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I disturbi dello schema corporeo possono essere ordinati fondamentalmente secondo il tipo e la causa.

In merito alle cause, esse sono contemplate nei tre ambiti: neurologico, neuropsicologico e  psicopatologico. R.C. Russo ne  individua diverse ponendole all’interno di tre gruppi o tipi principali (R.C. Russo, 2000):

  1. Disturbi dello schema corporeo propriamente detto;
  2. Disturbi della coscienza corporea;
  3. Disturbi del vissuto corporeo.

Nel PRIMO GRUPPO una causa è la CARENZA DI AFFERENZE, che si riscontra nelle Paralisi Cerebrali Infantili, per esempio, o anche nei non vedenti.

Un’altra causa è rappresentata dai DEFICIT MOTORI.

Poi vi troviamo i disturbi da DEFICIT DI ELABORAZIONE DELLE INFORMAZIONI che si riscontrano nelle insufficienze mentali o nei gravi ritardi psicomotori.

Infine, i DISTURBI SOMATOGNOSICI SPECIFICI quali: l’agnosia digitale, che è un disturbo specifico di riconoscimento, identificazione e denominazione delle dita della mano (dopo i 7-8 anni); il disorientamento destra-sinistra (DDS), incapacità a discriminare la destra dalla sinistra (dopo i 7-8 anni); la prosopagnosia, che è l’agnosia di fisionomie che si rivela nell’incapacità di riconoscere persone note e, nei casi più gravi, anche la propria immagine allo specchio (U.Galimberti 2003).

Il SECONDO GRUPPO contiene forme nelle quali vi è una percezione distorta del corpo. Sono incluse: l’arto fantasma, sensazione di possedere ancora l’arto dopo la sua amputazione o menomazione (U.Galimberti 2003); l’anosognosia, incapacità di riconoscere uno stato morboso nel proprio corpo attribuendo sanità o malattia alle parti sbagliate o ignorando la menomazione dell’organo colpito; l’autotopoagnosia, incapacità di indicare esattamente le parti del proprio corpo e del corpo altrui (U.Galimberti 2003); l’alloestesia, incapacità di localizzare gli stimoli cutanei che vengono percepiti (U.Galimberti 2003); le allucinazioni cenestesiche, impressioni di trasformazioni e cambiamento di volume, lunghezza e peso del proprio corpo (U.Galimberti 2003).

Nel TERZO GRUPPO vi sono disturbi la cui causa è la dissociazione tra livello neuromotorio e vissuto corporeo che comporta l’impossibilità di una reale espressione delle proprie potenzialità corporee in presenza di una normale maturità neuromotoria. Il quadro clinico può essere caratterizzato da goffaggine, disorganizzazione spazio-temporale, lateralità non acquisita, deficit di coordinazione, disprassia.

Bisogna sottolineare che i disturbi dello schema corporeo sono estremamente rari da trovare isolati e che per i disturbi della coscienza, il più delle volte occorre un trattamento psicoterapeutico.

Indice

 

PREMESSA

   
Capitolo 1 1 CONCETTO DI "SCHEMA" E DI "IMMAGINE"
  1.1. CENNI STORICI
  1.2. ALCUNE DEFINIZIONI
  1.3. IN SINTESI
  1.4. ALTRI TERMINI DA DEFINIRE
  1.5. IL VISSUTO CORPOREO
Capitolo 2 2 EVOLUZIONE DELLO SCHEMA CORPOREO
  2.1. NEUROANATOMIA
  2.2. PSICOLOGIA
  2.3. LE FASI DELLA STRUTTURAZIONE
  2.4. ALCUNI ASPETTI DELL’ EVOLUZIONE
  2.5. LATERALITA’ E LATERALIZZAZIONE
  2.6. STUDI SULLO SVILUPPO DELLO SCHEMA CORPOREO
Capitolo 3 3 I DISTURBI DELLO SCHEMA CORPOREO
  3.1. COME CLASSIFICARE
  3.2. CHE COSA COMPORTANO TALI DISTURBI
  3.3. VALUTAZIONE DELLO SCHEMA CORPOREO
Capitolo 4 4 SCHEMA CORPOREO : TRATTAMENTO
  4.1. DIVERSI APPROCCI TERAPEUTICI
  4.2. TERAPIA PSICOMOTORIA
  4.3. CONCLUSIONE
   
  BIBLIOGRAFIA e RIFERIMENTI LINKS
   
  Tesi di Laurea di: Luciano MONTEFUSCO