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AUTISMO, SI SVOLGERÀ IN CAMPANIA IL PROGETTO DI RICERCA SULL’INTERVENTO MULTIMODALE PRECOCE A CUI PRENDONO PARTE ISS, UNIVERSITA’, CENTRI DI RIABILITAZIONE E FORMAZIONE

Napoli, 25 maggio 2017 - Integrare tra loro interventi terapeutici evidence-based per il Disturbo dello Spettro Autistico e declinarli nei diversi contesti di vita ponendo attenzione al profilo funzionale del bambino e agli outcome essenziali per lo sviluppo ma anche alle risorse contestuali ed alle esigenze di sostenibilità. Questo l’obiettivo del progetto di ricerca denominato Intervento multimodale precoce per i bambini con Disturbo dello Spettro Autistico - implementazione del Modello italiano, che sarà attuato con uno studio pilota nei prossimi mesi in Campania. "Si tratta di un’iniziativa unica nel suo genere - afferma la Dott.ssa Maria Luisa Scattoni dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) - promossa dal Network Italiano per il riconoscimento precoce del Disturbo dello Spettro Autistico (NIDA), dall’Università di Trento e da alcuni centri di ricerca, cura e riabilitazione che lavorano nel campo dell’Autismo".

Lo studio pilota che vede coinvolti oltre all’ISS, quattro università (Università di Trento, Università di Napoli Federico II, Università della Campania Luigi Vanvitelli, Università Milano-Bicocca) e tre centri di riabilitazione e formazione (Fondazione Istituto Antoniano, Centro medico riabilitativo Pompei, La casa dei Giochi onlus), il coordinamento con la scuola, a partire dall’esperienza maturata dalla Prof.ssa Paola Venuti dell’Università di Trento e il coinvolgimento attivo dei genitori attraverso il PACT (Pre-school Autism Communication Therapy).

"Il PACT è un programma di intervento mediato dai genitori messo a punto dal gruppo del Prof. Jonathan Green dell’Università di Manchester - spiega il Dott. Goffredo Scuccimarra, uno dei responsabili del progetto di ricerca - i cui risultati in termini di efficacia ed efficienza hanno avuto grande risonanza nel mondo della ricerca e della riabilitazione dopo la pubblicazione sull’autorevole rivista Lancet dei dati a lungo termine del suo trial clinico".

La Regione Campania sarà l’incubatore di questa iniziativa scientifica, che avrà inizio il 30 maggio 2017 con la formazione dei professionisti che opereranno sul campo e con il corso PACT tenuto dalla Dott.ssa Catherine Aldred, principale collaboratrice del Prof. Green, e si concluderà nell’autunno del prossimo anno, quando saranno disponibili i risultati preliminari dello studio pilota.

"L’intervento multimodale precoce per bambini con Disturbo dello Spettro Autistico sperimentato in Campania costituisce una delle applicazioni operative del cosiddetto Modello italiano - sottolinea la Dott.ssa Giovanna Gison, altra responsabile del progetto insieme al Dott. Andrea Bonifacio -. Tale modello rappresenta la sintesi di un lungo lavoro di confronto e integrazione tra i clinici del Network NIDA e altri esperti nazionali nel campo dei disturbi dello spettro autistico, il cui scopo è la messa a punto di un sistema di presa in carico globale delle persone con Autismo, che risponda all’esigenza di implementare approcci scientificamente validi all’interno dei servizi socio-sanitari ed educativi e di declinarli all’interno delle diverse realtà regionali".

Autismo, via al nuovo metodo di assistenza “Progetto per i bimbi a partire dai due anni”

Scuccimarra: “Uno studio pilota che coinvolge quattro Università”

Intervista - Corriere del Mezzogiorno (Campania) 30 maggio 2017 - pag 67 - Walter Medolla

 

Parte da Napoli un progetto sperimentale di ricerca sui Disturbi dello Spettro Autistico in bambini di età compresa tra i 24 e i 48 mesi. Obiettivo dell'iniziativa è integrare tra loro interventi terapeutici “Evidence–based” e declinarli nei diversi contesti di vita, ponendo attenzione al profilo funzionale del bambino.

