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Cercherò ora di approfondire il tema della significatività del rapporto con il bambino autistico o, per meglio dire, cercherò di chiarire in che termini lo Psicomotricista può diventare oggetto significativo, cioè portatore di significati, nell'esistenza del bambino autistico.

Ricorrerò qui a tre parametri squisitamente psicomotricisti:

  1. lo SPAZIO,
  2. il TEMPO
  3. ed il CORPO.

Per prima cosa bisogna chiedersi cosa sono, nel bambino autistico, lo spazio, il tempo ed il corpo. Lo spazio è come desertificato, sia quello esterno, pieno di vita che non tocca il profondo del bambino, sia quello interno, che è come "una fortezza vuota",. In questo spazio vuoto dilaga un tempo senza tempo, una sorta di oceano in moto atemporale, fissato in un eterno presente in cui non vi è sviluppo e, dunque, non vi è storia. Ma la storia, la nostra storia, è la nostra identità. Ognuno può dire di essere, in un determinato momento della sua vita, con una certa identità in quanto riconosce la storia personale e le tracce che questa storia ha lasciato. Nel bambino autistico ciò non è possibile, dunque non è possibile la percezione di una qualche identità.

Si potrebbe, infine, dire che il corpo rende solida e concreta l'esistenza perché permette l'agire, che è possibilità di lasciare tracce. Questo è alla base, da un lato, della comunicazione e, dall'altro, della rassicurazione circa l'angoscia terribile che nasce dalla paura di non esistere, di non essere.

Lo psicomotricista deve avere, come obiettivo, il dare senso al non senso. Il suo essere deve essere apportatore di senso allo spazio, al tempo ed al corpo del bambino autistico. Deve essere capace di diventare presenza non invasiva nello spazio del bambino autistico e, al tempo stesso, rimettere in moto il tempo e, con esso, la storia. Il rapporto terapeutico sarà la storia e, forse per lungo tempo, costituirà l'unica storia del bambino autistico.

La continuità e la discontinuità, date dal susseguirsi e dall'interrompersi degli incontri, all'inizio creerà un fluire del tempo frammentato ma, man mano che si sviluppa la relazione e la rappresentazione mentale di essa, il tempo potrà assumere sempre di più una dimensione di continuità. E' a partire da questa storia, quella della relazione terapeutica, che si potranno organizzare altre  storie, in cui sarà possibile, da parte del bambino, percepire gli accadimenti.

Quando questo passaggio si sarà verificato, il tempo riprenderà a fluire dal passato al futuro ininterrottamente. Lo psicomotricista investe lo spazio ed il tempo con il suo corpo, corpo che incontra l'altro e si pone come oggetto donatore di senso. Il corpo dello psicomotricista si relaziona in modo privilegiato con il corpo del bambino, dona globalità, integrità, compattezza, spessore.

Attraverso l'acquisizione del senso dello SPAZIO, del TEMPO e del CORPO, il bambino autistico potrà evolvere verso una esistenza in cui siano presenti dei significati.

Per concludere, mi sembra che si possa dire che lo Psicomotricista lavora a creare í requisiti minimi dell'esistere, quel minimo di compattezza senza la quale nessuna esistenza potrebbe organizzarsi e dispiegarsi.