura del sistema comunicativo del bambino; in questa fase sono importanti anche i racconti dettagliati dei genitori sulle attività del bambino e sulla sua produzione verbale nei diversi contesti.

La ricerca e le esperienze di studiosi hanno suggerito che l’ecolalia occorra con più probabilità in alcune condizioni ambientali e di interazione specifiche spesso come mezzo di comunicazione compensativo. È stato notato che l’incidenza dell’ecolalia è più alta quando si richiede ai bambini di partecipare ad attività non familiari e impegnative, nei periodi di tempo non strutturato, durante interazioni altamente direttive. Difficoltà nella comprensione del linguaggio e nelle situazioni sociali sono associate a una produzione più alta di ecolalie.

Non è facile da parte dell’operatore valutare l’intenzione comunicativa delle ecolalie, perché la ripetizione potrebbe essere fatta in un contesto specifico e può essere interpretata come una richiesta.  In altri casi i comportamenti comunicativi possono essere visti dall’interlocutore come aventi una funzione comunicativa senza che il bambino abbia l’intenzione né di trasmettere qualche particolare messaggio né d’interagire verbalmente con una persona. Inoltre l’ecolalia di un bambino potrebbe essere un comportamento di etichettamento non interattivo con il quale il bambino stava “facendo pratica”.

L’intento comunicativo sottostante l’ecolalia non sembra essere una formulazione tutto-o-niente, ma sembra piuttosto essere parte di una progressione che va dall’assenza di intenzione (riflessiva, automatica, priva di consapevolezza della scopo) sino all’intenzionalità chiara, nella quale i comportamenti comunicativi sono coordinati e diretti agli altri nel tentativo di raggiungere uno scopo.

Fasi successive dell’evoluzione dell’ecolalia sostenuta da un trattamento terapeutico:

  • Inizialmente il bambino produce frasi senza consapevolezza e di solito sono  accompagnate da attività non finalizzate, in cui non prestano attenzione alla presenza o meno di un interlocutore.
  • Successivamente utilizzerà un’ecolalia appresa in altra sede  in maniera più generalizzata, comprendendo che la sua produzione verbale permetterà un cambiamento comportamentale nel suo interlocutore. In questa fase il bambino inizia quindi ad avere consapevolezza della scopo a cui vuole arrivare e ad usare le modalità di comunicazione da lui conosciute per raggiungerlo.
  • In seguito il bambino autistico sarà in grado di formulare un semplice piano coordinato per raggiungere uno scopo: utilizza degli oggetti di intermediazione o la composizione di comportamenti motori e/o vocali e dirige le azioni verso un’altra persona, come risulta dall’orientamento corporeo, dallo sguardo o dall’attesa di una risposta.
  • Il passo successivo è che il bambino utilizza una strategia alternativa che viene diretta verso un’altra persona in seguito ad almeno un tentativo fallito di raggiungimento di uno scopo.
  • In fine il gradino più elevato è la riflessione sui mezzi, il successo o il fallimento di un piano per raggiungere uno scopo; spesso poco visto nei bambini autistici, perché prevede un livello cognitivo e comunicativo elevato.

Le strategie di intervento possono essere di tipo diretto o indiretto.

Indirettamente si può strutturare lo spazio in modo da diminuire il livello di confusione o di disorganizzazione da parte del bambino, che provocano una produzione ecolalica di tipo non direttiva.

A questi bambini bisognerebbe parlare lentamente, con frasi semplici e corte e possibilmente parlare di eventi concreti, magari che riguardano l’attività in corso di svolgimento, perché le frasi ecolaliche vengono prodotte maggiormente quando il bambino non capisce le frasi dell’adulto; accade a volte che il livello di comprensione del bambino venga sopravvalutato dal partner comunicativo. E inoltre è molto importante non avere uno stile direttivo di comunicazione, cioè non investire troppo il bambino di richieste verbali, ma anzi permettergli di controllare il centro e la direzione dello scambio verbale per la maggior parte del tempo. L’adulto dovrebbe permettere periodi di silenzio e ascolto prima dell’inizio di un’altra frase e la maggioranza delle frasi dovrebbero essere poco vincolanti (ad esempio domande riflessive, richieste di riferire, risposte positive o di conferma e commenti). Questo stile comunicativo, rispetto a quello direttivo, diminuisce la frequenza di produzioni ecolaliche.

