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La continua evoluzione del concetto di PCI e l'estrema eterogeneità dei quadri clinici ha dato origine a numerosi modelli di classificazione.

I primi tentativi di classificazione furono mossi da alcuni anatomopatologi che cercarono di correlare le diverse forme di PCI unicamente alla etiologia delle lesioni cerebrali: il limite di questo tipo di correlazione, sottolineato anche da S. Freud, era che la complessità dei processi di trasformazione delle lesioni cerebrali rende scarsamente riconoscibile a distanza di tempo la natura dell'evento lesivo originario. Così, in epoche successive si cercò di sistematizzare le varie forme di PCI secondo dei criteri clinici derivanti dalla semeiotica neurologica classica, basata fondamentalmente sulla valutazione delle anormalità del tono muscolare e sulla rilevazione delle risposte riflesse.

Hagberg e al. (1975)

Seguendo il modello proposto dal Little Club nel 1959 e convalidato dalla International Cerebral Palsy Society nel 1969, le classificazioni internazionali (Bobath e Bobath,1976; Hagberg et al. 1975) fondarono il loro presupposto sulla qualità del tono, sulla tipologia del sintomo neurologico prevalente e sulla sua localizzazione.

La Paralisi Cerebrale Infantile pertanto risulta suddivisibile nelle seguenti forme.

Forme spastiche, caratterizzate da un aumento del tono e dalla presenza di segni piramidali e aumentati riflessi, che comprendono:

  • le forme emiplegiche
  • le forme diplegiche
  • le forme tetraplegiche

Forme atassiche, caratterizzate dalla perdita di una corretta coordinazione muscolare anche se il movimento viene eseguito con forza, ritmo e accuratezza anomali , che comprendono:

  • diplegia atassica
  • atassia congenita semplicemente

Forme discinetiche, caratterizzate da movimenti involontari, incontrollati, ricorrenti e dalla predominanza di pattern di riflessi primitivi, che comprendono:

  • coreo-atetosica
  • distonica

Rosembaum e al.(2007)

Anche se la classificazione di Hagberg e al.(1975) rimane ad ora la più utilizzata in ambito clinico, tuttavia, in un recente workshop tenutosi a Bethesda (Maryland, 2004), è stata avanzata una nuova proposta di definizione e classificazione , nel tentativo di arrivare a una sintesi dei sistemi in uso a livello internazionale.

tabella-classificazione-PCI

Ferrari-Cioni (2010)

La nuova proposta di classificazione del gruppo Ferrari-Cioni ( 2010) adotta punti di vista multipli e questo può rendersi necessario laddove criteri diversi assumano una maggiore o minore pregnanza. Ciò risulta particolarmente evidente nella pratica riabilitativa, dove l'elemento-guida di qualsiasi classificazione è l'informatività rispetto alle scelte terapeutiche. L'analisi dei segni orientata in senso riabilitativo e articolata sulle principali funzioni adattive è ciò che Ferrari e Cioni chiamano «architettura delle funzioni» (Ferrari & Cioni, 2005; 2010).

Prendendo in considerazione il punto di vista motorio, vengono considerate tre principali funzioni adattive: l'organizzazione antigravitaria, la deambulazione e la manipolazione, la cui pregnanza appare diversificata nelle diverse forme di PCI (Ferrari, 2010). Limitatamente alle forme spastiche, ciascuna delle tre funzioni viene utilizzata per classificare, rispettivamente, le tetraparesi, le diplegie e le emiplegie.

Tetraparesi

  • Aposturale: assenza o estrema scarsità di schemi posturali e motori
  • Acinetica: monoposturalità rigida in flessione
  • Ad antigravità orizzontale: prevalenza dello schema estensorio ai quattro arti Con antigravità a tronco verticale.

