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Il presente articolo, non è esaustivo di un argomento così complesso e ricco di implicazioni, verterà su alcune delle principali teorie relative al controllo dell’attività motoria e richiamerà concetti che vedono in stretta correlazione motricità, affettività, cognizione. Per rendere più chiara questa esposizione e, soprattutto, per dare maggiore completezza al tema, sarà utilizzato in luogo del termine atto motorio, quello più estensivo di “comportamento motorio”.

Saranno brevemente esposti alcuni delle principali interpretazioni teoriche relative al controllo motorio che, prevedono all’interno dei loro costrutti il contributo di numerosi sistemi biologici, affrontano comunque il problema su basi quasi esclusivamente neurofisiologiche.  In seguito saranno esposti alcuni elementi che, soprattutto nel bambino, sono fondamentali nel promuovere e sostenere lo sviluppo motorio, quindi sarà fatto un accenno al legame tra movimento emozioni e sviluppo affettivo.

 

Negli ultimi anni si è riacceso l’interesse per i fenomeni connessi al controllo dell’attività motoria nel bambino e nell’adulto, grazie al contributo delle ricerche compiute nel campo della neuropsicologia e della neurofisiologia.

I costrutti teorici relativi al controllo motorio che hanno sviluppato i tradizionali approcci terapeutici ed  hanno guidato la costruzione di strumenti valutativi basati su una concezione uniforme dello sviluppo, hanno perso gran parte della loro valenza, cedendo il passo a nuovi e più convincenti modelli interpretativi.

Oggi viviamo un importante momento di svolta nell’ambito delle discipline connesse ai processi di sviluppo, le intuizioni di una volta - il valore della motivazione, dell’interesse, dell’attività di gioco, della percezione, della cognizione, ecc.- incominciano a trovare un substrato sperimentale più concreto. Un esempio paradigmatico in tal senso è stata la scoperta dei neuroni specchio (mirror neurons) realizzata dal gruppo del professor Rizzolatti (Rizzolatti, 1996). All’inizio non solo hanno riempito gli spazi lasciati vuoti dalla teoria, ma hanno anche creato nuove e più importanti prospettive teorico-applicative.

Agli inizi del secolo scorso vengono formulati i primi modelli teorici sul controllo motorio, tutto parte dall’immagine di un “uomo motorio”, essere privo di pensiero ed emozioni, capace di sviluppare risposte motorie di tipo riflesso. 

  • Modello gerarchico-riflessoPer Sherrington i riflessi costituiscono le unità base dell’attività motoria -il comportamento motorio è quindi determinato dalla coordinazione di semplici riflessi (Sherrington, 1906). Più o meno nello stesso periodo Jackson ipotizza che il sistema motorio abbia un’organizzazione di tipo gerarchico, nell’ambito della quale i centri superiori, connotati da un maggiore grado di sofisticazione e di integrazione, controllano i centri sottostanti più primitivi ed automatici: a livello midollare sono generate risposte riflesse, a livello mesencefalico reazioni di raddrizzamento, a livello corticale reazioni di equilibrio e movimenti volontari. Questa interpretazione, solo in apparenza semplicistica, è ancora oggi un assunto di base della fisiologia generale del sistema nervoso.
  • Modello neuromaturazionista -  Negli anni ‘40 le ipotesi formulate da Jackson sono riprese da Gesell che, riconoscendo l’organizzazione gerarchica del sistema motorio, ritiene che lo sviluppo motorio sia strettamente determinato dalla dinamica maturativa delle strutture del sistema nervoso. In pratica, il cambiamento della struttura determina la modificazione della funzione; così il rapporto tra struttura e funzione diviene esclusivamente unidirezionale: un danno del sistema nervoso provoca il mancato controllo inibitorio delle strutture corticali sui centri inferiori con conseguente funzionamento più primitivo, per liberazione delle attività riflesse e dei pattern motori automatici (Gesell, 1946). Benché l’ipotesi di Gesell possa apparire estremamente riduttiva, allo studioso va attribuito il merito di aver documentato con accuratezza le tappe dello sviluppo motorio e di aver osservato come la maturazione proceda secondo due direttrici ben precise: cefalo-caudale e prossimo-distale.
  • Modello filogenetico - L’interesse per i processi di sviluppo della motricità apre la strada alle suggestive teorie filogenetiche, che hanno avuto una notevole influenza sugli approcci riabilitativi degli anni ’60 e ‘70. Ad esempio Temple Fay ritiene che durante lo sviluppo motorio l’individuo ripercorra il cammino evolutivo della specie secondo un preciso schema:
    • fase ondulatoria (movimenti circolari) – tipica dei pesci
    • fase dello strisciamento – tipica degli anfibi
    • fase quadrupedica – tipica dei grossi mammiferi
    • fase bipede – caratteristica di alcuni primati
  • Modello sistemicoGià alla fine dei primi anni ’60 lo sguardo degli studiosi si volge all’ambiente come componente essenziale in grado modulare lo sviluppo motorio; vengono elaborate teorie innovative che collocano già al centro del loro interesse le interazioni tra contesto ecologico e maturazione del sistema nervoso. Sono gli anni in cui le conoscenze sulla plasticità cerebrale, sulla sinaptogenesi ed sul significato dei processi di riorganizzazione e regressione neuronale, compiono i primi passi significativi. In questo periodo Bernstein avanza l’ipotesi che il controllo motorio si realizzi  attraverso una complessa integrazione di sistemi, sia interni all’organismo (sistema nervoso, sistema muscolare, sistema scheletrico) che esterni ad esso (forza di gravità ed inerzia). Il controllo motorio efficiente si raggiunge grazie alla progressiva riduzione di quelli che il neurofisiologo russo definisce gradi di libertà, cioè di tutte le possibili interferenze che ogni singolo elemento del sistema può apportare. Perché si realizzi il pieno controllo dei gradi di libertà, è necessario che il sistema motorio possegga dei programmi prestrutturati a partire dai quali si possano costruire modelli più raffinati per ogni specifico compito motorio. Due meccanismi di controllo garantiscono l’efficiente funzionamento del sistema: il controllo retroattivo (feedback) che è in grado di rispondere alle perturbazioni inaspettate ed il controllo anticipatorio (feedforward) che consente di specificare in anticipo l’ordine degli eventi e la loro temporizzazione. Per avere un’idea di cosa accade quando manca il meccanismo di controllo anticipatorio è danneggiato, possono essere osservati i soggetti affetti da atassia cerebellare, per i quali l’esecuzione di ogni gesto richiede un lavoro continuo ed estenuante di aggiustamento delle traiettorie, modifica della sincronizzazione e dell’intensità del movimento.

