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Il neonato e lo spazio

Il movimento rappresenta il primo e più importante strumento posseduto dall'uomo per adattare l'ambiente in cui vive e contemporaneamente per adattarsi, ovvero divenire adatto, ad esso. L'adattamento all'ambiente circostante può avvenire quindi solo in presenza di un valore cognitivo sottostante, cioè se tali adattamenti sono realizzati per uno scopo e in vista di un risultato. Premessa indispensabile perchè il bambino si muova è che egli senta l'esigenza di farlo: l'individuo deve raggiungere la consapevolezza di dover dare una soluzione a un preciso bisogno, ad una chiara esigenza o ad un forte desiderio. Occorrono però delle risorse disponibili (repertorio di movimento) e la determinazione a cercare la soluzione più idonea allo scopo,ma soprattutto delle occasioni per sperimentare la sua efficacia e modelli offerti dal contesto cui potersi ispirare.

E' evidente il ruolo della pratica dei movimenti spontanei nell'esplorazione e per la formazione di abilità motorie nel bambino. Il bambino, solo sperimentando attivamente la generazione di forze, specifica per ogni compito nei più svariati contesti, potrà esercitare la sua dotazione innata.

Pertanto, appaiono essenziali le prime fasi di esplorazione (motricità caotica del neonato), al fine di far relazionare le forze (muscolari e non-muscolari) alle forme (le configurazioni degli arti e le loro traiettorie). Infatti, anche se fin dalla nascita, sono presenti delle rappresentazioni cerebrali delle superfici recettoriali (Merzenich e Kaas, 1980; Kandel e Schwartz, 1987), per avviare un collaudo epigenetico di queste, è necessario che il bambino esplori attivamente l'ambiente: questo fa sì che si determini la selezione del repertorio primario (stabilizzazione selettiva della rete dei circuiti che si sono rivelati essenziali nell'interazione con l'ambiente) e di quello secondario ( stabilizzazione selettiva dei pesi nelle connessioni sinaptiche all'interno dei circuiti selezionati) sulla base delle istruzioni autorganizzattive provenienti dalle interazioni adattive entro la nicchia ecologica (Changeux, 1987; Edelman, 1987).

Il bambino e lo spazio

Il movimento attivo permette al bambino di raccogliere le informazioni in maniera multimodale: ciò consente la trasformazione di rappresentazioni di coordinate sensoriali in mappe di coordinate spaziali, specifiche rispetto ai segmenti corporei utilizzati per l'esplorazione ed al tipo di modalità sensoriale di registrazione (Paillard e Beaubaton, 1978). Acredolo sottolinea l'importanza dell'autospostamento locomotorio nel periodo tra 12 e 18 mesi, per sperimentare il cambiamento attivo dei punti di vista finalizzato all'emergere delle mappe spaziali interne.

Queste mappe costituiscono rappresentazioni multiple dello spazio ed esse si combinano per produrre un sistema di riferimento unitario e coerente, fondato sulla dinamica interazione tra percezione e movimento.

Parallelamente all'emergenza e allo sviluppo di mappe spaziali, si verifica un incremento nell'accuratezza dell'organizzazione e della calibratura del movimento nel bambino: ciò porterà alla una vera e propria rappresentazione dello spazio.

Durante lo sviluppo i dati percettivi, motori e sensoriali interagiscono dinamicamente per la formazione di un'immagine integrale dell'individuo: essi seguono percorsi diversificati ma che continuamente si intersecano e si integrano per permettere e favorire una crescita psicomotoria complessiva. Infatti, non a caso alcune delle più importanti acquisizioni motorie corrispondono ad altrettante conquiste sul piano cognitivo-psichico.

Secondo J.Piaget, dal momento che il progredire dello sviluppo cognitivo del bambino prevede l'equilibrio tra l'assimilazione e l'accomodamento, l'adattamento del bambino nei confronti del mondo circostante si troverebbe in uno stato quasi permanente di disequilibrio. L'assimilazione incorpora le nuove conoscenze apprese dal bambino in schemi già preesistenti, mentre l'accomodamento modifica gli schemi attuali per adattarli ai nuovi apprendimenti del bambino. Quando il sistema cognitivo riorganizza la propria struttura interna (accomodamento) questo stato di disequilibrio viene solo temporaneamente eliminato: infatti una nuova acquisizione da parte del bambino comporta una rottura di quest'equilibrio.

Il disequilibrio sarebbe quindi il motore dello sviluppo cognitivo, che crea la necessità biologica a ripristinare l'omeostasi del sistema.

Piaget suddivide lo sviluppo cognitivo del bambino in quattro stadi:

  • lo stadio senso-motorio (dalla nascita ai 18 mesi)
  • lo stadio pre-operatorio (dai 2 ai 6 anni)
  • lo stadio operatorio concreto (dai 7 ai 12 anni)
  • lo stadio logico-formale (dai 12 anni in poi)

Anche se nello stadio pre-operatorio vi sono importanti conquiste da parte del bambino, come la comparsa della rappresentazione, il bambino è dominato da un egocentrismo intellettuale: egli pensa in modo egocentrico in quanto non riesce a immaginare che la realtà possa presentarsi ad altri diversamente da come la percepisce: egli non è in grado di comprendere il concetto dei “punti di vista”.

Il celebre “esperimento delle tre montagne” ideato dall'autore si proponeva di studiare appunto l'egocentrismo intellettuale che caratterizza il bambino in questo periodo. Al bambino viene mostrato un modello tridimensionale rappresentante tre montagne di diverso colore e altezza dopodichè viene invitato a girare attorno al tavolo da cui egli può constatare che la vista delle tre montagne varia in funzione della posizione che si assume; il bambino viene invitato a sedere su un lato del tavolo mentre una bambola viene fatta sedere a un altro posto intorno al tavolo. Successivamente si chiede al bambino di scegliere le figure delle montagne che rappresentano meglio prima la sua visuale e poi quella della bambola.Anche se verso i 6-7 anni emerge un'iniziale consapevolezza che i punti di vista cambiano, prima dei 9-10 anni il bambino non sceglierà la figura corretta corrispondente al punto di vista della bambola.

