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Queste ricerche rimasero confinate alla teoria fino agli anni sessanta circa, quando si definirono i disturbi, ora chiamati, psicomotori i cui sintomi parlavano di disordini legati all’impossibilità o incapacità del bambino a modulare le proprie reazioni tonico-emozionali alle svariate stimolazioni dell’ambiente e nella relazione con l’altro. Ad esempio disturbi definiti psicomotori sono la debilità motoria, descritta prima da Duprè e poi meglio definita da Wallon, che si manifesta con un deficit dell’organizzazione motoria  la cui difficoltà principale è rappresentata dall’alterata  regolazione tonico-cinetica tra agonisti ed antagonisti durante l’esecuzione del movimento intenzionale, oppure l’instabilità psicomotoria, che traduce una disorganizzazione di base consistente nell’incapacità dell’individuo di mantenere un armonico rapporto psichico e motorio tra le sue intenzioni e gli stimoli ambientali, o altri ancora come l’inibizione, i disturbi somatognosici , i tics ed altri.

E’ attraverso tutte queste tappe che il concetto di corpo si è andato delineando verso un corpo   inteso come corporeità . In altre parole corpo vissuto,  sede di emozione e tensione , di percezione e movimento, di affetti e bisogni, di desideri e paure in relazione all’altro e all’ambiente.

Sono queste le radici filosofiche e storiche che sono alla base del concetto di corpo in psicomotricità, insieme alle indagini scientifiche dei nostri giorni sullo sviluppo umano e alle problematiche che tale sviluppo evidenzia nel processo di crescita ed adattamento in un ambiente così mutevole come quello attuale.