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Nell'applicazione delle tecniche neuromotorie, dobbiamo ricordarci dell'aspetto relazionale della motricità, cioè quanto di cognitivo e di affettivo c'è nell'azione, soprattutto nelle prime fasi di sviluppo. Quindi non ci possiamo limitare solo all'applicazione di una metodica di tipo neuromotorie, ma è necessario come complemento un'educazione psicomotoria, che considera non soltanto il disturbo motorio in sé, ma tutto il funzionamento del bambino nella sua globalità e nel suo continuo divenire nella dinamica interattiva con l'ambiente circostante. E' sbagliato dividere questi due interventi abilitativi, ed è pertanto più corretto parlare di intervento abilitativo di tipo neuropsicomotorio.

Questo si propone di sviluppare, integrare in modo armonico le attitudini motorie, sensoriali, percettive e prassiche, che non sono del tutto compromesse, e di favorire attraverso le metodiche e l'esercizio globale della motricità, non solo l'attività muscolare ed articolare, ma anche la strutturazione e l'integrazione della corporeità in termini spaziali e temporali, nonchè la costruzione del pensiero attraverso la rappresentazione mentale dell'atto motorio agito e la strutturazione dei processi di comunicazione.

In tale ottica, il “rapporto corpo-mente” acquista una dimensione del tutto particolare specialmente se si considera che nel corso del processo evolutivo il bambino, nell'organizzare tutte le sue funzioni, da quelle motorie, percettive a quelle emotive, compie fisiologicamente e continuamente il passaggio dal corpo alla mente e viceversa; ciò si evidenzia soprattutto nelle fasi iniziali dello sviluppo.

In questa ottica, il movimento del corpo, considerato come veicolo di conoscenze e di emozioni, assume, attraverso le vicende dello sviluppo, una importanza fondamentale nell'organizzazione dei comportamenti di adattamento all'ambiente e nella globale strutturazione della personalità.

In conclusione l'intervento neuropsicomotorio propone al bambino le più diverse attività, anche sotto forma di gioco, che consentano al bambino di interagire con l'ambiente ed, al tempo stesso, all'ambiente di comprendere ed aiutare il bambino a sviluppare pienamente il suo potenziale evolutivo.