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Con la denominazione Paralisi Cerebrali Infantili (PCI) vengono indicati quadri morbosi non progressivi, caratterizzati da alterazioni del movimento e della postura, conseguenti a lesioni del Sistema Nervoso Centrale (SNC), che si sono verificati nel periodo precoce dello sviluppo dell'encefalo, convenzionalmente compreso dal momento del concepimento ai primi tre anni di vita.
Tale denominazione è soggetta di numerose critiche ed è considerata impropria sul piano lessicale, imprecisa ed incompleta sul piano descrittivo, inopportuna per le sue implicazioni psicosociali:

  • E' impropria sul piano lessicale perché con il termine paralisi ; che implica il concetto d'assenza di movimento, sono indicate situazioni cliniche in cui il movimento non solo è possibile, ma talora anche sovrabbondante; col termine cerebrale , che si riferisce a quella parte dell'encefalo comprendenti gli emisferi cerebrali, sono indicati anche le patologie motorie che non hanno la loro origine in alterazioni del cervello bensì nel cervelletto, come avviene nelle forme atassiche; con il termine infantile, che spesso è utilizzato con connotazioni etiopatogenetiche circoscritti ai primi anni di vita, sono indicati anche quadri morbosi, che si riferiscono a fattori patogenetici prenatali.
  • E' imprecisa ed incompleta sul piano descrittivo proprio perchè rileva solo l'esistenza del disordine motorio e non fa riferimento ad altri disturbi, dipendenti anch'essi dalle lesioni encefaliche, che sono presenti in varie associazioni nelle diverse forme cliniche:

    • Disturbi sensoriali
    • Disturbi del linguaggio
    • Deficit mentali
    • Crisi convulsive

    Le varie forme cliniche possono, per altro, modificarsi nel tempo e la sintomatologia benché non progressiva può andare soggetta a variazioni talora rilevanti per gli effetti e dello sviluppo della crescita e dello sviluppo del bambino.

  • Inopportuna sul piano psicosociale perché i termini paralisi cerebrali infantili evocano situazioni patologiche di notevole gravità con l'inevitabile conseguenza di determinare nella famiglia e nell'ambiente implicazioni emotive, che interferiscono negativamente sugli atteggiamenti e sulle modalità di interazione con i soggetti affetti da tali patologie.

La denominazione paralisi cerebrale infantile, tuttavia, è talmente entrata nel linguaggio comune, che ancora oggi viene correntemente utilizzata nonostante siano stati fatti tentativi di introdurre altre etichettazioni.