Un aspetto interessante intorno al quale si è concentrato l’interesse di molti studiosi è stato quello della percezione e delle rappresentazioni interne dell’atto motorio. Bernstein, ad esempio, postula l’esistenza di un “comparatore”, cioè di un meccanismo di confronto tra le informazioni sensoriali relative alla posizione istantanea del corpo in movimento e la rappresentazione interna della posizione che il corpo aveva 0,1 secondi prima; il calcolo delle discrepanze sensoriali tra questi due momenti consente al sistema di controllo motorio di valutare l’esatta velocità del movimento.

L’esistenza di meccanismi di comparazione tra rappresentazione e risultato dell’azione è una considerazione tutt’altro che nuova. Già Piaget, sosteneva che il meccanismo di assimilazione sotteso alle reazioni circolari, fosse sostenuto dalla ricerca di una collimazione tra scopi di un’azione e risultati (Piaget, 1960).  Un approccio teorico che riprende il concetto di circolarità tra comandi motori e afferente sensoriali è proposto da Berthoz, autore di una teoria motoria della percezione, che nel suo libro “Il senso del movimento” (sinestesia), interpreta la percezione non come un meccanismo passivo per ricevere ed interpretare dati sensoriali, bensì come un processo attivo di anticipazione delle conseguenze sensoriali di un’azione e quindi di legame coerente tra pattern sensoriali e motori.

 

Sviluppo motorio nel bambino

Lo sviluppo del controllo motori nel bambino può essere definito secondo due prospettive:

  1. la prima si rifà alle osservazioni di Gesell e McGraw, che hanno descritto con precisione le sequenze evolutive, e conservano ancora una loro validità in seno alla semeiotica quantitativa del comportamento motorio;
  2. la seconda si riferisce ai modelli sistemici, che forniscono utili riferimenti per le valutazioni di tipo qualitativo.

Ispirandosi al primo approccio è più agevole considerare la maturazione delle due componenti che definiscono ogni atto motorio, cioè postura movimento.

Alla tipica evoluzione seguita dalla postura secondo una direttrice cefalo-caudale e posturo-distale, bisogna aggiungere che i meccanismi di controllo posturali durante lo sviluppo del bambino divengono via via più sofisticati: alla nascita sono presenti reazioni automatiche di raddrizzamento, quindi si organizzano le reazioni di difesa o paracadute ed infine le reazioni di equilibrio che garantiscono il mantenimento dell’assetto posturale più idoneo. La progressiva acquisizione del controllo posturale è resa possibile dall’azione sinergica del tono muscolare. L’affermazione di Sherrington “The posture in the shadow of movements” sottolinea efficacemente questo legame.

Le modificazioni toniche in realtà hanno luogo già in epoca fetale secondo uno schema preciso descritto da Hooker (1952) e Humpeherey (1964) (da 9 a 17 settimane primo stadio flessorio, da 18 a 30 settimane – primo stadio estensorio, da 30 a 44 settimane – secondo stato flessorio, dalla nascita a 6 mesi – secondo stadio estensorio).

Durante la vita fetale anche la motricità spontanea mostra dei caratteristici pattern autogenerati (non provocati da stimoli specifici) con un preciso significato adattivo (Prechtl, 1984). Le atipie di questi pattern costituiscono oggi parte integrante di una semeiotica qualitativa per la valutazione precoce delle lesioni cerebrali.

