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Il tono muscolare è definito come l’attività primitiva e permanente del muscolo; costituisce lo sfondo di ogni attività (tono residuo o di riposo).

Il tono è mantenuto o adattato ai bisogni della postura, degli atti motori e comportamentali. E’ mantenuto da una scarica asincrona motoneurale ( cioè attivato da cellule nervose che innervano il muscolo), è quindi un riflesso segmentario spinale.

Tra le categorie analogiche è forse tra le più autentiche in quanto dipende strettamente dalle zone sottocorticali, quindi è la meno soggetta al controllo volontario. Trasmette informazioni circa lo stato emotivo dell’individuo.

Già nel neonato è evidente il tono muscolare, fa parte del suo bagaglio primitivo, è uno dei primi mezzi con cui comunica i suoi stati emotivi e bisogni. La nascita, come precedentemente detto, è un cambiamento brusco della vita del bambino: egli passa da uno stato indifferenziato con la madre vissuto in un ambiente sicuro e protetto, ad uno in cui è un essere “autonomo” nel senso che deve comunicare i suoi bisogni alle persone da cui dipende in un ambiente ricco di stimoli a lui ancora sconosciuti. In questa prima fase della vita non a caso tutti i neonati vivono in uno stato di ipertono, definito fisiologico, uno stato di perenne allerta che insieme ai riflessi arcaici costituiscono il giusto bagaglio per  adattarsi alla “nuova dimensione” della vita.

Il tono muscolare è determinato da fattori di origine genetica, neurofisiologica, biologica per cui  l’ipertono fisiologico del neonato  diminuisce con la maturazione del sistema nervoso lasciando il posto al fondo tonico che si “regola” sulla modulazione tonica della madre. È utile a questo punto fare l’opportuna distinzione tra modulazione tonica e regolazione tonica.

La modulazione  è la valenza comunicativa che il tono assume nella relazione; praticamente ha in se tutto il valore affettivo ed emozionale che il corpo assume nell’interazione con l’altro.

La regolazione è invece l’utilizzo e l’organizzazione dell’energia in rapporto ad un movimento o ad un oggetto. Detto questo sarà campo specifico delle rieducazioni psicomotorie ed educazioni corporee lo studio della regolazione tonica, mentre campo di indagine della fisiologia, neurologia e riabilitazione fisioterapica la patologia delle variazioni toniche.

Il bambino risente sul suo fondo tonico delle modulazioni toniche della madre e su queste imparerà a regolare le proprie risposte agli stimoli esterni. La comunicazione “tonica” madre – bambino permette uno scambio di informazioni che si articola attraverso stadi di tensione e distensione

Sono stati condotti molti studi sull’interazione tonico –emozionale madre – bambino , studi sulla fondamentale importanza che riveste  per un corretto sviluppo e della motricità del bambino e della comunicazione, oltre che per delle sane relazioni con l’ambiente primario (Wallon, Ajuriaguerra, Spitz, Berges).

Questa interazione è così fitta di messaggi che la madre e bambino si scambiano da essere stata definita “ dialogo tonico” (Ajuriaguerra) , proprio a sottolineare il passaggio di informazioni circa gli stati emotivi ed i bisogni del bambino, ed  è il modo in cui l’uno apprende dall’altra che poi getta, tra l’altro, le basi per la comunicazione verbale  oltre che non verbale.

Attraverso il dialogo tonico con la madre, il bambino,  comunica i suoi bisogni, riceve informazioni dall’ambiente esterno  e impara a modulare le proprie risposte toniche, emotive ed affettive su quelle materne in relazione ai diversi accadimenti. Praticamente egli elabora delle informazioni dalle esperienze vissute su cui si fa un giudizio (positivo o negativo) in base al quale, poi, si relazionerà con il mondo. Ad esempio un bambino la cui madre ha sempre reagito a situazioni di rifiuto con un tono elevato, allorquando si troverà di fronte ad una situazione negativa reagirà così come ha imparato dalla madre : con ipertono. Il tipo di comunicazione tonica ovviamente risentirà delle caratteristiche individuali degli individui, ma  anche dell’ambiente culturale in cui la diade madre – bambino è inserita (il termine diade indica il legame indissolubile che si viene a creare tra i due).

In terapia neuropsicomotoria - È, ad esempio il caso di A., un bambino che giunge al centro per un sospetto di sindrome iperattiva e a cui, a seguito della visita neuropsichiatrica gli viene diagnosticato un disturbo della comunicazione NAS, disturbo del controllo degli impulsi, disturbo del comportamento dirompente in soggetto con problema relazionale con la figura materna.

Al primo colloquio ricevo i genitori che si mostrano preoccupati per il comportamento di A.  a casa, come  nel sociale, dove la preoccupazione per la condotta del bambino appare maggiore. In particolar modo è la madre a colpirmi, parla con difficoltà del figlio: il bambino raccontato è un bambino irrequieto, provocatorio, riferisce lei stessa che è “cattivo e che a volte le sembra una bestia in gabbia” (parole sue). Mentre l’ascolto parlare, noto anche il suo corpo che manda messaggi ambigui :  il suo tono è sicuramente elevato, la postura è chiusa, le spalle sono dritte ed il petto è in fuori, quasi in posizione di minaccia. Sembra stia perennemente sulla difensiva pronta ad attaccare. Quando ci salutiamo e le tendo la mano mi accorgo che prima  indietreggia poi allunga e tende il braccio, velocemente stringe la mano e và via.

