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Lo psicomotricista vede il disturbo presentato dal bambino come una discrepanza del rapporto tra mente e corpo che si evidenzia nell'atto motorio in chiave relazionale.

Il tono e la postura, sono due elementi specifici dell'azione psicomotoria (Ajuriaguerra). Ma il tono e la postura si evidenziano nella motricità, quindi se si bonifica la motricità si può arrivare a un diverso rapporto tra mente e corpo.

È nella motricità, che si può sperimentare il collegamento più o meno forte tra il pensare e l'agire.

Il terapista si deve porre in una situazione di ascolto profondo verso il bambino amplificandone il suo agire e modificandone le sue parti inadeguate, nel rispetto dell'individualità del bambino, dei suoi tempi, della sua disponibilità, ..., favorendo il recupero armonico del suo sviluppo.

Il terapista deve in tutto questo deve creare i presupposti utili per far sì che il bambino possa elaborare, interiorizzare i vissuti, le esperienze fatti nella stanza.

Quest'ultimo concetto non è altro che un momento di crescita per il bambino che gli permette ogni volta di salire un gradino in più della scala dello sviluppo.