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Il neonato vive in un ambiente strutturato, costituito da definite relazioni tra oggetti e, affinché possa muoversi e raggiungere parti del proprio corpo e oggetti esterni, sono necessarie continue modifiche posturali, effettuate in base alle informazioni provenienti dalla posizione delle diverse parti del corpo tra loro e rispetto agli oggetti. L’estremità corporea che va verso l’oggetto segue delle coordinate spaziali che vincolano la traiettoria del movimento; la scelta degli schemi motori da utilizzare per raggiungere l’oggetto è il risultato della cosiddetta flessibilità del comportamento, funzione della flessibilità spaziale di diverse funzioni adattive, ed è dovuta all’interazione tra i due emisferi cerebrali.

Per comprendere il processo è necessario distinguere tra:

  • comportamento e funzioni adattive;
  • struttura formale di una funzione adattiva e il suo uso adattivo;
  • organizzazione spaziale di ciascuna funzione adattiva.

Il comportamento è definito dalla sequenza delle azioni effettuate dal bambino. Un’azione nasce con la definizione di uno scopo (da definire spazialmente) dal quale dipende la scelta di una sequenza di atti motori, ciascuno dei quali è a sua volta composto da una sequenza di posture e movimenti. Ogni funzione adattiva consente la realizzazione di uno scopo generale (ad es. la cattura manuale di un oggetto) mediante l’organizzazione flessibile di un repertorio di specifici atti motori, ciascuno caratterizzato da uno specifico “sotto-scopo” (ad es. ruotare, portare alla bocca,…). Ogni atto motorio nella sua esecuzione segue uno scopo che è spazialmente definito. Ogni postura è caratterizzata da una determinata configurazione spaziale delle diverse parti del corpo tra loro e con l’ambiente esterno. Ogni movimento è caratterizzato da una posizione di partenza, definibile nello spazio sia rispetto al corpo sia rispetto all’ambiente esterno. Ogni sequenza di movimenti segna il passaggio da una postura ad un’altra, come risultato dell’azione dei muscoli agonisti ed antagonisti.

La struttura formale di ciascuna funzione adattiva:

  • dipende da un’adeguata integrazione tra differenti livelli, sia a livello qualitativo sia a livello di sviluppo;
  • deve consentire la realizzazione del suo scopo in un ambiente ricco di perturbazioni (ambientali e corporee) che impongono continue  riorganizzazioni; la sua flessibilità dipende dall’area di perturbazioni (tipo, ampiezza, durata, velocità) che è in grado di compensare (area di adattabilità) (Pierro,1993,1994).

Nel muoversi, il bambino deve rimuovere una configurazione posturale che vincola il suo corpo ad un determinato luogo, per passare ad un’altra configurazione posturale, mediante un’operazione di svincolamento (disengage) e vincolamento ad un altro luogo (engage), generando un movimento del corpo attraverso una traiettoria direzionata. Il movimento del corpo può essere provocato anche solo da forze esterne ambientali, comunque in una determinata direzione rispetto allo spazio esterno ed alla configurazione posturale; l’attivazione di forze interne muscolari del corpo può opporsi o, al contrario, facilitare il complesso dinamico di forze esterne, in relazione alla direzione assunta in rapporto a queste. In ogni caso avviene un confronto di direzioni tra flussi di forze, interne ed esterne, che generano un campo di forze miste, il cui prodotto porterà a eventuali modifiche della posizione del corpo nello spazio.

Organizzazione spaziale. Il neonato è capace di localizzare visivamente, acusticamente e tattilmente la presenza di un oggetto nello spazio, di orientare  gli occhi e il capo verso di esso,  di   raggiungerlo  con  gli  occhi, con la bocca, con la mano

(se contenuti in uno spazio di cattura), di sollevare il capo e mantenerlo per un certo tempo orientato, se l’oggetto è costituito da un ampia scacchiera (pattern ottico) : in tutto ciò l’oggetto costituisce la sorgente sulla quale il rapporto tra postura e movimento viene sintonizzato ( nel senso che l’obiettivo attrae verso di sé e modula il movimento del corpo).  La funzione adattiva emerge quindi in seguito all’integrazione delle informazioni che il bambino riceve durante l’atto motorio e dalla sua capacità di “adattare” l’atto a situazioni ambientali diverse. Ciascuna funzione adattiva può essere realizzata entro un’area di adattabilità. L’esposizione del neonato al contesto ambientale innesca la naturale esercitazione adattativa degli schemi motori, evocandoli e consentendo la sperimentazione spaziale dell’area di compatibilità con le variazioni ambientali: la funzione adattiva emerge e guadagna così flessibilità.