Per quanto riguarda le strategie dirette, il terapista dovrebbe promuovere le frasi ecolaliche soprattutto se sono utilizzate per scopi comunicativi, attraverso l’enfatizzazione della frase ecolalica del bambino e i riferimenti ambientali, dimostrando attraverso delle espressione verbali che l’atto comunicativo ecolalico è stato compreso e rispondendo in maniera contingente all’intenzione del bambino.

Inoltre il terapista dovrebbe offrire al bambino delle modificazioni sistematiche che servano a ridurre, sostituire o ampliare le parti che costituiscono la frase ripetuta, al fine di promuovere il progresso nell’elaborazione linguistica e la creatività. Uno sviluppo da questo punto di vista è rilevabile attraverso l’ecolalia mitigata, cioè è un inizio di elaborazione linguistica che prevede la modificazione, attraverso omissioni o aggiunte, dell’ecolalia pura.

Per quei bambini che mostrano una resistenza in questo tipo di trattamento e le loro produzioni linguistiche permangono fortemente non convenzionali, con scarsa evidenza di intento comunicativo, le strategie non verbali di Comunicazione Aumentati Alternativa (CAA) possono essere utili come mezzo alternativo di comunicazione efficiente e convenzionale, riducendo, da un lato, i modelli ecolalici e sostituendo, dall’altro, comportamenti verbali difficili. In fine, le strategie di CAA possono essere utili per l’acquisizione del linguaggio verbale aiutando i bambini piccoli nella transizione dei sistemi non verbali a quelli verbali (anche se ecolalici), o assistendo alcuni bambini nella transizione dallo stadio di linguaggio non interattivo a quello del linguaggio generativo.

Indice

 

RIASSUNTO

 

PREMESSA

   
Capitolo 1 1 . LE CAPACITA' SOCIO-COMUNICATIVE NELLO NEL BAMBINO CON SVILUPPO TIPICO E CON AUTISMO
 

1.1. Tappe dello sviluppo della comunicazione e della relazione

 

1.2. Caratteristiche del disturbo della Comunicazione e dell'Interazione Sociale nel Disturbo Autistico

  1.3. La Teoria della Mente - Tesi di Laurea
  1.4. Ipotesi Neurobiologiche dei Disturbi Socio-Comunicativi nel Disturbo Autistico
   
Capitolo 2 2. MODALITA' DI TRATTAMENTO PER BAMBINI AUTISTICI
 

2.1. Uno spazio e un tempo per una nuova alleanza con il Bambino Autistico

  2.2. Promuovere la comunicazione in:
 

2.2.1. Promuovere la comunicazione nei Bambini Autistici NON Verbali

 

2.2.2. Promuovere la Comunicazione nei Bambini Autistici Ecolalici

 

2.2.3. Promuovere la Comunicazione nei Bambini Autistici Verbali

 

2.3. Promuovere le Abilità Sociali nei Bambini Autistici

  • 2.3.1. Insegnare ai bambini con autismo a "leggere" le situazioni sociali
  • 2.3.2. Cognitive Picture Rehearsal: un sistema per insegnare l'autocontrollo
  2.4. TEACCH - Le critiche a questa metodologia
Capitolo 3 3. Essere genitori di un bambino autistico: difficoltà di riconoscimento dei segnali di disfunzionamento e difficoltà di risposta ad una diagnosi di autismo
   
Capitolo 4 4. OBIETTIVI DI LAVORO:
  4.1. Presentazione della Vineland: Adaptive Behavior Scales - Forma Completa
 

4.2. Bambini affetti da Disturbi dello Spettro Autistico - Storia clinica dei casi in esame e trattamento riabilitativo

 

4.3. Strumenti e giochi

  4.4. Risultati della Scala Vineland
   
 

5. CONCLUSIONI

 

BIBLIOGRAFIA

 

APPENDICE

   
  Tesi di Laurea di: Antonella PALAZZO