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Sotto questo termine raggrupperò una serie di canali di comunicazione non verbale: gestualità, tono muscolare, mimica. Non mi soffermerò su questi singoli elementi, la cui conoscenza deve appartenere al bagaglio essenziale di ogni psicomotricista, né tratterò gli aspetti e i significati generali.

Il movimento spesso serve ad attirare l'attenzione dell'altro, ma può servire anche durante una conversazione a ridurre l'ambiguità di ciò che viene detto e a fornire un feed-back a chi parla. Certi movimenti svolgono un ruolo importante nel creare e sostenere gli aspetti essenziali della relazione tra gli interagenti. Soprattutto i movimenti del capo, le espressioni facciali e i gesti delle mani e braccia possono indicare, ad esempio, afflizione o solidarietà.

Molti movimenti hanno la funzione di enfatizzare le parole, per cui esse diventano più chiare. E' possibile distinguere movimenti con una supremazia di movimenti e movimenti con una supremazia di linguaggio verbale. Mentre questi ultimi hanno una funzione di sostegno alle parole, i primi, in un certo modo, le sostituiscono. In questo caso, il movimento è il principale veicolo di contatto con l'ascoltatore.

Per la psicologia non tutti i movimenti si collegano alla comunicazione, ve ne sono alcuni centrati sul corpo di chi comunica che riguardano attività, quali grattarsi, accarezzarsi, strofinarsi e manipolare i vestiti o altro, che probabilmente esprimono un contenuto che rimane non verbalizzato perché represso o soppresso. Da un punto di vista psicomotorio tale distinzione è artificiosa, si tratta anche per questi movimenti di una comunicazione che avviene al di fuori di una intenzionalità comunicativa cosciente.

Durante una conversazione, il passaggio nella sequenza dell'intenzione da una fase all'altra, con uno scambio di ruoli tra chi parla e chi ascolta, è segnata da movimenti. Inoltre, chi ascolta spesso riproduce, come in uno specchio, i movimenti di chi parla o produce movimenti di approvazione, sottolineando il legame che esiste tra loro.