Forme dispercettive

  • Bambino “Cado-cado”
  • Bambino “Tirati su”

Diplegia

  • Prima forma (“Propulsivi”)
  • Seconda forma (“Gonna stretta”)
  • Terza forma (“Funamboli”)
  • Quarta forma (“Temerari”)

Emiplegia (pattern di manipolazione)

  • Mano integrata
  • Mano semi-funzionale
  • Mano sinergica
  • Mano prigioniera
  • Mano esclusa

Tabella 2: Nuova proposta di classificazione Ferrari-Cioni (2010)

Indice

  INTRODUZIONE
   
Capitolo 1

1. LA PARALISI CEREBRALE INFANTILE

  1.1 DEFINIZIONE
  1.2 EPIDEMIOLOGIA
  1.3 DIAGNOSI DI LESIONE
  • 1.3.1 Il neonato pretermine
  • 1.3.2 Il neonato a termine
 

1.4 CLASSIFICAZIONI

  • 1.4.1 Hagberg e al. (1975)
  • 1.4.2 Rosembaum e al.(2007)
  • 1.4.3 Ferrari-Cioni (2010)
 

1.5 LE FORME SPASTICHE

  • 1.5.1 La tetraplegia
  • 1.5.2 La diplegia (Segni clinici caratteristici, Forme cliniche)
  • 1.5.3 L'emiplegia (Segni clinici caratteristici, Forme cliniche)
  1.6 DISTURBI E FATTORI ASSOCIATI - Ritardo mentale, Epilessia, Disturbi della funzione visiva, Disturbi psichiatrici
Capitolo 2 2. FUNZIONI NON VERBALI
  2.1 FUNZIONI NON VERBALI
  2.1.1 Le funzioni visuo-percettive
 

2.1.2 Le funzioni visuo-spaziali

2.1.2.1 I disturbi visuo-spaziali

  • Disturbi dell'esplorazione visiva
  • Disturbi della percezione spaziale
  • Disturbi del pensiero spaziale
  • Disturbi visuo-costruttivi
 

2.2 ASPETTI EVOLUTIVI

  • 2.2.1 Prima infanzia
  • 2.2.2 Seconda infanzia
  • 2.2.3 Terza Infanzia
  2.3 Vie anatomo-funzionali di elaborazione visiva:le vie del "What" e del "Where"
Capitolo 3 3. LA MEMORIA DI LAVORO
  3.1 LA MEMORIA E LE SUE SOTTOCOMPONENTI
 

3.2 LA MEMORIA DI LAVORO

  • 3.2.1 I modelli teorici
    • Il modello di Cornoldi e Vecchi (2003)
  • 3.2.2.1 La memoria di lavoro visuo-spaziale (MLVS), La MLVS nel bambino
  • 3.2.3 Aree cerebrali coinvolte nella memoria di lavoro
Capitolo 4 4. LO SPAZIO E IL MOVIMENTO
  4.1 LO SPAZIO
  4.2 Il movimento - LA NAVIGAZIONE
 

4.3 DUE TIPI DI STRATEGIE PER LA CODIFICA SPAZIALE

  • 4.3.1 Le strategie egocentriche
  • 4.3.2 Le strategie allocentriche
  4.4 ASPETTI EVOLUTIVI
 

4.4.1 ASPETTI EVOLUTIVI

  • 4.4.2 Il neonato e lo spazio, Il bambino e lo spazio
 

4.5 STUDI RECENTI

  • 4.5.1 Aree cerebrali coinvolte nella codifica spaziale
Capitolo 5 5. LO STUDIO: MATERIALI E METODI - Introduzione allo studio
  5.1 IL CAMPIONE
 
  • 5.1.1 Caratteristiche del campione
  • 5.1.1.1 Età gestazionale
  • 5.1.1.2 Lesione cerebrale
  • 5.1.1.3 Livello cognitivo
  • 5.1.1.3.1 Profilo cognitivo
 

5.2 IL "WALKED CORSI TEST"

  • 5.2.1 Apparato sperimentale
  • 5.2.2 Svolgimento della prova
  • 5.2.3 Le sequenze
  5.3 ANALISI DEI DATI
  6. LO STUDIO: RISULTATI
   
  7. DISCUSSIONI
  7.1 CONSIDERAZIONI
  CONCLUSIONI
   
  Tesi di Laurea di: Ylenia Capuzzo