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La questione sullo schema corporeo non è stata esaustivamente chiarita. Il suo studio, in passato, è stato condotto su bambini a partire da tre-quattro anni, usando il disegno della figura umana  e su bambini di età inferiore ai tre anni soprattutto attraverso osservazioni da cui sono state tratte delle ipotesi. Niente tecniche sperimentali dirette né scale di sviluppo.

Più recentemente invece Lis, Venuti, Basile, e Finesso (1988), hanno adottato uno strumento idoneo a misurare diversi aspetti dello sviluppo dello schema corporeo in bambini a partire dal secondo anno di vita. Lis e colleghi hanno preso spunto dal test dello schema corporeo di Daurat-Hmeljak, Stambak e Berges (1969), individuando fasi specifiche per l’età considerata.

Il test ideato da Daurat-Hmeljak e colleghi si compone di due prove: una di fronte per bambini dai quattro agli undici anni e una di profilo per bambini dagli otto agli undici anni. Ciascuna prova si compone di tre momenti:

-EVOCAZIONE: il soggetto deve riconoscere, nominandoli, i diversi pezzi del corpo e del viso; deve collocarli esattamente su una tavola di lavoro, con un unico punto di riferimento che è la testa di un manichino per il corpo e il contorno del viso per il volto.

-COSTRUZIONE: al bambino vengono forniti capovolti i pezzi per costruire l’intero manichino. Questi sono costituiti da disegni su cartoncini rettangolari, per cui il compito non è simile a quello dei puzzle: il soggetto deve conoscere l’esatta collocazione spaziale delle parti del corpo. Se il soggetto esegue correttamente le prove di queste due fasi, il test è terminato, altrimenti si continua con:

-RIPRODUZIONE: vengono forniti al bambino tutti i pezzi e gli viene chiesto di riprodurre il manichino alla presenza di un modello.

L’adattamento proposto da Lis e colleghi, invece, prevede le seguenti prove:

  • · riconoscimento delle diverse parti del corpo e del viso su di sé;
  • · richiesta di individuare le funzioni delle diverse parti del viso e del corpo;
  • · riconoscimento di un modello di corpo e di un modello di viso, nonché delle diverse parti dell’uno e dell’altro;
  • · costruzione di un modello di corpo e poi di un modello di viso a partire da un modello mancante di volta in volta di una delle parti;
  • · costruzione dell’intero manichino dando tutti i pezzi assieme, a partire da un foglio su cui è disegnata la testa, e costruzione del viso a partire da un foglio su cui è disegnato il contorno del viso.

Utilizzando questa tecnica, Lis e colleghi sono riusciti a cogliere specifiche fasi dell’evoluzione dello schema corporeo in bambini dai diciotto mesi ai quattro anni e mezzo di vita.

Maria vittoria Carbonara e Giulia Savarese (1994), a partire dai risultati di Lis e colleghi, hanno condotto uno studio sull’evoluzione dello schema corporeo dal secondo al quinto anno di vita che poggia essenzialmente sulla premessa che la rappresentazione di un corpo umano compaia nei bambini a partire dai diciotto mesi circa ed evolva gradualmente. Grazie ad essa l’esperienza mentale succede alla sperimentazione sensomotoria, all’azione propriamente detta.

L’obiettivo di questo studio è quello di cogliere l’apparire e il graduale evolversi della capacità rappresentativa dello schema corporeo come struttura unitaria. L’ipotesi di partenza è che tale rappresentazione sia totalmente assente nei soggetti più piccoli e poi rapidamente evolve a partire dall’età di due anni e mezzo circa, per comfermarsi nel corso del quinto anno di vita.

Più in particolare, in tre fasi sperimentali consecutive, una relativa al riconoscimento, una relativa alla costruzione ed una relativa alla rappresentazione grafica si è voluto verificare:

r come aumenta, con l’aumentare dell’età, il numero delle parti del corpo e del viso che il bambino è capace di riconoscere sia su di sé che su un modello e quanti e quali errori commetta in proposito;

r come aumenta, con l’aumentare dell’età, il numero delle parti del corpo e del viso che il bambino è capace di posizionare nella giusta maniera nel costruirne i relativi modelli: anche in questo caso, l’interesse era per gli errori commessi;

r come aumenta, con l’aumentare dell’età, la capacità di rappresentare graficamente l’immagine di una figura umana nelle sue parti essenziali.

I soggetti sono stati sottoposti ad una serie di nove prove, di cui quattro di riconoscimento, quattro di costruzione ed una di rappresentazione grafica.

Più in particolare, le prove consistevano nell’invitare i soggetti a:

  • ¨ riconoscere parti del corpo (testa, tronco, braccia, mani, gambe, piedi) su di sé e su di un modello;
  • ¨ riconoscere parti del viso (capelli, occhi, naso, bocca, orecchie) su di sé e su di un modello;
  • ¨ costruire un modello di corpo utilizzando pezzi sparsi e  a partire da una testa già posizionata;
  • ¨ costruire un modello di viso utilizzando pezzi sparsi e  a partire da un contorno già tracciato;
  • ¨ disegnare liberamente un “uomo” su di un foglio di carta bianca.

