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Le strutture che hanno collaborato alla mia ricerca sono 4: due scuole dell’infanzia, un Punto gioco e un Centro Diurno Disabili con soggetti adulti diversamente abili tra i 17 e i 30 anni con un livello cognitivo/motorio pre- operatorio.
In totale sono stati analizzati 133 soggetti tutti appartenenti al periodo pre-operatorio di cui 103 tra 3 e i 5 anni, 10 bambini tra i 2 e i 3 anni ed infine 20 disabili adulti tra i 17 e i 30 anni con un livello cognitivo/psicomotorio pre-operatorio.
La scientificità della ricerca è comprovata dall’utilizzo delle video-riprese che hanno poi permesso la compilazione del procedimento normale standard e delle successive checklist.

E’ stata utilizzata la strategia del problem solving mediante cui il bambino deve riuscire a risolvere il compito in questione in modo autonomo.
Al soggetto perciò viene lasciato tutto il tempo necessario per comprendere la finalità del compito e individuare le proprie strategie cognitive che diano un esito positivo.

L’analisi delle videocassette ha permesso la stesura del procedimento normale-standard ovvero la risoluzione tipo della prova prassica della matrioska.
Il procedimento normale standard è stato suddiviso in tre fasi: il primo approccio ossia la prima interazione visiva e tattile del bambino con l’oggetto;
la seconda fase ovvero la scomposizione standard dell’oggetto e cioè l’estrazione delle singole bambole dai contenitori e l’ultima fase, forse quella più interessante che descrive la ricostruzione tipo della matrioska che come vedremo in seguito coincide con la modalità utilizzata dai bambini appartenenti alla centralità del periodo intuitivo.

Le strategie cognitive utilizzate dai soggetti analizzati, ci forniscono moltissime informazioni sul “profilo psicomotorio” di ogni singolo;
Si traggono informazioni sul livello cognitivo del bambino, e cioè possiamo collocare il soggetto all’interno dei tre grandi stadi evolutivi:

  • fine polo simbolico
  • inizio del polo intuitivo
  • centralità del polo intuitivo

Nella prova prassica della matrioska viene coinvolto lo schema corporeo e la spazialità; per ciò che concerne il primo, possiamo affermare che la matrioska possiede un valore antropomorfo che permette di identificare l’oggetto con una figura umana.
E’ emerso che coloro i quali non sono riusciti a svolgere la prova (fine polo simbolico) la maggior parte delle volte durante la ricostruzione capottavano sia le basi che i volti della matrioska.

Dall’analisi dei dati si osserva che essi utilizzavano le basi come volti e i volti come basi incuranti del valore antropomorfo delle parti.
In risposta alla domanda dell’esaminatore su che cosa fosse l’oggetto, essi nella stragrande maggioranza dei casi asserivano di vedere un uovo, una bottiglia, una scatola; solo un 10% del campione analizzato afferma di ‘vedere’ nell’oggetto matrioska una figura umana nonché una donna.
Più si progredisce con l’età più la percentuale aumenta infatti il 95% dei bambini di 5 anni asserisce di interagire con una bambola e alla domanda dell’esaminatore su che cosa sia l’oggetto dinnanzi a sé, la quasi totalità dei soggetti attribuisce alla matrioska una valore antropomorfo; inoltre il bambino appartenete alla centralità dell’intuitivo non confonde più i volti con le basi e non avverte l’esigenza di capottare gli uni con gli altri.

Veniamo ora all’analisi dell’elemento spazio: i bambini più piccoli durante la scomposizione della matrioska, depositano i vari pezzi sul piano d’appoggio in modo estremamente confusionale, spesso le basi e i volti rotolano per terra e ciò è un elemento di distrazione per lo svolgimento della prova; durante poi il tentativo di ricostruzione della matrioska, i vari pezzi vengono sfiorati continuamente senza una logica ben precisa, si verifica una sorta di tastamento visivo e tattile estremamente fugace che denota la mancanza di progettualità e anticipazione infatti i piccoli non comprendono quale sia la sequenza nella ricostruzione; dalle azioni osservate emerge inoltre che manca totalmente il principio di inclusione progressiva secondo cui il pezzo più piccolo viene contenuto in quello leggermente più grande; si evince quindi che basi e volti vengono depositati gli uni dentro gli altri senza una logica definita e spesso i bambini tentano invano di depositare i pezzi grandi nella basi più piccole dimostrando cosi l’assenza del principio di inclusione progressiva.

