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Dalla sterminata letteratura sull’argomento, si evince la difficoltà ad utilizzare in maniera univoca diversi termini quali schema corporeo, immagine corporea, vissuto corporeo ecc. Il termine schema corporeo, nella sostanza è equivalente a immagine del corpo, immagine di sé, schema posturale, ed è affrontato con impostazioni teoriche diverse secondo la prospettiva di studio.

P.Bonnier (1905), è il primo ad utilizzare l'espressione “schema corporeo”, per indicare la rappresentazione topografica e spaziale del corpo che permette l'orientamento rispetto all'ambiente esterno. Definisce “aschematia” l'alterazione di tale rappresentazione e individua nell'attività vestibolare il contributo principale ad essa.

A.Pick (1908), descrive l'incapacità di individuare parti del proprio corpo, denominandola “autopagnosia”, e ipotizza una immagine spaziale del corpo che l'individuo costruisce durante lo sviluppo, una rappresentazione basata sulle afferenze sensoriali che permette una consapevolezza topografica del corpo stesso. Tra le afferenze mette particolarmente in rilievo quelle visive.

H.Head (1920), parla di “schema posturale” che esprime l’immagine tridimensionale del corpo e assicura l’apprezzamento del tono posturale e della posizione del corpo nello spazio, ma anche la localizzazione delle stimolazioni periferiche e lo scarto temporale delle diverse stimolazioni percepite. Head aggiunge alla nozione di immagine spaziale di Bonnier e Pick, la dimensione temporale contemplando lo schema corporeo come una realtà non statica ma in continua costruzione ed in rapporto con le varie afferenze.

Per P.Shilder (1935), “l’immagine del corpo umano” è la rappresentazione mentale che un individuo ha del suo corpo. Questa immagine è tridimensionale e viene costruita a livello corticale sulla base delle continue sensazioni tattili, uditive, visive, cinestesiche che provengono dal nostro corpo. Scrive infatti Shilder: “Noi riceviamo delle sensazioni, vediamo parti della superficie del nostro corpo, abbiamo impressioni tattili, termiche, dolorose, sensazioni indicanti le deformazioni del muscolo provenienti dalla muscolatura e dalle guaine muscolari, sensazioni provenienti dalle innervazioni muscolari e sensazioni di origine viscerale. Ma al di là di tutto questo vi è l’esperienza immediata dell’esistenza di un’unità corporea, che, se è vero che viene percepita, è d’altra parte qualcosa di più di una percezione: noi la definiamo schema del nostro corpo o schema corporeo…Lo schema corporeo è l’immagine tridimensionale che ciascuno ha di se stesso: possiamo anche definirlo immagine corporea. Questo termine indica che non si tratta semplicemente di una sensazione o di un’immagine mentale: ma che il corpo assume un certo aspetto anche rispetto a se stesso; esso implica inoltre che l’immagine non è semplicemente percezione sebbene ci giunga attraverso i sensi, ma comporta schemi e rappresentazioni mentali, pur non essendo semplicemente una rappresentazione.

Notiamo che  Shilder  aggiunge ai dati fisiologici e neurologici anche quelli psicologici: lo schema corporeo non è solo il risultato di sensazioni e percezioni, ma anche una costruzione che il soggetto si fa attraverso la rappresentazione che ha del proprio corpo.

J.de Ajuriaguerra (1973),definisce lo schema corporeo come: “Rappresentazione costante e più o meno chiara del proprio corpo fermo in una posizione spaziale o in movimento. . . lo schema corporeo non è una nozione, ma una pratica che si evolve mediante l’esplorazione e l’imitazione.

Per questo autore lo schema corporeo si costruisce attraverso un processo cognitivo-affettivo-esperienziale che deriva dalla integrazione dei dati sensoriali ed affettivi e dalla localizzazione delle posture e degli spostamenti nello spazio.

J. Piaget (1945), affrontò il problema dal punto di vista psicogenetico: il bambino alla nascita possiede dei meccanismi riflessi automatici scatenati da stimoli entero ed esterocettivi che determinano un comportamento istintivo ed innato. Il movimento scatenato è inizialmente afinalistico, poi, col ripetersi di questi meccanismi riflessi si iniziano ad impostare i primi schemi motori che il bambino assimila e tende a ripetere al fine di ottenere le sensazioni già provate. Ma già in questa seconda tappa il bambino comincia a rispondere agli stimoli secondo un suo peculiare modo di essere; così inizia a formarsi una rappresentazione corporea personale.

Per J. Le Boulch (1983),lo schema corporeo è:  “Una intuizione di insieme o una conoscenza immediata del nostro corpo allo stato statico o in movimento, nel rapporto delle sue diverse parti tra loro e nei suoi rapporti con lo spazio circostante degli oggetti e delle persone.

Per Le Boulch è importante che l’apprendimento passi attraverso tentativi sperimentali, prove ed errori.

Pertanto lo schema corporeo non è solo una percezione del proprio corpo, ma una rappresentazione costante che si costruisce attraverso esperienze, passate o presenti, di tipo posturale, visivo, cinestesico, e che è perennemente condizionata da esperienze affettive e da necessità biologiche.

R.C.Russo (2000),fa subito una distinzione tra schema corporeo e immagine corporea:

Lo schema corporeo è la rappresentazione mentale del corpo come entità spaziale, costituita sulle basi cognitive delle sensazioni che provengono dal corpo stesso.

Russo sottolinea che il corpo “…non è solo mezzo di azione, ma è anche corpo in relazione con l’altro, pertanto non è possibile dissociare ciò che è nell’ordine di un movimento dall’emozionalità, dall’affettività e dalle implicanze che queste operano nella vita di un individuo. L’immagine corporea è appunto: “La rappresentazione mentale che ognuno ha del proprio corpo, permeata e modellata dal vissuto che ha arricchito la percezione del corpo stesso.

Per l’autore la rappresentazione mentale dello schema corporeo segue “leggi universali per l’individuo umano”, mentre l’immagine corporea è “l’habitus individuale che veste uno schema universale”.

Indice

 

PREMESSA

   
Capitolo 1 1 CONCETTO DI "SCHEMA" E DI "IMMAGINE"
  1.1. CENNI STORICI
  1.2. ALCUNE DEFINIZIONI
  1.3. IN SINTESI
  1.4. ALTRI TERMINI DA DEFINIRE
  1.5. IL VISSUTO CORPOREO
Capitolo 2 2 EVOLUZIONE DELLO SCHEMA CORPOREO
  2.1. NEUROANATOMIA
  2.2. PSICOLOGIA
  2.3. LE FASI DELLA STRUTTURAZIONE
  2.4. ALCUNI ASPETTI DELL’ EVOLUZIONE
  2.5. LATERALITA’ E LATERALIZZAZIONE
  2.6. STUDI SULLO SVILUPPO DELLO SCHEMA CORPOREO
Capitolo 3 3 I DISTURBI DELLO SCHEMA CORPOREO
  3.1. COME CLASSIFICARE
  3.2. CHE COSA COMPORTANO TALI DISTURBI
  3.3. VALUTAZIONE DELLO SCHEMA CORPOREO
Capitolo 4 4 SCHEMA CORPOREO : TRATTAMENTO
  4.1. DIVERSI APPROCCI TERAPEUTICI
  4.2. TERAPIA PSICOMOTORIA
  4.3. CONCLUSIONE
   
  BIBLIOGRAFIA e RIFERIMENTI LINKS
   
  Tesi di Laurea di: Luciano MONTEFUSCO