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L'Autismo è una malattia che colpisce bambini d'ogni razza, nazione Religione e stato sociale.

Sulla frequenza di questa malattia ci sono dati discordanti. Alcuni autori riferiscono una frequenza di 418 bambini su 10000 nati con frequenza superiore nei maschi, con un rapporto di 2 a 4. Solitamente le femmine presentano sintomi più gravo quando ne sono affette, con un deficit intellettivo maggiore. Le caratteristiche del disturbo ricavato dal D.S.M.IV° si basa sulla cosi' detta TRIADE SINTOMATOLOGICA che è caratterizzata da:

  • marcata compromissione dell' interazione sociale;
  • alterazioni della comunicazione verbale e non verbale;
  • repertorio d'attività ed interessi ristretti e stereotipati;

Questa triade certamente rappresenta la base su cui poggiare un'eventuale diagnosi dell'AUTISMO, ma va presa con cautela, perché dipende dall'entità delle manifestazioni e quanto l'una prevalga sull'altra. QUAL E' IL PROBLEMA DI QUESTI BAMBINI? Uno dei più' frequenti, che viene riportato dagli autori, è quest'opposizione ai cambiamenti, quindi la ricerca della condizione dell'immutabilità, il disinteresse dell'altro, la scarsa variabilità mimica, la mancanza di sorriso, la tendenza alla ripetitività, le stereotipie gestuali motorie, facile irritabilità, attaccamento inadeguato agli oggetti.

Il bambino vive in un mondo senza oggetto. Infatti, se si osserva un bambino autistico, lo si vedrà manipolare gli oggetti inanimati attratto, per lo più, dalle qualità sensoriali dell'oggetto, (lo annuserà, lo leccherà, lo getterà a terra per sentirne il rumore e così via), senza la possibilità di accedere ad un uso simbolico.

E' possibile notare una certa preferenza di questi bambini per gli oggetti duri ed un certo rifiuto per gli oggetti con sembianze umane. Anche rispetto agli oggetti animati, il bambino non mostra alcun attaccamento.

Nel contatto con il bambino autistico, l'esperienza comune è quella di essere fatti oggetti inanimati, cioè con il bambino entra in contatto con noi non come persone ma come pezzi (braccia, gambe, bocca, denti). L'evitare attivamente lo sguardo, ancora una volta, testimonia la negazione della presenza dell'altro; dunque il mondo autistico è un mondo senza oggetti.

L'intervento terapeutico sul bambino autistico non può non tenere conto di particolari linee evolutive. L'intervento deve mirare a far evolvere la psicosi autistica verso forme meno gravi rispetto alla psicosi precedente deficitaria. L'intervento psicomotricista nell'autismo trova maggiore applicazione rispetto alle altre forme di psicosi infantili.

Come già detto, il mondo autistico è un mondo senza oggetti, un mondo dove nessun oggetto assume un'importanza particolare, dove tutti restano sullo sfondo, tenuti a distanza dal bambino, distanza che aumenta quanto maggiore è la loro pericolosità. In un mondo senza oggetto non vi è relazione, viene cioè a mancare l'esserci, cioè l'essere in relazione, la presenza.

Lo psicomotricista che lavora sulla relazione deve, innanzi tutto, rendersi disponibile come oggetto non invasivo, deve saper individuare la "distanza" giusta in termini spaziali, sonori, temporali, corporei. Solo restando alla giusta distanza dal bambino autistico potrà proporsi come oggetto non invasivo e dunque non pericoloso, ma la percezione della distanza giusta è possibile solo se lo psicomotricista sarà teso verso un sentiero profondo del bambino. In questa fase, il terapista dovrà essere paziente, vincere la sua tentazione ad agire, l'ansia che "nulla accada", bisognerà che sappia aspettare il tempo necessario a far accettare la sua presenza dal bambino. Se ciò accadrà, sarà diventato per il bambino oggetto non invasivo, non distruttivo.