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Un certo complesso di tecniche usate in psicomotricità svolge un ruolo importante  nell’integrazione dello schema corporeo. Bisogna sottolineare l’importanza della relazione che si instaura tra paziente ed operatore. Il bambino va scoprendo una propria identità, e questo avviene quando riesce ad integrare il corpo come parte di sè, lo accetta e gli dà significato. Ciò può verificarsi solo in un clima di fiducia, di sicurezza e motivazione.

Nell’approntare un progetto di lavoro, una PRIMA TAPPA è senz’altro la PERCEZIONE GLOBALE DEL CORPO, DELLA SUA UNITA’ E DELLA SUA POSIZIONE NELLO SPAZIO.

E’ una base essenziale: non si possono proporre esercizi segmentari senza prima passare per questa tappa; questo genererebbe insofferenza nel soggetto con insufficiente schema corporeo con il rischio poi di aggravare la sensazione di sparpagliamento degli elementi corporei.

In questa fase primitiva di ricostruzione dell’unità corporea l’operatore si pone essenzialmente con un atteggiamento di accoglienza, di accettazione, di rassicurazione,  senza forzare la relazione individuale, come elemento dell’ambiente alla pari del materiale, per permettere al bambino di abbandonare ogni angoscia e i suoi sistemi di difesa ed abbandonarsi all’esperienza del corpo.

Il percorso di questa prima tappa prevede un lavoro sulle diverse posizioni del corpo nello spazio e sui diversi spostamenti; si pone il bambino in situazioni corporee che sono precisate verbalmente e associate a certe sensazioni, e con varianti via via più sfumate che portino ad una percezione sempre più fine. E’ un materiale di esperienze che pur facendo parte  della attività spontanea  e naturale quotidiana del bambino, non per questo è integrato. Questo materiale, con l’aiuto del linguaggio, deve essere trasformato in rappresentazioni chiare, precise, graduate che faranno prendere coscienza al bambino della sua situazione nello spazio e delle diverse azioni che può effettuare col suo corpo.

Alcune di queste esperienze come lo strisciamento o la marcia carponi hanno un carattere arcaico ma sono necessarie; molti bambini infatti provano un certo piacere a trascinarsi a terra, insieme con un senso di colpa per il divieto che spesso impone l’adulto. Dando a questa attività un aspetto “tecnico” si elimina il carattere di cosa proibita e il bambino può investire esperienze di questo tipo mentre impara a strisciare in modo coordinato.

Si aggiunge la gioia dell’apprendere e di essere padroni del proprio corpo.

Il linguaggio come intermediario che dà senso all’esperienze, dev’essere semplice, chiaro, preciso, senza complicazioni.

Importante anche rispettare un tempo di preparazione mentale del bambino: perché la consegna venga assimilata e si stabilisca un legame tra percezione e rappresentazione occorre una organizzazione mentale. Infatti, un dato viene acquisito, elaborato, c’è una selezione e poi l’esecuzione richiesta, e la richiesta è via via più sottile e differenziata.

Una SECONDA TAPPA riguarda i PRIMI RAPPORTI SPAZIALI.

Per passare a questi esercizi, è necessario che il bambino abbia acquisito i dati precedenti, ma non c’è una separazione netta tra le due serie e quegli esercizi vengono ripresi ed arricchiti dalle nuove acquisizioni.

Per costituire un’unità corporea più cosciente e profonda si dovrà individualizzare ciascun segmento, così si potrà ottenere un lavoro di coordinazione e organizzazione gestuale più differenziato. Il lavoro viene svolto a partire da esperienze motorie che connettono elementi propriocettivi ed esterocettivi, e per questo sarà ancora importante l’uso del linguaggio ed anche l’uso dello specchio.

In questa seconda tappa si lavorerà sulla presa di coscienza dello spazio gestuale e posizioni segmentarie, nonché sulla conoscenza corporea.

Indice

 

PREMESSA

   
Capitolo 1 1 CONCETTO DI "SCHEMA" E DI "IMMAGINE"
  1.1. CENNI STORICI
  1.2. ALCUNE DEFINIZIONI
  1.3. IN SINTESI
  1.4. ALTRI TERMINI DA DEFINIRE
  1.5. IL VISSUTO CORPOREO
Capitolo 2 2 EVOLUZIONE DELLO SCHEMA CORPOREO
  2.1. NEUROANATOMIA
  2.2. PSICOLOGIA
  2.3. LE FASI DELLA STRUTTURAZIONE
  2.4. ALCUNI ASPETTI DELL’ EVOLUZIONE
  2.5. LATERALITA’ E LATERALIZZAZIONE
  2.6. STUDI SULLO SVILUPPO DELLO SCHEMA CORPOREO
Capitolo 3 3 I DISTURBI DELLO SCHEMA CORPOREO
  3.1. COME CLASSIFICARE
  3.2. CHE COSA COMPORTANO TALI DISTURBI
  3.3. VALUTAZIONE DELLO SCHEMA CORPOREO
Capitolo 4 4 SCHEMA CORPOREO : TRATTAMENTO
  4.1. DIVERSI APPROCCI TERAPEUTICI
  4.2. TERAPIA PSICOMOTORIA
  4.3. CONCLUSIONE
   
  BIBLIOGRAFIA e RIFERIMENTI LINKS
   
  Tesi di Laurea di: Luciano MONTEFUSCO