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Le funzioni visuo-percettive e visuo-spaziali alla nascita sono fortemente immature e il loro sviluppo avviene in modo progressivo.

Possiamo suddividere lo sviluppo delle funzioni non verbali in diversi stadi :

  • Prima infanzia (0-2 anni)
  • Seconda infanzia (2-6 anni)
  • Terza Infanzia (6-10 anni)

Prima Infanzia

Alla nascita, il sistema visivo del bambino è ancora fortemente immaturo: la sua visione è sfuocata ed è in grado di percepire solo gli stimoli posti a una breve distanza (25 cm circa). Entro i quattro mesi di vita si verificano i più importanti cambiamenti delle sue funzioni visive come il raggiungimento della messa a fuoco binoculare, l'aumento dell'acuità visiva, la visione tricromatica, etc...(Teller e Bornstein, 1987).

Il neonato dimostra di prediligere alcuni stimoli, in particolare sembra essere attratto da stimoli in movimento e dal volto umano, per le sue caratteristiche di simmetria e regolarità; a 3 mm egli è in grado di distinguere le espressioni facciali (Barrera e Maurer 1981; Field, 1985).

Seconda infanzia

Nella seconda infanzia , il bambino acquisisce nuove capacità percettive favorite dalla maturazione del sistema nervoso e dallo sviluppo delle abilità motorie.

L'abilità di sganciarsi dal contesto percettivo e di cogliere i particolari si sviluppa graduamente: nello sviluppo della percezione si deve imparare cosa guardare e a distinguere ciò che è rilevante da ciò che non lo è.

E' in questo periodo che si manifesta il fenomeno del Sincretismo infantile, per cui la percezione della struttura d'insieme ostacola l'individuazione delle singole parti; in altri casi, si percepisce in modo isolato un dettaglio saliente, “vistoso” o familiare anziché considerarlo come parte di un tutto. Fino ai 5 anni il bambino considera la globalità e i dettagli come elementi distinti, senza riuscirli ad integrare: per il bambino è difficile passare dalla dimensione unitaria a quella analitica (Girotti e Rizzardi 1999). Il sincretismo è influenzato dalle proprietà strutturali degli stimoli (Vurpillot, 1972): se gli stimoli sono semplici e strutturati il bambino avrà una percezione di tipo globale, al contrario, se essi sono poco strutturati, analitica.

La conoscenza dell'ambiente non avviene solamente attraverso le percezioni sensoriali visive, uditive e tattili ma anche grazie alle informazioni che segnalano la dimensione, la forma, il colore degli oggetti, le loro relazioni nello spazio e nei confronti di chi le guarda. L'acquisizione della costanza percettiva, ovvero della capacità di percepire un oggetto come identico a se stesso anche se la forma, le dimensioni o il colore cambiano a causa del movimento o al variare delle condizioni di illuminazione, avviene attraverso un processo lungo e graduale: prima si sviluppa la costanza della forma, poi quella della dimensione e infine la percezione della distanza e della profondità.

Per quanto riguarda la percezione dello spazio e dell'orientamento durante la seconda infanzia, il bambino passa da un sistema di riferimento “egocentrico” a un sistema “allocentrico”, ovvero una rappresentazione spaziale basata su punti di riferimento esterni. Inizialmente, infatti, lo spazio è quello percettivo-motorio, organizzato secondo un sistema di riferimento egocentrico ( alto/basso, sopra/sotto, davanti/dietro, destra/sinistra) e solo verso i tre anni, grazie anche alla comparsa dei processi di simbolizzazione, si sviluppa lo spazio rappresentativo, che dapprima si basa su rapporti topologici (incluso/escluso, aperto/chiuso, vicino/lontano) e successivamente su rapporti euclidei o metrici (numero e lunghezza dei lati, ampiezza di angoli...). Per quanto riguarda l'orientamento, solo verso i 6- 7 anni si cominciano a percepire i diversi orientamenti (rotazioni su piano verticale o orizzontale) come elementi che rendono due stimoli diversi.

Terza infanzia

In questo periodo, migliorano le strategie di analisi percettiva, in particolare nel confrontare gli stimoli e nel compiere un'esplorazione esaustiva.

