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“La Pratica Psicomotoria educativa e preventiva è una pratica che accompagna le attività ludiche del bambino. E’ concepita come un percorso di maturazione che favorisce il passaggio “dal piacere di agire al piacere di pensare”… “ Credo che non sia possibile parlare di educazione della prima infanzia senza considerare lo ‘sviluppopsicomotorio '. Il bambino matura a partire dall’esperienza corporea ed è qui che la psicomotricità diventa fondamentale.

Da anni cerco di sensibilizzare le scuole, i genitori e le istituzioni sulla valenza della psicomotricità e mi sono resa conto che c’è molta confusione in merito, soprattutto sul territorio capitolino.

Come ogni disciplina, anche questa ha diverse scuole e metodologie. Io vi parlerò di quella che ho abbracciato: la Pratica Psicomotoria, ovvero, il Metodo del Prof. Bernard

Aucouturier.

Questa metodologia è nata in Francia, si è sviluppata in Italia alla fine degli anni 70 ed attualmente viene praticata da specialisti formati attraverso iter formativi triennali presso le Scuole italiane di Pratica Psicomotoria, con la supervisione scientifica del Prof. B. Aucouturier.

La Pratica Psicomotoria è conosciuta in America meridionale, in Canada ed è attuata in diversi paesi europei sia a livello privato che in ambito scolastico pubblico nei diversi approcci: educativo/preventivo, d’aiuto e terapeutico. La Pratica Psicomotoria poggia su delle basi semplici e universali: gioco spontaneo, movimento corporeo e piacere del vissuto relazionale.

Il bambino esiste anzitutto attraverso il corpo in relazione con l’altro, attraverso l’azione ed il gioco. Egli apprende di più attraverso l’azione ed il piacere che essa genera che attraverso altre modalità. Proprio il piacere vissuto favorisce lo sviluppo armonico del bambino, base importante per un rapporto positivo e equilibrato con se stesso e con l’altro, purché lo si aiuti nella sua consapevolezza e lo si riconosca nella sua originalità. Il bambino diventa protagonista assoluto: esprime le proprie potenzialità e capacità (creative, omunicative, motorie, simboliche, ecc.) e di ricerca di nuove tappe da conquistare (sperimentazione, ideazione, realizzazione, trasformazione).

La Pratica Psicomotoria offre ai bambini la possibilità di uno spazio di crescita complementare a quello scolastico e familiare, e permette di offrire agli adulti che lo accompagnano nel suo percorso di crescita (genitori ed educatori-insegnanti) la possibilità di approfondire la conoscenza del bambino e di seguirne l’evoluzione durante l’esperienza psicomotoria.

La sala in cui si svolge la Pratica Psicomotoria è strutturata in due luoghi: uno riservato all’espressività motoria e l’altro all’attività plastica, grafica e al linguaggio.

Nella seduta di psicomotricità, anche il tempo è strutturato per favorire ‘un percorso di maturazione psicologica che potrebbe essere sintetizzato nella frase: “Dal corpo al linguaggio”.1 Il primo tempo è riservato all’espressività motoria, il secondo alla narrazione di una storia ed il terzo all’espressività plastica e grafica.

Ogni fase viene attuata con un rituale d’entrata ed uno di uscita. Durante questo percorso, vengono rispettati il tempo di evoluzione di ciascuno e il tempo di maturazione dei diversi aspetti del bambino sia sul piano motorio che affettivo e cognitivo.

Lo psicomotricista accoglie ed interpreta l'espressività globale del bambino, accompagnandolo nel percorso evolutivo. Lo psicomotricista è in grado di ascoltare empaticamente il bambino ed è il garante della sicurezza fisica e della sicurezza affettiva. Essere all’ascolto del linguaggio (verbale e non) permette di cogliere l’importanza ed il senso di ciò che esprime attraverso le sue diverse produzioni. Al tempo stesso, lo psicomotricista è anche essere strutturante e di contenimento. L’adulto si implica nel gioco del bambino ma resta sempre all’ascolto delle dinamiche di gruppo e della seduta. Diventa partner simbolico e specchio di piacere. Come dice il Prof. Aucouturier, ‘l’atteggiamento dello psicomotricista in pratica Psicomotoria deriva da un principio filosofico che viene applicato nelle relazioni con tutti: credere nella persona ’.

“Si può capire di più di una persona in un’ora di gioco che in un anno di conversazione (Platone).