Goffredo Scuccimarra

Lo studio pilota, che vede coinvolti l’Istituto Superiore di Sanità, quattro Università Italiane (Università di Trento, Università di Napoli Federico II, Università della Campania Luigi Vanvitelli. Università Milano Bicocca) e tre centri di riabilitazione e formazione (Fondazione Istituto Antoniano, Centro Medico Riabilitativo Pompei, la Casa dei Giochi onlus), prevede l‘integrazione di interventi con approccio evolutivo diretti al bambino, il coordinamento con la scuola, a partire dall‘esperienza maturata dalla professoressa Paola Venuti dell'Università di Trento e il coinvolgimento attivo dei genitori attraverso il Pact (Pre-school Autism Communication Therapy).

A far parte dell'équipe medica che parteciperà al progetto, insieme a Maria Luisa Scattoni, a Giovanna Gison e Andrea Bonifacio, sarà Goffredo Scuccimarra, Neuropsichiatra Infantile, direttore della Fondazione Istituto Antoniano.

Dottore Scuccimarra, che tipo di lavoro sarà il vostro?

«Il nostro è un progetto di intervento precoce su bambini affetti dallo spettro autistico. Lavoreremo con circa 20 piccoli pazienti di età compresa tra i 24 e i 48 mesi, cercando di verificare l’efficacia di un modello di intervento integrato bambino-famiglia-scuola. I bambini saranno segnalati da diverse strutture operativa che operano nell'ambito dell'Asl Na 3».

Ci spieghi meglio il vostro intervento.

«Il lavoro di ricerca, che parte oggi e durerà un anno, inizia con una fase di formazione. Diversi operatori saranno formati per facilitare gli interventi integrati che abbiamo previsto. Per noi è fondamentale lavorare su un modello di intervento “bambino-famiglia-scuola" con una serie di attività integrate. Naturalmente la parte formativa e gli approcci sono standardizzati per favorire il lavoro di ricerca».

Qual è il vostro obiettivo?

«L’intento è quello di intervenire quando i bambini sono ancora piccoli con un approccio non rigido, che tenga conto della spontaneità, del contesto e dell'età del piccolo. La famiglia, ad esempio, avrà un ruolo fondamentale e la nostra terapia passerà dai genitori. È importante, come le dicevo, lavorare su diversi fronti, perché l'intervento deve essere integrato».

Si interverrà sulla crescita e sul comportamento quindi?

«Non proprio, il nostro approccio non è comportamentale, ma evolutivo. Non ci contrapponiamo ad alti metodi o interventi, ma cerchiamo di favorirne uno meno invasivo e più sostenibile anche in termini di costi».                       

Un’alternativa ad Aba, il metodo comportamentale già diffuso in molte altre regioni soprattutto del nord Italia.

«Ripeto, la nostra non è un contrapposizione, ma un approccio diverso alla questione. Favoriamo e crediamo che debba esserci un lavoro costante e integrato, un intervento che contempli diversi aspetti e contesti della vita dei bambino».

Che ne pensano in Regione Campania dei vostro progetto?                       

«La Regione sarà l'incubatore di questa iniziativa scientifica. Noi abbiamo sottoposto tutto il progetto richiedendo un finanziamento. Pare che la cosa interessi, aspettiamo di capire qualcosa in più».

Se Il progetto dovesse andare bene, quali riscontri concreti potrebbero esserci peri piccoli pazienti?

«Naturalmente speriamo di poter, almeno, migliorare la situazione di vita del bambini e delle loro famiglie.»

 

La novità - Diversi operatori saranno formati per facilitare il lavoro che si basa su un modello integrato bambino, famiglia e scuola

La simbiosi - Non intendiamo contrapporci ad altri tipi di approccio alla malattia ma cerchiamo di favorire una metodologia meno invasiva

 

FONTE:  

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/