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L'attitudine di iniziare l'intervanto riabilitativo in epoche precoci ha certamente migliorato la prognosi dei bambini con PCI, sia per quanto riguarda il raggiungimento di migliori livelli d'autonomia, sia per quanto riguarda la prevenzione delle deformità e quindi degli interventi chirurgici [1].

L'intervento riabilitativo, naturalmente, non si deve limitare ai problemi motori, ma anche a tutti quelli eventualmente associati, e soprattutto non è pensabile effettuare lo stesso intervento a tutti i bambini, in quanto ciascuno di essi ha bisogni individuali e richiede programmi di intervento personalizzati.

Si ritiene necessario la presenza di un approccio multidisciplinare, che consenta un'analisi estensiva ed approfondita di ciascun aspetto della patologia e che al tempo stesso possa fornire, nel corso del lungo iter riabilitativo, gli aggiustamenti terapeutici necessari a garantire il raggiungimento del più elevato grado di autonomia e di adattamento possibile.

La valutazione deve essere effettuata con strumenti appropriati e flessibili (vedi tab. 9, tab. 10) che consentono di poter non solo avere il livello preciso delle varie aree, che permettono una visione globale sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo del bambino, utile per elaborare gli obiettivi che possono rendere l'intervento riabilitativo più idoneo per il bambino che ci troviamo davanti; ma anche di rilevare le modificazioni che si verificano durante il trattamento nel corso dello sviluppo, nonché per un contributo finale dell'efficacia complessiva dell'intervanto stesso.

La valutazione, ancora, non si deve limitare alle caratteristiche motorie del bambino e delle sue risorse ed abilità, ma deve essere integrata da informazioni relative non solo al suo funzionamento globale ma anche alle caratteristiche del suo ambiente familiare (tab5).

Il tecnico della riabilitazione, nel momento stesso in cui lavora con il bambino, e sollecita un comportamento volontario effettua un intervento di riabilitazione motoria e psicomotoria, e quando gli fornisce un invito verbale o più in generale gli parla, fa sul piano della comunicazione anche “terapia del linguaggio” ed, infine, nel momento in cui si propone come partner e come guida stabilisce un rapporto, nell'ambito del quale si attuano continuamente scambi sul piano affettivo, che costituiscono la base della relazione ed il motore dell'apprendimento.

L'intervento riabilitativo deve anche soprattutto tener presente, oltre al danno primario, il problema della prevenzione del danno secondario e terziario [2].

Le anomalie dell'evoluzione motoria [3] possono essere modificate attraverso manovre tendenti ad inibire l'attività riflessa primitiva, a facilitare l'autoinibizione ed a permettere i movimenti, fisiologici ed automatici, che concorrono alle reazioni fondamentali di raddrizzamento e di equilibrio.

L'inizio precoce di un trattamento così concepito permetterebbe di avviare e sviluppare comportamenti motori via via più strutturati.

L'intervanto neuroevolutivo[4] si basa su due aspetti molto importanti, che condizionano la storia naturale delle PCI:

  • Gli effetti esercitati dalla lesione encefalica responsabile della patologia motoria sui normali processi di maturazione del sistema nervoso;
  • L'interferenza dei patterns motori riflessi sull'organizzazione delle varie funzioni motorie.

Tali condizioni, infatti da una parte determinano il fermarsi di schemi motori anormali, che vanno inibiti, dall'altro comportano una riduzione delle esperienze motorie e quindi una povertà notevole di schemi di movimento, che vanno arricchiti attraverso manovre facilitanti:

  1. L'inibizione dell'attività riflessa anormale, che produce a sua volta la “normalizzazione” del tono muscolare;
  2. La facilitazione delle attività posturali e motorie quanto più possibili prossime a quelle normali.

Inibizione e facilitazione possono susseguirsi e combinarsi in modo vario nel corso dell'intervento in rapporto all'evoluzione del bambino.

L'approccio riabilitativo non deve però considerare soltanto il disturbo motorio in sé, ma tutto il funzionamento del bambino nella sua globalità e nel suo continuo divenire nella dinamica interattiva con l'ambiente circostante.
La riabilitazione deve avere anche come scopo il recupero funzionale dell'atto motorio in ordine al suo significato psicologico, ed, in particolare, l'utilizzazione finalistica del corpo come strumento di comunicazione e di apprendimento. Deve proporre, pertanto di sviluppare e di integrare in modo armonico le attitudine motorie, sensoriali, percettive e prassiche, che, nonostante il danno encefalico, non sono del tutto compromesse, e di favorire, attraverso l'esercizio globale della motricità, non solo l'attività muscolare ed articolare, ma anche e soprattutto la strutturazione e l'integrazione della corporeità in termini spaziali e temporali, nonché la costruzione del pensiero attraverso la rappresentazione mentale dell'atto motorio agito e la strutturazione dei processi di comunicazione. Il corpo in tal modo è considerato non solo come un organismo che si sviluppa e matura nelle sue strutture biologiche, ma soprattutto come uno strumento di conoscenza e di comunicazione con l'ambiente ed il luogo ove avvengono fenomeni sempre più complessi, che danno origine alla formazione della mente.
L'originaria funzione dell'agire viene così gradualmente sostituita dalla fondamentale funzione del pensiero, per cui la motricità perde via via le caratteristiche cenestesiche legate al movimento per trasformarsi in progetto di movimento organizzato nel tempo e nello spazio, e dare luogo alle operazioni mentali, che consentono, in assenza di movimento di distinguere la progettazione mentale dell'atto dell'esecuzione dell'atto stesso. Tali processi portano a due fondamentali acquisizioni:

  • L'organizzazione dello spazio esterno orientato, nel quale vengono collocati gli oggetti e del quale il corpo rappresenta il punto di riferimento;
  • La strutturazione dei rapporti con le persone, che dà il fondamento alla distinzione tra il sé e l'altro e contribuisce a fare del corpo un prezioso intermediario relazionale (aspetto affettivo-relazionale).

In questa visione, il funzionamento del corpo, considerato come veicolo di conoscenze e d'emozioni, assume attraverso le vicende più o meno positive dello sviluppo, un'importanza fondamentale nell'organizzazione dei comportamenti d'adattamento all'ambiente e nella globale strutturazione della personalità.

Nell'approccio, vengono proposte sotto forma di gioco le più diverse attività, da quelle più elementare a quelle via via più complesse, che consentono al bambino di interagire con l'ambiente ed, al tempo stesso, all'ambiente di comprendere ed aiutare il bambino a sviluppare pienamente il suo potenziale evolutivo.

[1] La chirurgia ortopedica, anche se non risolve i problemi motori del bambino con paralisi cerebrale, tuttavia può essere utile soprattutto nelle forme di tipo spastico, in quanto in grado di determinare miglioramenti funzionali in particolare agli arti inferiori [2] Primario : legato al primitivo danno o lesione anatomica sia zonale che delle zona vicine o dipendenti. Secondario : legato all'alterazione funzionale di sistemi anche non connessi al danno primario (disturbi metabolici, psichici, etc., danno progredente anatomo funzionale,e compenso anatomo funzionale). Terziario : legato a patologia di vari organi e sistemi o di patterns “funzionali” patologici.
[3] (disturbo del tono muscolare, deficit nell'integrazione reciproca, anormalità dell'attività riflessa, inadeguato sviluppo dei meccanismi deputati al mantenimento della postura e dell'equilibrio)
[4] I metodi di trattamento sono numerosi(Temple Fay, Kabat, Vojta,Peto, Puccini Perfetti) I principi qui riportati si basano sul “Metodo Bobath”;