Valutazione attuale: 0 / 5

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva
 

Sull’esperienza emozionale ed affettiva degli ipovedenti un’attenzione particolare è stata dedicata al problema dell’espressine facciale delle emozioni e più in generale della competenza dell’ipovedente nell’utilizzare e decodificare la comunicazione non verbale. Sono state pure indagate le relazioni affettive primarie all’interno della famiglia e del gruppo di appartenenza dell’ipovedente.

Per quanto concerne l’impatto emotivo con i problemi dell’ipovisione, si nota come esso vari considerevolmente in base all’età in cui essa insorge. Nel caso degli ipovedenti gravi dalla nascita e quelli divenuti ipovedenti in età precocissima, non si può dire che essi abbiano sperimentato una vera e propria perdita di una delle loro capacità poiché in loro non c’è nessuna memoria di un mondo visto in maniera “completa” con gli occhi.

I soggetti che hanno fruito della vista solo per pochi anni durante l’infanzia ed hanno raggiunto l’età adulta, generalmente rimpiangono il periodo in cui “vedevano” e tutti i vantaggi  che ciò loro comportava.

L’ipovisione è vissuta come la perdita e la morte di una parte di sé. A livello più profondo, essa può essere sentita addirittura come una perdita d’identità, poiché il cambiamento che essa richiede, per quanto concerne lo stile di vita e la possibilità progettuale e comportamentale, stravolge l’immagine che il soggetto ha di se.

Fraiberg pur riconoscendo la competenza espressiva dei bambini ipovedenti, sostiene che le loro espressioni facciali sono meno numerose di quelle dei bambini normovedenti. Tra le espressioni che ricorrono con più evidenza e in modo simile a quello dei bambini vedenti, egli cita il sorriso, il riso, il grido di dolore o di irritazione, le espressioni di rabbia. Il sorriso è provocato da  carezze, affettuosità e situazioni di gioco sociale. Il grido compare in situazioni di dolore o disagio, se rappresenta rabbia il grido è più forte. La competenza espressiva, quindi, accomuna normovedenti ed ipovedenti nella prima infanzia.

Questa competenza si differenzia poi con il tempo e si sviluppa  in modo più articolato e complesso nel vedente.