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Il concetto di schema corporeo è molto utilizzato in campo riabilitativo ed educativo. E’ un concetto importante nello sviluppo di un individuo e nell’organizzarsi del suo agire, ma è anche un concetto ambiguo. Nel corso del tempo ha via via coagulato vari significati fino al punto che oggi con difficoltà riesce ad essere racchiuso  in un’unica definizione.

Nasce nell’800 all’interno della neurologia, per spiegare alcuni disturbi singolari e di difficile comprensione. Alla fine dell’ottocento alcuni autori propongono che a partire dalle varie sensazioni cenestesiche, o di altro genere si costituisce lo schema unitario del nostro corpo, schema che può essere alterato in particolari condizioni patologiche come l’arto fantasma o la somatognosia. Questo vissuto del proprio corpo riceverà nomi diversi secondo le concezioni diverse, che sono fondamentalmente neurologiche: Pick (1908), lo chiamerà autotopoagnosia; Head (1920), modello o schema posturale; Shilder (1935), schema corporeo e immagine corporea.

I neurologi tentavano di individuare quale delle sensazioni, tattile, visiva o cenestesica fosse maggiormente implicata nella costruzione di questa immagine; ma i tentativi di spiegare quelle patologie erano tutti falliti, dando ragione a chi  sosteneva che un disturbo come la somatognosia non era spiegabile solo in termini di lesioni cerebrali, ma che rimandava a problematiche di natura psicologica. Si consolidarono due schieramenti: uno che sottolineava l’importanza delle sensazioni cenestesiche e propriocettive, l’altro invece delle funzioni visive. Nel primo caso si arrivò alla formulazione di schema corporeo; nel secondo, a quella più complessa di immagine corporea.

Una ulteriore elaborazione del concetto di schema corporeo  avvenne con la teorizzazione di P. Shilder che per primo tentò una sintesi tra neurologia, psicologia, psicoanalisi, antropologia e sociologia. Shilder tentò  di superare la divisione soma-psiche offrendo una visione più globale. Da questo autore leggiamo infatti: “…noi definiamo schema corporeo… l’esperienza immediata dell’esistenza di una unità corporea, che, se è vero che viene percepita, è d’altra parte qualcosa di più di una percezione…”. E ancora: “…non si tratta solo di una sensazione o di un’immagine mentale…L’immagine non è solo percezione, sebbene ci giunga attraverso i sensi, ma comporta schemi e rappresentazioni mentali, pur non essendo semplicemente una rappresentazione…”.

E’ evidente in Schilder il tentativo di cogliere il concetto nella sua interezza, per cui lo schema corporeo è rappresentazione, percezione, sensazione e anche altro.

E’ un concetto che precorre i tempi e preannuncia cambiamenti nelle teorie della conoscenza scientifica, come si può osservare da quanto accade negli anni 60-70. In questo periodo il concetto di schema corporeo entra a far parte come asse portante di una nuova disciplina : la psicomotricità. Attraverso di essa entrerà nel sapere e nel linguaggio universale. Tutti gli autori che si sono posti come fondatori di questa disciplina, sia nei suoi aspetti educativi che riabilitativi, hanno posto lo schema corporeo come punto fondamentale della loro teoria e della loro prassi, accompagnando le loro definizioni con esercizi, metodologie e pratiche.

Indice

 

PREMESSA

   
Capitolo 1 1 CONCETTO DI "SCHEMA" E DI "IMMAGINE"
  1.1. CENNI STORICI
  1.2. ALCUNE DEFINIZIONI
  1.3. IN SINTESI
  1.4. ALTRI TERMINI DA DEFINIRE
  1.5. IL VISSUTO CORPOREO
Capitolo 2 2 EVOLUZIONE DELLO SCHEMA CORPOREO
  2.1. NEUROANATOMIA
  2.2. PSICOLOGIA
  2.3. LE FASI DELLA STRUTTURAZIONE
  2.4. ALCUNI ASPETTI DELL’ EVOLUZIONE
  2.5. LATERALITA’ E LATERALIZZAZIONE
  2.6. STUDI SULLO SVILUPPO DELLO SCHEMA CORPOREO
Capitolo 3 3 I DISTURBI DELLO SCHEMA CORPOREO
  3.1. COME CLASSIFICARE
  3.2. CHE COSA COMPORTANO TALI DISTURBI
  3.3. VALUTAZIONE DELLO SCHEMA CORPOREO
Capitolo 4 4 SCHEMA CORPOREO : TRATTAMENTO
  4.1. DIVERSI APPROCCI TERAPEUTICI
  4.2. TERAPIA PSICOMOTORIA
  4.3. CONCLUSIONE
   
  BIBLIOGRAFIA e RIFERIMENTI LINKS
   
  Tesi di Laurea di: Luciano MONTEFUSCO