Le acquisizioni sul piano cognitivo influenzano e interagiscono dinamicamente con le acquisizioni in altri ambiti, in particolare quello motorio-spaziale.

L'egocentrismo caratterizzante i primi anni di vita del bambino è visibile infatti anche nelle sue strategie di codifica spaziale: inizialmente i bambini utilizzano un sistema di riferimento procurato dal loro corpo, dalle posizioni e dai movimenti di esso o di alcune sue parti. Questo primo sistema di riferimento elabora delle coordinate corporee, rispetto alle quali vengono rappresentati i propri movimenti nello spazio, determinando quando gli stessi sono il risultato della propria attività (movimenti attivi) o quando invece sono il risultato di eventi esterni (movimenti passivi). La simultanea registrazione del movimento viene continuamente raccolta con strategie adattive basate sul ricordo di come si è mosso il proprio corpo. Questo sistema è noto come navigazione inerziale e si limita ad usare le informazioni interne. Questo sistema di riferimento, caratteristico del bambino piccolo però non è sufficiente: infatti, è necessario un secondo sistema, che coinvolga la capacità di rappresentarsi gli attributi spaziali di oggetti/eventi così come la localizzazione di queste entità in un ambiente entro il quale essi coesistono. Per integrare le informazioni accumulate durante l'utilizzo esclusivo della navigazione inerziale è indispensabile il rilevamento, almeno intermittente, di punti di riferimento esterni che costituiscono punti di riferimento relativamente stabili (Nadel, 1990).

Indice

  INTRODUZIONE
   
Capitolo 1

1. LA PARALISI CEREBRALE INFANTILE

  1.1 DEFINIZIONE
  1.2 EPIDEMIOLOGIA
  1.3 DIAGNOSI DI LESIONE
  • 1.3.1 Il neonato pretermine
  • 1.3.2 Il neonato a termine
 

1.4 CLASSIFICAZIONI

  • 1.4.1 Hagberg e al. (1975)
  • 1.4.2 Rosembaum e al.(2007)
  • 1.4.3 Ferrari-Cioni (2010)
 

1.5 LE FORME SPASTICHE

  • 1.5.1 La tetraplegia
  • 1.5.2 La diplegia (Segni clinici caratteristici, Forme cliniche)
  • 1.5.3 L'emiplegia (Segni clinici caratteristici, Forme cliniche)
  1.6 DISTURBI E FATTORI ASSOCIATI - Ritardo mentale, Epilessia, Disturbi della funzione visiva, Disturbi psichiatrici
Capitolo 2 2. FUNZIONI NON VERBALI
  2.1 FUNZIONI NON VERBALI
  2.1.1 Le funzioni visuo-percettive
 

2.1.2 Le funzioni visuo-spaziali

2.1.2.1 I disturbi visuo-spaziali

  • Disturbi dell'esplorazione visiva
  • Disturbi della percezione spaziale
  • Disturbi del pensiero spaziale
  • Disturbi visuo-costruttivi
 

2.2 ASPETTI EVOLUTIVI

  • 2.2.1 Prima infanzia
  • 2.2.2 Seconda infanzia
  • 2.2.3 Terza Infanzia
  2.3 Vie anatomo-funzionali di elaborazione visiva:le vie del "What" e del "Where"
Capitolo 3 3. LA MEMORIA DI LAVORO
  3.1 LA MEMORIA E LE SUE SOTTOCOMPONENTI
 

3.2 LA MEMORIA DI LAVORO

  • 3.2.1 I modelli teorici
    • Il modello di Cornoldi e Vecchi (2003)
  • 3.2.2.1 La memoria di lavoro visuo-spaziale (MLVS), La MLVS nel bambino
  • 3.2.3 Aree cerebrali coinvolte nella memoria di lavoro
Capitolo 4 4. LO SPAZIO E IL MOVIMENTO
  4.1 LO SPAZIO
  4.2 Il movimento - LA NAVIGAZIONE
 

4.3 DUE TIPI DI STRATEGIE PER LA CODIFICA SPAZIALE

  • 4.3.1 Le strategie egocentriche
  • 4.3.2 Le strategie allocentriche
  4.4 ASPETTI EVOLUTIVI
 

4.4.1 ASPETTI EVOLUTIVI

  • 4.4.2 Il neonato e lo spazio, Il bambino e lo spazio
 

4.5 STUDI RECENTI

  • 4.5.1 Aree cerebrali coinvolte nella codifica spaziale
Capitolo 5 5. LO STUDIO: MATERIALI E METODI - Introduzione allo studio
  5.1 IL CAMPIONE
 
  • 5.1.1 Caratteristiche del campione
  • 5.1.1.1 Età gestazionale
  • 5.1.1.2 Lesione cerebrale
  • 5.1.1.3 Livello cognitivo
  • 5.1.1.3.1 Profilo cognitivo
 

5.2 IL "WALKED CORSI TEST"

  • 5.2.1 Apparato sperimentale
  • 5.2.2 Svolgimento della prova
  • 5.2.3 Le sequenze
  5.3 ANALISI DEI DATI
  6. LO STUDIO: RISULTATI
   
  7. DISCUSSIONI
  7.1 CONSIDERAZIONI
  CONCLUSIONI
   
  Tesi di Laurea di: Ylenia Capuzzo