Una chiave di lettura che si potrebbe definire neuropsicologica del controllo motorio, viene offerta dalle elaborazioni della teoria di Bernstein compiute da Bruner. Il bambino, dal momento in cui acquisisce la capacità di rappresentare mentalmente l’atto motorio, seleziona, procedendo per tentativi ed errori, la sequenza di schemi motori più idonei per raggiungere il risultato desiderato. Una volta individuata, la sequenza motoria che soddisfa pienamente le condizioni imposte dal compito, viene fissata e, attraverso continue ripetizioni, automatizzata come programma motorio definitivo. I programmi motori possono essere decontestualizzati e impiegati per la risoluzione di nuovi problemi adattivi. Ogni movimento finalizzato si realizza grazie all’attivazione di un complesso sistema interattivo in cui convergono afferenze propriocettive e sensitive, componenti biomeccaniche e cinematiche delle strutture osteomuscolari, stato di arousal, livello attentivo, intenzionalità, la cui coerenza interna viene mantenuta dai meccanismi di controllo a feedforward -capacità di pianificare anticipatamente le conseguenze di un dato comportamento motorio- e a feedback -che consente, attraverso il confronto continuo tra la rappresentazione interna dell’atto da compiere e i risultati ottenuti, di ridurre, fino ad annullarla, la discrepanza tra scopi e risultati dell’azione -.

Una sintesi degli attuali fondamenti teorici è proposta da Shumway-Cook e Wollacott che ritengono essenziali per lo sviluppo del controllo motorio i seguenti elementi:

  • processi motori. Sono riferiti alla maturazione delle risposte neuromuscolari sinergiche che mantengono la stabilità del collo, del tronco e degli arti inferiori;
  • processi sensoriali. Comprendono lo sviluppo deI sistema visivo, vestibolare e somatosensoriale, la maturazione delle strategie sensoriali;
  • componenti muscolo-scheletriche. Cambiamenti nella struttura e nella morfologia dei tessuti molli, sviluppo della forza muscolare e dell’ampiezza del movimento;
  • rappresentazioni interne. Processo di mappaggio sensoriale per l’azione;
  • meccanismi anticipatori. Capacità di anticipare e adattare i processi sensoriali motori in risposta ai cambiamenti del compito e dell’ambiente.

 

Movimento ed emozioni

Il legame tra movimento, in senso lato, ed emozioni, è un altro aspetto sul quale occorre soffermarsi brevemente, pertanto saranno accennate le tre dimensioni di questo legame:

  • Intenzionalità
  • Tono della Gestalt
  • Empatia

Intenzionalità - E’ l’intenzionalità che durante lo sviluppo promuove e sostiene la scelta delle strategie motorie più appropriate per il raggiungimento di uno scopo. Essa non solo precede l’atto motorio, ma lo dirige e ne costituisce il criterio per mettervi fine (Brunner). In tal senso l’intenzionalità può essere interpretata con i tre principali meccanismi di controllo dell’atto motorio:

  • Feedforword  (aspettativa)
  • Feedback in corso d’azione (ripasso del programma d’azione)
  • Feedback vero e proprio (risultato dell’azione)

Tono della Gestalt - Ogni stato d’animo produce una certa variazione tonica, ogni stato affettivo è caratterizzato da una certa quantità di tono definita da Ajuraguerra “tono della Gestalt”. D’altra parte “La motricità insieme al disordine somatico è l’altra grande via di espressione corporea nella psicopatologia infantile…ed è tanto più coinvolta nell’espressione clinica quanto più marcate sono le condizioni di carenza affettiva…”  (Kreisler, 1981).

Empatia - Possiamo spingere questa concettualizzazione ancora più in là osservando come il corpo rileva segnali che consentono di interpretare lo stato emotivo dell’altro e di reagire di fronte al pericolo attivando una serie complessa di eventi biologici. Il meccanismo di risposta è generato da una delle parti ontogeneticamente più primitive del nostro cervello, l’ipotalamo che, insieme ad altre strutture (circuito di Papetz) opera la decodifica di specifici segnali motori (le espressioni facciali, l’intonazione della voce, la gestualità) e prepara l’organismo all’azione (reazione di attacco o fuga).

 

Sviluppo motorio e sviluppo affettivo

Il passaggio da un’attività motoria riflessa ad un’attività volontaria (descritto mirabilmente da Piaget) dà vita secondo la teoria psicoanalitica alla prima fase dello sviluppo affettivo dell’individuo e segna l’inizio dell’indissolubile legame tra motricità e affettività. Con la suzione, infatti, nella concezione freudiana prende corpo la prima organizzazione pregenitale della libido (fase orale) e, grazie ad essa, si sviluppa l’”intoriezione”, cioè l'introduzione e la conservazione reale o fantasmatica di qualcosa che viene accolto e tenuto nel proprio corpo. Anche l’acquisizione dell’autonomia locomotoria segna una tappa importante per lo sviluppo affettivo perché consente al bambino di realizzare esperienze esplorative decisive per la maturazione del processo di individuazione-separazione (Mahler, 1975).