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Nei Capitoli precedenti ho avuto modo di trattare della necessità della concordanza tra il linguaggio verbale e quello corporeo in terapia. Ho anche analizzato il significato della discordanza tra i vari canali comunicazionaii. Vorrei ora accennare ad un concetto sul quale mi è capitato di riflettere spesso negli ultimi tempi, concetto che chiamerò, se pure in maniera provvisoria, del "fraintendimento".

L'incoerenza tra comunicazione verbale e non verbale può determinare l'emissione di messaggi contradditori sia da parte del bambino che da parte del terapista. Si viene a determinare, in questo modo, una situazione di "doppio legame" in terapia, situazione questa che il terapista deve saper riconoscere in quanto pericolosa ai fini terapeutici.

In particolare, il terapista si deve chiedere se l'emissione di messaggi contraddittori da parte del bambino non abbia a che fare con un contesto di comunicazione contraddittorio ed alterato in cui il bambino vive. E' evidente che il terapista deve cercare di sottrarre il bambino a tale dimensione, e questo, in casi estremi, può comportare l'abbandono da parte del terapista del canale verbale di comunicazione.

In questo modo la comunicazione viene riportata ad una chiarezza cui il bambino non è più abituato. Il cammino verso questo obiettivo può essere lungo ma necessario. Naturalmente, il terapista si deve anche chiedere quanto vi è di contraddittorio nella sua comunicazione e i motivi di tale contraddittorietà.

Ma, se in una situazione di doppio legame sono entrambi i messaggi contraddittori a giungere all'altro (anche se poi percorrono nell'altro vie diverse — ad esempio conscio ed inconscio - ), vi sono situazioni in cui è uno solo dei messaggi a giungere. In tal caso si può parlare di "fraintendimento".

Esso deve essere inteso come una situazione di occultamento in cui un "significato" dell'essere dell'altro resta nascosto, non viene trasformato in messaggio ed emesso; non si tratta di semplice mascheramento. Nel fraintendimento esiste disponibilità del ricevente a permettere l'occultamento.

La situazione è grave quando tale disponibilità, inconsapevole, è presente nel terapista, cioè, di fatto, egli non è disponibile alla percezione di una parte del bambino e ciò inficia la possibilità di  percepire l'altro globalmente. Evidentemente tale inconsapevole complicità è in relazione con problematiche inconsce del terapista.

Ma il fraintendimento può essere anche del bambino, che percepisce in modo parziale e complessivamente irreale il terapista. Anche qui il terapista deve chiedersi cosa non vuole trasmettere al bambino di sé e cosa il bambino non vuole percepire diluì.

Quando la relazione terapeutica è improntata al fraintendimento viene a crearsi una dimensione di falso sia nel bambino che nel terapista, o in entrambi. Situazione questa particolare e antiterapeutica in quanto impedisce il coinvolgimento totale dell'essere nella terapia, proponendo una comunicazione improntata al "falso", generatrice di una "falsa realtà", quindi di una "falsa relazione".