La ricerca è stata condotta in un asilo nido e in una scuola materna di Castellammare di Stabia. I soggetti sono ventotto, di cui quattordici frequentanti l’asilo nido e quattordici la scuola materna. L’età dei soggetti era compresa tra i 17 e i 56 mesi. Erano 16 bambini e 12 bambine le cui famiglie appartenevano ad un livello sociale medio e nessuno di loro presentava handicap o problemi segnalati. Sono stati scelti dai registri di classe, sulla base dell’età minima che si voleva osservare.

Nell’analizzare i dati si è tenuto conto della sola variabile età, per cui si è suddiviso il campione in due gruppi: gruppo dell’asilo nido (17-31 mesi) e gruppo della scuola materna (37-56 mesi).

I risultati :

Riconoscimento

Mentre per la testa, per le mani e per i piedi il riconoscimento risulta molto facile sia su se stessi che sul modello da parte di entrambi i gruppi di bambini, per il tronco le difficoltà riscontrate sono notevoli: forse perché si tratta di una parola poco nota e poco usata (i bambini più piccoli lo denominavano pancia). Il riconoscimento delle braccia e delle gambe ha presentato qualche difficoltà ai bambini dell’asilo nido, ma più sul modello che su di sé. Le parti del viso, a loro volta, sono state tutte riconosciute con grande facilità dai bambini del gruppo scuola materna. I bambini dell’asilo nido, invece, hanno trovato delle difficoltà a proposito delle orecchie e del naso e, tutto sommato, hanno riconosciuto le parti meglio sul modello che su di sé.

Costruzione

Le prove di costruzione sono risultate quasi nulle per i soggetti del gruppo dell’asilo nido: in genere, questi ultimi hanno eseguito il compito ammucchiando i pezzetti o allineandoli l’un l’altro, sia che si trattasse di costruire un corpo, sia che si trattasse di costruire un viso, e a prescindere se fosse o no già posizionata la testa del corpo o fosse già tracciato il contorno del viso. Il gruppo della scuola materna, invece, ha eseguito con successo la prova di costruzione del viso, sia che il contorno fosse già tracciato sia che non lo fosse, mentre ha avuto qualche difficoltà nella costruzione del corpo, in particolar modo nel posizionare le braccia, specialmente nella prova in cui la testa era già posizionata.

Rappresentazione grafica

Attraverso i disegni dei bambini si è potuto osservare un preciso iter evolutivo verso la rappresentazione dello schema corporeo. Dall’evoluzione di linee tracciate senza un’apparente intenzione di seguire una precisa immagine mentale corrispondente ad un corpo umano, nasce una configurazione ben precisa comprendente sempre più numerose parti del corpo e del viso, le quali sempre meglio appaiono posizionate nel rispetto dei reciproci rapporti spaziali e delle relative proporzioni. Per cui, mentre i disegni dei bambini più piccoli sono grossomodo classificabili come “scarabocchi”, già a partire dai 31 mesi essi offrono degli accenni di elementi collegati fra loro a formare semplici strutture significanti un abbozzo di corpo.

Il grafico che segue (fig.2-1), offre un quadro riassuntivo della conquista dello schema corporeo col crescere dell’età. I tre nastri rappresentano i soggetti ai tre livelli di età: due, tre e mezzo, cinque anni. Come si può notare dal loro andamento, è solo intorno ai cinque anni che la conoscenza delle varie parti e la loro composizione in struttura unitaria rappresentante un corpo si consolida nella mente.

I risultati della ricerca confermano le ipotesi di partenza e forniscono delle risposte ai quesiti sullo sviluppo dello schema corporeo e della relativa sua rappresentazione e comunicabilità. Infatti, dall’analisi dei dati, appare chiaro che le capacità di: riconoscere l’esatta posizione delle principali parti del corpo e del viso, tanto su di sé quanto su modello; di posizionarle correttamente nei loro rapporti topologici allorchè vengano presentate in pezzi che le raffigurano; di rappresentarle graficamente come inglobate in un’unica struttura significante la figura umana nel suo insieme, sono frutto di un lento ma graduale processo di assimilazione cognitiva.

Evoluzione grafica dello schema corporeo

Indice

 

PREMESSA

   
Capitolo 1 1 CONCETTO DI "SCHEMA" E DI "IMMAGINE"
  1.1. CENNI STORICI
  1.2. ALCUNE DEFINIZIONI
  1.3. IN SINTESI
  1.4. ALTRI TERMINI DA DEFINIRE
  1.5. IL VISSUTO CORPOREO
Capitolo 2 2 EVOLUZIONE DELLO SCHEMA CORPOREO
  2.1. NEUROANATOMIA
  2.2. PSICOLOGIA
  2.3. LE FASI DELLA STRUTTURAZIONE
  2.4. ALCUNI ASPETTI DELL’ EVOLUZIONE
  2.5. LATERALITA’ E LATERALIZZAZIONE
  2.6. STUDI SULLO SVILUPPO DELLO SCHEMA CORPOREO
Capitolo 3 3 I DISTURBI DELLO SCHEMA CORPOREO
  3.1. COME CLASSIFICARE
  3.2. CHE COSA COMPORTANO TALI DISTURBI
  3.3. VALUTAZIONE DELLO SCHEMA CORPOREO
Capitolo 4 4 SCHEMA CORPOREO : TRATTAMENTO
  4.1. DIVERSI APPROCCI TERAPEUTICI
  4.2. TERAPIA PSICOMOTORIA
  4.3. CONCLUSIONE
   
  BIBLIOGRAFIA e RIFERIMENTI LINKS
   
  Tesi di Laurea di: Luciano MONTEFUSCO