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La prossemica è lo studio della distanza interpersonale che gli individui mantengono quando interagiscono. Si tratta, a ben vedere, di un aspetto spaziale della comunicazione.

Tale aspetto ha poco o niente a che fare con la capacità di farsi udire della voce umana. Essa risponde alle dinamiche interpersonali coinvolte e soggìacenti alla comunicazione. La quantità di spazio che le persone mettono tra di loro non è un fatto neutro, ma comunica qualcosa. Le distanze interpersonali variano con la qualità della relazione. L'analisi della distanza tra due persone ci permette di capire alcuni aspetti del loro interagire.

Molti studiosi hanno individuato, per i vari tipi di relazione, la distanza più frequente. Ad esempio, la distanza tra i volti di due persone impegnate in una normale conversazione è di circa 120- 150 centimetri. Si è visto anche che variazioni di qualche decina di centimetri in meno provocano disagio e assumono particolare significato.

Si è osservato, anche, che se dei fattori esterni ai due individui che stanno comunicando o anche interni ad uno di essi riducono o aumentano tale distanza, i due o uno solo di essi mettono in atto meccanismi tendenti a riportare la distanza al livello iniziale. La distanza interpersonale raggiunta da due persone è in relazione all'equilibrio che viene a crearsi tra le loro tendenze rispettive ad avvicinarsi ed allontanarsi. Si può dire anche che la forza relativa di queste tendenze in ogni momento è determinata dalla maggiore o minore intimità e dalla differenza di status tra i due interagenti. Se lo status è uguale, la distanza dipenderà esclusivamente dall'intimità. L'ambiente, poi, in cui avviene l'interazione condiziona la distanza: essa sarà minore per strada e maggiore in casa.

Anche i vari tipi di cultura influiscono sulla scelta della distanza. Ad esempio si è visto che l'interazione tra arabi avviene ad una minore distanza rispetto agli occidentali.

Bisogna inserire all'interno del concetto di prossemica anche la disposizione fisica rispettiva degli interagenti, in altre parole il modo in cui ognuno va ad occupare uno spazio o, se si vuole, il punto dello spazio che ognuno occupa rispetto all'altro. Si potrebbe dire che mentre la distanza è riferibile al rapporto di intimità tra le persone, la disposizione spaziale si collega alla presentazione dello status e della relazione orientata al compito.

Se si riporta questo discorso all'interno della pratica psicomotoria, bisogna auspicare che lo psicomotricista abbia una perfetta conoscenza e padronanza di tale canale comunicativo. Egli si trova a condividere uno spazio con il bambino. Si tratta, per lo più, di uno spazio chiuso, la stanza di psicomotricità. In questo spazio la distanza e la disposizione fisica sua e del bambino mutano in continuazione. Allontanamenti e avvicinamenti, punti dello spazio occupato e modi di porsi nello spazio hanno a che fare con le dinamiche psichiche che emergono e si sviluppano nella relazione.

L'analisi della spazialità della relazione, oltre della spazialità dei singolo corpi, permette una conoscenza di tali dinamiche e il modo di essere dell'individuo-corpo.

La spazialità non è importante solo per la comprensione della relazione ma è anche uno dei livelli su cui si organizza l'intervento terapeutico. In altre parole, una capacità di analisi e di interpretazione dello spazio in relazione a sé stesso e al rapporto, permette l'organizzazione di un intervento terapeutico che meglio utilizza lo spazio stesso.

Una buona conoscenza dello spazio fornisce allo psicomotricista una comprensione anche del proprio modo di essere nella relazione, gli permette di capire da cosa sono sottesi i suoi avvicinamenti e allontanamenti, la sua disponibilità fisica, il punto che occupa nella stanza.