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Il movimento è difficilmente definibile come un’entità, un’azione, si corre il rischio di non definirlo o ridurlo ad un’ oggetto immobile, il che è una contraddizione poiché possiede  tutte le qualità del dinamismo.

Il movimento esprime ed organizza le reazioni del nostro corpo ed è saturo di componenti psichiche, ogni definizione data  illumina  vari aspetti senza giungere ad un’unità; così ad esempio è visto come ponte relazionale, tela di fondo del rapporto io-mondo; è espressione e struttura portante delle funzioni superiori; è atteggiamento ed espressione dei bisogni cognitivi; è uno spostamento ed una successione di sequenze nello spazio.[9]

Se dividere qualcosa implica facilitarne la comprensione, dividere il movimento nelle sue componenti di velocità , intensità, precisione…, permetterebbe di spiegarlo  come rapporto tra le sue parti esterne, ma non ne consentirebbe la comprensione dei significati in quanto modo di esistere e relazionarsi col mondo.

In terapia neuropsicomotoria - Come accade per le altre categorie precedentemente trattate, facendo parte di un tutt’ uno (la comunicazione non-verbale), non si può parlare del movimento senza rapportarlo al tempo, allo spazio, al tono, alla postura…

Il movimento esiste in rapporto al corpo, per cui  è in relazione con lo spazio e col tempo in cui avviene. Ha in se il senso del cambiamento, del dinamismo.   È direttamente connesso con i significati  opposti di mobilità / immobilità; di vita / morte proprio per la sua qualità di dinamicità è  sinonimo di tutto ciò che sia vivo.

Il movimento, prima ancora di avere il valore funzionale, è mezzo di espressione, di comunicazione sia che si tratti di un neonato a muoversi , sia che lo faccia un’ atleta.

«L’attività motoria spontanea è innestata sull’inconscio.Sotto questa luce, il “fare qualunque cosa” assume un senso, un significato e, ciò che più importa, una finalità»[10]

Si relaziona col tempo in quanto è l’atto del possibile nel  momento presente, in relazione alle esperienze precedentemente fatte del passato, per una progettualità  della dimensione futura.

È anche in relazione con la postura che è quella iniziale del movimento che si sta per compiere e finale del movimento compiuto. È in questo senso , cioè considerandolo in relazione allo spazio, al tempo, e alle posture, che si riconoscono ed identificano i significati reali e simbolici espressi dal movimento.

Oltre ad esprimere tutto ciò che sia vita, connesso con la dinamicità , il movimento può rappresentare ed esprimere anche i significati opposti  di morte e fissità.  Ne sono un  esempio i movimenti stereotipati  dei bambini che nella loro estenuante ripetizione non hanno tempo ne modificazione per cui esprimono tutto il senso dell’immutabilità della cosa e della morte.

Esempio è quello di G. un bambino autistico che passava gran parte del tempo battendosi ripetutamente il petto con la mano in un dondolio del tronco  che sembrava essere senza fine. Un movimento circolare , senza cambiamenti né di azione, né di ritmo.

Anche i bambini ipercinetici  nel loro movimento continuo e dinamismo esasperato, confermano l’aspetto di fissità per quanto tutto ciò possa apparentemente sembrare un controsenso: il movimento è sempre nel   presente, in una sequenza di attimi che non considera una finalità nell’azione perché manca la progettualità futura e che non considera le esperienze passate.

Questa motricitá vuota rappresenta un Sé frammentato, la negazione di ogni tipo di relazione con il mondo, gli oggetti,le persone. Non viene vissuto lo spazio  anche se percorso freneticamente,  non viene occupato, investito; non c’è relazione con gli oggetti, ne con l’altro sentiti quasi come invisibili .

Viene rifiutata la relazione e l’interazione col mondo  attraverso la manifestazione estrema del movimento, perché vivere lo spazio, gli oggetti e le persone implicherebbe dare un significato. È una difesa  a qualcosa sentito come troppo doloroso.

Il movimento viene analizzato in riferimento a ciascuna delle altre categorie, concentrandosi in base alla categoria con cui è relazionato sui diversi aspetti.

Così in base al tempo il movimento è  visto come lento, veloce, in base al ritmo monotono o variato. Un bambino insicuro o indeciso agirà non in modo fluente, ma in modo contorto, magari cambiando lo scopo iniziale da cui era partito il movimento, non riuscendo a mantenere l’iniziativa prepostasi. Oppure un bambino che non riesce a portare a termine un’azione, intraprendendone un’altra e lasciandole tutte incomplete. Questo è un bambino le cui azioni sono frammentarie, intervallate da pause lunghe o brevi, atti che poi si caratterizzano per le loro incompiutezza.  Ad esempio è il caso di A. il bambino con disturbo della comunicazione NAS, disturbo del controllo degli impulsi, disturbo del comportamento dirompente  in soggetto con problema relazionale con la figura materna. A. in stanza ha un movimento aritmico, con gli oggetti ha un contatto parziale, fuggevole, quando gioca o prende un oggetto ed inizia un’attività, è preso dalla necessità di andare a vedere o prenderne un altro, con cui fa lo stesso. Nelle cose che fa non c’è quasi mai un piacere globale, ha difficoltà  ha mostrarsi completamente, a lasciarsi andare.

Il movimento, quindi, oltre ad essere in relazione con il tempo, è anche in relazione con gli oggetti, per cui viene descritto come incerto / sicuro; variato / ripetitivo; confuso / preciso.

Nel bambino il rapporto con gli oggetti evidenzia i significati che il bambino attribuisce al suo essere nel mondo, ma nel valutarlo non bisogna dimenticare le caratteristiche degli oggetti stessi, gli spazi in cui le azioni avvengono e le competenze prassico – motorie del soggetto.

In  relazione allo spazio, il movimento del bambino è considerato come ampio, raccolto, differenziato, statico, variabile. In particolar modo la relazione spazio – movimento  può dare informazioni circa la sicurezza o insicurezza del bambino che potrà muoversi nello spazio in modo ampio e differenziato, sicuro e variabile in base agli intenti prefissi, espressione di un bambino sicuro, oppure muoversi in punta di piedi, costeggiando le pareti che indica insicurezza.

Rispetto al tono muscolare il movimento del bambino esprime la sua eventuale rigidità o scioltezza . Per cui un movimento fluido sostenuto da un tono variabile in base all’azione riporta ad un bambino che si muove con un intento preciso essendo sicuro di sé, di contro un tono elevato può sottendere un’ insicurezza  o un timore, come un tono basso passività o apatia.

Non bisogna escludere che il movimento del bambino è anche in relazione al terapista, ma si tratterà di questo argomento in seguito.

 


[9] Cfr. Elementi di neuropsichiatria, V. Fenzi,

[10] Cfr. Il corpo e l’inconscio in educazione e terapia, A.Lapierre, B. Aucuturier, Armando Editore 1993