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Non c'è tecnica in Psicomotricità, non ci sono regole fisse, bisogna creare, innanzitutto, una relazione significativa. Ma come?

Nel caso di Jessica: la bambina incontra una persona, la terapista, che le offre delle attenzioni, un aggruppamento affettivo tonico-sensoriale-emotivo. La stessa deve rispondere ai bisogni della bambina, deve aggiustare modularítà, come tono, postura, gesto, voce, deve fare un lavoro di ECOPRASSI, deve creare nella bambina il piacere del corpo, corpo che di solito, in questi bambini, è frantumato, disgregato, liquefatto.

In sintesi, l'intervento terapeutico riguarda:

  1. le modalità con cui il corpo produce segni concernenti la relazione;
  2. le modalità dì scambio delle sequenze dei segni fra bambina e terapista; 
  3. i significati che queste sequenze possono veicolare; 
  4. la manipolazione, da parte del terapista, delle sequenze significanti del bambino allo scopo di trasformare la sua relazione con il mondo.  

Esempio: Il bambino è impegnato in una azione ripetitiva apparentemente senza funzione comunicativa. Il terapista, tramite l'imitazione, la postura o giocando sugli spazi personali, rende significante quella azione. Il bambino è costretto a scegliere: o accetta la comunicazione, e allora la stessa azione non sarà più insignificante, o rifiuterà il tentativo del terapista per continuare la propria attività stereotipata. Ma rifiutare di comunicare è già dare un senso all'azione e, quindi, un atto comunicativo.