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L’organizzazione spaziale non può essere separata dalla conoscenza del corpo e dall’organizzazione dello schema corporeo.


“Immagine che ogni individuo ha di sé e del proprio corpo; con l’espressione immagine del corpo intendo il quadro mentale che ci facciamo del nostro corpo, vale a dire il modo in cui il corpo appare a noi stessi”. (Shilder)


Questa è la definizione proposta da Schilder che per primo ha usato il termine di schema corporeo; egli osserva che “attraverso continue modificazioni delle nostre posizioni costruiamo ininterrottamente un modello posturale di noi stessi che è in perenne evoluzione; ogni nuova postura o movimento viene registrato su questo schema plastico e l’attività corticale pone in relazione ad esso ogni nuovo gruppo di sensazioni evocate dalle alterazioni posturali permettendoci, così, il riconoscimento immediato della postura”.

Il termine di schema corporeo è, quindi, significativo di un processo cognitivo-affettivo dato dall’integrazione dei dati sensoriali e dalla localizzazione e percezione delle posture e degli spostamenti nello spazio.

L’organizzazione dello schema corporeo si sviluppa molto lentamente e si realizza definitivamente verso i 12 anni. Lo sviluppo e l’evoluzione della conoscenza e percezione del corpo, dipende dalla qualità e quantità delle esperienze psico-motorie, grazie alle quali il bambino esplora, verifica, e si rapporta con l’ambiente. J. De Ajuriaguerra  afferma che “lo schema corporeo più che una nozione è una pratica che si evolve con l’esplorazione e l’imitazione e che il bambino, dipendendo inizialmente completamente dall’altro, sperimenta un “corpo-agito” che diventerà con le capacità motorie e la elaborazione delle esperienze, un corpo che agisce”.

A tal proposito, Head identifica tre tipi di percezione corporea:

  • Gli schemi posturali che assicurano l’apprezzamento del tono posturale e della posizione delle diverse parti del corpo nello spazio.
  • Gli schemi di superficie del corpo che assicurano la localizzazione delle stimolazioni periferiche.
  • Gli schemi temporali che assicurano lo scarto temporale delle differenti stimolazioni percepite.

Le percezioni provenienti dall’ambiente esterno sono colte in un primo tempo tramite l’adulto a stretto contatto e, in un secondo tempo, tramite l’adulto in movimento nello spazio, iniziando così a porre le basi di un’organizzazione spazio – temporale. In questo processo di separazione – differenziazione e di organizzazione del sé nello spazio, il corpo dell’adulto ha funzione di stimolo-guida. Nelle prime fasi evolutive il processo di differenziazione del sé e il processo di orientamento nello spazio sono strettamente collegati e interdipendenti. La possibilità di “sentirsi” come entità corporea, con la capacità di percepire gli stimoli e la possibilità di agire intenzionalmente dipende dal potersi percepire differenziato dall’ambiente, in modo da poterlo poi differenziare tramite gli stimoli da esso provenienti.