Alla prima osservazione con A., a cui è presente anche la madre, noto nel bambino un tono molto rigido con variazioni quasi nulle.  Accetta la mia presenza e un minimo di interazione con me purché sia lontana dal suo spazio. Nelle sedute successive A. mostra sempre questo atteggiamento “rigido” anche nelle attività motorie e ludiche, per altro caotiche. Nel primo contatto fisico con lui ho potuto apprezzare ciò che avevo sempre “percepito” come ipertono : A. con un tono di fondo già molto elevato, si irrigidiva maggiormente se entravo in uno spazio prossimo al suo o addirittura se c’era un contatto. Era la sua risposta difensiva ad una mia “aggressione”, o invasione del suo spazio e corpo. In quel momento ho ricordato il primo incontro con la madre al momento del saluto, la risposta è stata grossomodo la medesima. Quando si è sentito pronto è stato lui a stabilire la vicinanza con me ed un contatto corporeo, inizialmente mediato dagli oggetti, poi pelle a pelle.

L’approccio psicomotorio si fonda molto sulla duplice funzione comunicativa e di significato che il tono e la sua modulazione possiede. Infatti il terapista può , attraverso la modulazione del proprio tono, entrare in relazione con il tono del bambino, capire l’emozionalità  che vi è insita (empatia tonica : nel senso di sentire i sentimenti dell’ altro attraverso il tono, come se fossero i propri, ma senza confondersi) , e comunicare con esso, mantenendo distinte le loro identità ed i loro differenti vissuti. Cosa che tra l’altro non fa la madre in quanto le esperienze toniche di quest’ultima sono quelle su cui si regolano le risposte del bambino agli stimoli esterni, per cui finiscono col con-fondersi.

I significati che il tono viene ad assumere sono forse tra i più veritieri perché difficilmente può essere governato dal sistema nervoso volontario. Comunque per quanto autentico sia non dovrebbe mai essere letto come elemento a se stante di una pagina, piuttosto dovrebbero essere considerate anche le altre categorie oltre che il contesto in cui si è immersi.

Ad esempio in genere un ipertono o un tono elevato esprimono un’importante attività motoria, dinamismo, tensione, forte partecipazione emotiva, ma anche ansia, insicurezza ed iperviglianza, come nel caso di A.

Di contro l’ipotono o un tono lasso danno il senso  di passività, paralisi, indifferenza, ma anche sicurezza, abbandono, relax ( ad esempio il sonno), benessere.

Entrambi gli estremi, in cui può variare il tono, hanno anche significati contraddittori od opposti che potranno essere “letti”, percepiti, osservati solo in relazione alle altre categorie ed al contesto.

In ultimo volevo aggiungere a questa categoria tutto ciò che fa parte della mimica facciale e gestuale. In realtà la mimica potrebbe far parte  tanto del tono muscolare, quanto della postura e del movimento,  poiché è sostenuta ed integrata da tutte queste categorie. La mimica, sia facciale che gestuale dà ulteriormente il senso dell’espressione del corpo. L’associazione al tono muscolare, pertanto è del tutto arbitraria.

La mimica del volto è quell’insieme di espressioni che si articolano sul viso, e che “materializzano”  gli stati emotivi, i pensieri, le sensazioni. I mezzi espressivi del volto sono la bocca,il naso, lo sguardo, la fronte.

Con la bocca noi ingeriamo il cibo, soddisfiamo la fame, ma è anche il mezzo con cui produciamo suoni e comunichiamo attraverso il linguaggio verbale. Le reazioni della bocca riguardo a stati emotivi sono uguali a quelle che manifesta nell’assunzione ed assaporamento del cibo. Ad esempio, quando ci prepariamo per mangiare un grosso boccone spalanchiamo la bocca, allo stesso modo in momenti di stupore, di sorpresa, di spavento, le informazioni che ci arrivano sono più grandi di quanto ci aspettiamo e la reazione comune è quella di rimanere “a bocca aperta” , come se volessimo far affluire maggiori informazioni. Ancora, sorridendo gli angoli della bocca salgono verso l’alto, come per trattenere, non far scivolare via qualcosa di buono, viceversa la bocca triste è curva con gli angoli bassi. Piangere e strillare sono espressi dalla bocca aperta con gli angoli verso il basso, rifiuto di assunzione di cibo. La bocca arrabbiata digrigna i denti (il cui compito è quello di sminuzzare il cibo e tritarlo finemente) o tiene le labbra serrate. La bocca è accompagnata nell’espressione di stati d’animo dal resto del volto, così il naso si arriccia, se si è di fronte a qualcosa che non piace o le narici si dilatano per captare qualcosa di buono. La fronte si aggrotta se si è pensierosi e si distende in un sorriso. Un discorso a parte lo meriterebbe lo sguardo. La comunicazione attraverso questo canale compare immediatamente dopo il contatto corporeo e la produzione fonica. È un mezzo che permette di entrare in profonda comunicazione con l’altro. Non a caso si dice che “gli occhi sono lo specchio dell’anima”.

La mimica gestuale è quell’insieme di gesti, posture, sorrette variamente dal tono muscolare, che rendono meglio il senso del discorso, spesso riassumono tutto ciò che vuole significare il corpo. Un’attenzione particolare spetta alle mani. Sono il nostro biglietto da visita nel sociale ( il comune gesto di saluto è , infatti, la stretta di mano) . La mano aperta in genere mostra la superficie interna e il significato è connesso con la positività, la fiducia, la disponibilità: nell’invitare qualcuno a fare qualcosa è comune il gesto con mano aperta. La mano che copre, la mano chiusa può indicare rifiuto a mostrare i propri sentimenti.

Può esprimere anche aggressività, nell’imitazione di un felino molto spesso si simbolizza la mano a mò di artiglio. Ciò che le mani ed in genere la mimica esprimono hanno contenuto simbolico.