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La Paralisi Cerebrale Infantile fu descritta per la prima volta dall'ortopedico inglese J.Little, il quale adottò la nuova pratica chirurgica di allungamento del tendine d'Achille. Nel 1861 Little pubblicò un resoconto sulla sua esperienza clinica relativa a 20 anni di lavoro in questo tipo di patologia. I lavori pionieristici di Little diedero il via ad un ricco e sempre più specifico filone di ricerca.

Lo stesso S. Freud, propose una classificazione delle PCI nel tentativo di correlare i diversi quadri clinici con le lesioni anatomiche cerebrali. A differenza di quanto sostenuto da Little, egli attribuì maggiore importanza alla nascita prematura ed alle anomalie dello sviluppo intrauterino piuttosto che alla sofferenza durante il parto.

Dall'inizio del secolo, fino agli anni della seconda guerra mondiale, l'interesse per lo studio della patologia motoria si mantenne piuttosto basso. Molto scarsi furono anche gli approcci al metodo riabilitativo, accolti peraltro con scarso entusiasmo.
La terapia fisica dei soggetti con PCI fu introdotta negli Stati Uniti con il lavoro di J.Colby, una maestra di ginnastica che aveva coltivato il suo interesse per la massoterapia, da cui derivò, in maniera del tutto empirica, la maggior parte degli esercizi utilizzati nella proposta di trattamento di soggetti con paralisi spastica. Negli anni immediatamente successivi alla seconda guerra mondiale, riemerse l'interesse per la ricerca in campo medico con un crescente interesse verso la medicina riabilitativa.Contemporaneamente anche le richieste della società per i problemi dei portatori di handicap cominciavano a farsi più insistenti e consapevoli.

La PCI viene così considerata come "un disturbo permanente ma non immodificabile della postura e del movimento, dovuto ad un difetto o ad una lesione cerebrale non progressiva, determinata prima che l'encefalo abbia compiuto i principali processi di maturazione morfo-funzionale; il disturbo motorio è prevalente, ma non esclusivo e può essere variabile per tipo e gravità".

Concepita inizialmente come deficit ortopedico di origine neurologica, veniva in breve tempo riconosciuta come una condizione patologica coinvolgente più sistemi funzionali ed in quanto tale soggetta all'attenzione di più specialisti e di più servizi.

In una fase successiva, più vicina ai nostri tempi, essa veniva considerata come un disordine complesso dello sviluppo, una disabilità che diventa sempre più evidente nel corso della crescita dell'individuo e che per questa ragione necessita di essere riconosciuta e trattata precocemente. In tal modo questa malattia, considerata come ortopedica da J.Little, è divenuta il prototipo della disabilità dello sviluppo del bambino.

L'excursus storico aiuta a comprendere le origini di questa patologia e come le ricerche scientifiche, nel corso degli anni, hanno ampliato e sviluppato sia gli aspetti puramente patologici sia gli interventi riabilitativi.

Il presente lavoro si propone di creare un percorso costituito da due parti che s' integrano reciprocamente:
La prima parte, tratta degli aspetti teorici-scientifici della patologia in questione e successivamente dell'intervento riabilitativo con bambini affetti da PCI, attraverso l'esplicitazione di due casi clinici.