La percezione dello spazio è di tipo euclideo, basata cioè sul numero e sulla lunghezza dei lati, sull'ampiezza degli angoli e sulle relazioni metriche.

Dai 10 anni in poi, gradualmente, arriviamo a possedere tutte le caratteristiche di flessibilità, reversibilità e sistematicità proprie di quelle dell'adulto; inoltre si perfezionano le abilità rappresentative che ci permettono le più evolute operazioni visuo-percettive e visuo-spaziali ( rotazioni mentali e programmazione dell'immagine mentale).

Indice

  INTRODUZIONE
   
Capitolo 1

1. LA PARALISI CEREBRALE INFANTILE

  1.1 DEFINIZIONE
  1.2 EPIDEMIOLOGIA
  1.3 DIAGNOSI DI LESIONE
  • 1.3.1 Il neonato pretermine
  • 1.3.2 Il neonato a termine
 

1.4 CLASSIFICAZIONI

  • 1.4.1 Hagberg e al. (1975)
  • 1.4.2 Rosembaum e al.(2007)
  • 1.4.3 Ferrari-Cioni (2010)
 

1.5 LE FORME SPASTICHE

  • 1.5.1 La tetraplegia
  • 1.5.2 La diplegia (Segni clinici caratteristici, Forme cliniche)
  • 1.5.3 L'emiplegia (Segni clinici caratteristici, Forme cliniche)
  1.6 DISTURBI E FATTORI ASSOCIATI - Ritardo mentale, Epilessia, Disturbi della funzione visiva, Disturbi psichiatrici
Capitolo 2 2. FUNZIONI NON VERBALI
  2.1 FUNZIONI NON VERBALI
  2.1.1 Le funzioni visuo-percettive
 

2.1.2 Le funzioni visuo-spaziali

2.1.2.1 I disturbi visuo-spaziali

  • Disturbi dell'esplorazione visiva
  • Disturbi della percezione spaziale
  • Disturbi del pensiero spaziale
  • Disturbi visuo-costruttivi
 

2.2 ASPETTI EVOLUTIVI

  • 2.2.1 Prima infanzia
  • 2.2.2 Seconda infanzia
  • 2.2.3 Terza Infanzia
  2.3 Vie anatomo-funzionali di elaborazione visiva:le vie del "What" e del "Where"
Capitolo 3 3. LA MEMORIA DI LAVORO
  3.1 LA MEMORIA E LE SUE SOTTOCOMPONENTI
 

3.2 LA MEMORIA DI LAVORO

  • 3.2.1 I modelli teorici
    • Il modello di Cornoldi e Vecchi (2003)
  • 3.2.2.1 La memoria di lavoro visuo-spaziale (MLVS), La MLVS nel bambino
  • 3.2.3 Aree cerebrali coinvolte nella memoria di lavoro
Capitolo 4 4. LO SPAZIO E IL MOVIMENTO
  4.1 LO SPAZIO
  4.2 Il movimento - LA NAVIGAZIONE
 

4.3 DUE TIPI DI STRATEGIE PER LA CODIFICA SPAZIALE

  • 4.3.1 Le strategie egocentriche
  • 4.3.2 Le strategie allocentriche
  4.4 ASPETTI EVOLUTIVI
 

4.4.1 ASPETTI EVOLUTIVI

  • 4.4.2 Il neonato e lo spazio, Il bambino e lo spazio
 

4.5 STUDI RECENTI

  • 4.5.1 Aree cerebrali coinvolte nella codifica spaziale
Capitolo 5 5. LO STUDIO: MATERIALI E METODI - Introduzione allo studio
  5.1 IL CAMPIONE
 
  • 5.1.1 Caratteristiche del campione
  • 5.1.1.1 Età gestazionale
  • 5.1.1.2 Lesione cerebrale
  • 5.1.1.3 Livello cognitivo
  • 5.1.1.3.1 Profilo cognitivo
 

5.2 IL "WALKED CORSI TEST"

  • 5.2.1 Apparato sperimentale
  • 5.2.2 Svolgimento della prova
  • 5.2.3 Le sequenze
  5.3 ANALISI DEI DATI
  6. LO STUDIO: RISULTATI
   
  7. DISCUSSIONI
  7.1 CONSIDERAZIONI
  CONCLUSIONI
   
  Tesi di Laurea di: Ylenia Capuzzo