Se osserviamo i bambini di quattro anni assistiamo ad un salto evolutivo notevole: innanzitutto durante la scomposizione della matrioska, sia le basi che i volti vengono appoggiati sul tavolo con una logica più precisa e se si vuole, più funzionale: sia i contenitori che i coperchi più piccoli sono a livello spaziale maggiormente vicini al corpo del bambino in modo tale da non perdere tempo poi nella cernita dei pezzi; Si denota inoltre maggior accuratezza (data anche da un migliore controllo manuale) nella scomposizione della matrioska infatti i pezzi difficilmente rotolano per terra: il bambino di quattro anni appare ai nostri occhi, un soggetto con maggiore auto-controllo delle azioni e dei gesti, viene meno inoltre la frenesia di scoprirne il contenuto che si intenda, ciò non significa minor stupore!

Abbiamo prima esplicato che i bambini di quattro anni riescono a ricostruire la matrioska solo dopo una sperimentazione che in certi casi dura anche 10/15 minuti.
Il bambino facente parte dell’ “inizio intuitivo” dimostra di possedere una maggior coscienza circa lo spazio infatti durante la ricostruzione, nella maggior parte dei casi, le prime sequenze sono corrette mentre le difficoltà compaiono nella seriazione dei pezzi intermedi, quelli che a livello percettivo sono più difficili da identificare; raramente si verifica un errore nel depositare la bambolina più piccola.

Come appena detto, il momento più critico della ricostruzione è quella che ho definito la “fase centrale” ovvero il momento in cui il bambino trova dinnanzi a sé, pezzi (basi e volti) che hanno a livello di grandezza, una notevole somiglianza.

E’ proprio da questa “fase centrale” che inizia la vera e propria sperimentazione che come si diceva prima, può durare anche un quarto d’ora.
Paradossalmente è nel contempo la fase più critica ma anche la fase che porta poi alla corretta risoluzione.

Spesso si verifica nel bambino una sorta di ‘insight’ , durante le prove e gli errori: egli sperimenta per lungo tempo l’incastro dei vari pezzi che sembra non portarlo a nulla poi, tutto d’un tratto ‘arriva’ la soluzione corretta che gli permette di concludere la prova brillantemente.

Nella stragrande maggioranza dei casi analizzati, si verifica proprio questa prassi operativa che ha suscitato da parte degli addetti ai lavori grande interesse.
Il principio di inclusione progressiva è si abbozzato, ma non ancora del tutto acquisito; ciò è facilmente riscontrabile dall’estrema difficoltà che il bambino di quattro anni incontra nel seriare e depositare in modo corretto i pezzi intermedi.

Il bambino che appartiene alla centralità del periodo intuitivo (5 anni e mezzo circa) dimostra di possedere tutte le competenze necessarie per poter risolvere la prova della matrioska in modo corretto.
Ciò è comprovato dall’analisi di 55 video di bambini di 5 annidi cui il 96% è stato in grado di svolgere la prova senza bisogno di sperimentazione.
Possiamo definire la prassia un movimento volontario intenzionale non automatizzato e diretto verso un obiettivo; per esemplificare possiamo affermare che ogni qualvolta ci si trova dinnanzi ad un compito nuovo, si è in procinto di compiere una prassia.
Il movimento volontario è composto da una Fase strategica nel quale avviene la decisione dell’obiettivo da raggiungere e sono coinvolte le aree associative della corteccia parietale e una fase tattica in cui viene scelto il migliore movimento per tale fine; in essa è coinvolta la corteccia frontale -zona pre-rolandica-, area 4.

Dall’analisi dei dati da me analizzati emerge che i soggetti appartenenti alla centralità del polo intuitivo sanno far fronte alla prassia della matrioska grazie alla loro evoluzione cognitiva, motoria e neuromotoria; i soggetti che invece si trovano solo all’inizio del periodo intuitivo necessitano di una lunga sperimentazione e spesso la risoluzione della prova avviene in modo del tutto casuale; talvolta invece il soggetto necessita di molti tentativi prima di arrivare alla conclusione della prova ed una percentuale di essi compresa tra il 15 e il 10% si dimostra incapace di risolvere la prassia.
Il compito prassico per poter essere svolto con successo inoltre necessita di anticipazione, di motivazione e di intenzionalità.

Questi tre elementi appartengono essenzialmente ai bambini di 5 anni; nel soggetto di 4 anni si denota solo un abbozzo di motivazione e di intenzionalità ma manca totalmente l’anticipazione tant’è che il bambino comprende il gioco non a priori ma ben si durante la sperimentazione.
Il bambino del simbolico invece nella quasi totalità dei casi (98%) non comprende il senso del gioco neppure durante i vari tentativi e dirotta la sua attenzione sulla ricostruzione delle singole bamboline o semplicemente attribuendo alla matrioska un valore simbolico.