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Dunque, un elemento che viene introdotto da alcuni terapisti per sostenere l’evoluzione del gioco è proprio l’accompagnamento del motivo musicale, il quale più specificamente, può contribuire alla conquista di importanti obiettivi:

  • facilitare la comparsa del gioco simbolico nei bambini con ritardo mentale, accrescendo e stimolando le capacità di base: attenzione, concentrazione, comprensione del simbolo, memorizzazione, capacità di imitazione;
  • facilitare l’imitazione dei movimenti, attraverso una musica ben strutturate dal punto di vista ritmico, che consente una facile riproduzione dello schema di una serie di movimenti. Tutto ciò che si ascolta deve poter essere azione nel tempo, azione ritmico-articolatoria che stimola il corpo alla sincronia, alla sintonia pulsatoria, (il movimento, che nasce dall'aiuto della musica, deve essere inteso proprio come un movimento corporeo, atto ritmico nato sulla base delle articolazioni. Di conseguenza, ogni parte corporea in grado di riprodurre articolazioni sarà inevitabilmente stimolata a realizzare in sincronia ritmica con quel tipo di  “corpo” musicale presente in ogni brano);
  • facilitare e accompagnare la costruzione collettiva degli spazi,  attraverso musiche di atmosfera molto connotate, che descrivono atmosfere precise. Per  accentuare una dimensione di avventura, facendo eventualmente, pregustare l’arrivo di eventuali pericoli imminenti. Ciò  faciliterà nel bambino la capacità di adattamento che il propositore offre;
  • può essere uno stimolo per la memoria, una provocazione per la mente addetta a fissare e fermare ciò che di fatto è azione sonora mobile. Inoltre l'abbinamento musica-gesto amplierà questa capacità di creare nella mente immagini musicali in movimento. La memorizzazione di un elemento che si è ascoltato , potrà stimolare e facilitare la messa in atto delle tante idee creative che ne scaturiranno;

Ancora:

  • sollecitare l’interesse dei bambini con inibizione da inerzia, che non tollerano il contatto corporeo(in questi casi, in genere, nelle fasi iniziali dell’intervento, la Conduzione Facilitante, è l’unica forma interattiva possibile affinché il bambino possa prendere coscienza del sé corporeo e portare la sua attenzione verso l’esterno. (1) Ma poiché non tutti i soggetti con inerzia tollerano un contatto corporeo così diretto; il terapista ne terrà conto e saprà conquistarli in modo graduale, sollecitando il loro interesse con la stimolazione di “recettori a distanza”(udito), con eventi sonori, con la musica improvvisata o registrata;
  • facilitare i bambini più inibiti nel lanciarsi verso il gioco senso-motorio, stimolare i bambini molto lenti, portandoli velocemente in azione;
  • stimolare la socializzazione, abituando i soggetti al rispetto reciproco e a quello di regole predefinite;  contribuendo a  far mettere in risalto una tipologia caratteriale utile a stimolare la persona sul piano psicologico, invitandola al decondizionamento, alla spontaneità, alla relazione con gli altri, alla messa in scena delle proprie azioni, alla conquista di modalità non verbali per “raccontarsi”;
  • facilitare la scoperta della propria creatività, accrescendo l’autostima, elemento finalizzato alla comunicazione e relazione;
  • permettere, di rallentare il livello di eccitazione dei bambini, favorire il rilassamento dopo movimenti vissuti intensamente, tutto ciò che si ascolta deve poter fare esprimere una sua organizzazione energetica (forte-debole, in crescendo, in diminuendo) in grado di rispecchiarsi nel corpo sotto forma di forza muscolare, di tensione o di rilassamento. L’ obiettivo dunque facilitare l’attivazione di rilassamento (o di tensione), attraverso la musica;
  • attraverso l’improvvisazione canora stimola la verbalizzazione;
  • valorizzare l’affettività quale elemento principale all’interno del rapporto umano educativo, tutto ciò che si ascolta potrebbe facilitare la manifestazione di un quadro emotivo, come espressione di sentimenti, di stati d'animo che possono facilitare l'esercizio emotivo. Le espressioni del volto e\o delle parti del corpo in sintonia con alcuni caratteri musicali, atti a facilitare il passaggio a diversi stati emotivi;
  • facilitare la funzione d’ interiorizzazione, nel soggetto con Sindrome Ipercinetica , che non accetta facilmente di portare l’attenzione sul proprio corpo, che viene vissuto come fonte di ansia. A livello terapeutico, la funzione d’interiorizzazione deve essere stimolata durante le attività dinamiche e in particolare durante il lavoro di controllo tonico, partendo da situazioni che richiedono l’utilizzazione di un tono forte e poi sempre meno forte. Inoltre sono utili attività di aggiustamento posturale con controllo dell’equilibrio e del disequilibrio. Molto utile per fare “interiorizzare” l’instabile è il lavoro su tema musicale.

Il lavoro con il supporto musicale permette, al bambino ipercinetico, di ricercare il controllo, a condizione che il supporto temporale sia molto vicino al tempo spontaneo del soggetto stesso. Bisogna utilizzare quindi tempi vivaci, dinamici, cercando di far mettere in accordo la motricità del soggetto al tempo della musica.

Il suono ricevuto dall’orecchio arriva al bambino globalmente e va ad esercitare la sua azione a livello sottocorticale, sincronizzando gli automatismi motori con il ritmo musicale in modo incosciente e sottocorticale tramite il meccanismo della “risonanza”.

La risonanza è un passaggio diretto del suono dall’orecchio ai muscoli, senza transitare dalla corteccia cerebrale. Gli automatismi motori si mettono in accordo spontaneamente con il tempo della musica: avviene così una “ sincronizzazione senso-motoria” incosciente tra gli elementi ritmici personali e quelli proposti dal tema musicale. Il soggetto deve rallentare o accelerare il suo tempo di movimento o di spostamento per adattarlo con quello della musica. Sono le “reazioni circolari”dell’organizzazione neurologica individuale che consentono al soggetto di realizzare progressivamente questo adattamento dal tempo individuale al tempo esterno che arriva dalla musica.

La persona che non ha problemi funzionali, a livello di sincronizzazione senso-motoria, si trova automaticamente e incoscientemente ad essere trasportata dal supporto musicale, al quale si aggiusta senza problemi. In ambito terapeutico proporre differenti musiche con differenti tempi è utile per indagare le capacità  del soggetto instabile di uscire dal proprio tempo per adattarsi a un tempo esterno. Il bambino, in queste situazioni riesce ad armonizzare la sua motricità, diventa così capace di iniziare a “sentirsi” e quindi comandare in modo cosciente gli automatismi motori che di solito non controlla.

L’obiettivo sul piano terapeutico è quello di far portare l’attenzione del soggetto, con precisione, a una informazione esterna. Il problema di questi bambini è che la loro attenzione è sempre rivolta all’esterno, ma senza mai fissarsi per un tempo sufficientemente lungo, in questo modo ogni minima stimolazione fa scattare una risposta. Il lavoro con il supporto sonoro obbliga il soggetto ipercinetico a prolungare la sua attenzione, per un certo tempo, a qualche cosa di limitato e preciso: il supporto sonoro agisce direttamente sul tono muscolare e sulla concentrazione.

Ascoltare in modo terapeutico vuol dire abbandonarsi al flusso della musica e alle emozioni, ma anche essere razionalmente attenti all’evento musicale che ci coinvolge, percependo sottili modificazioni e variazioni che il suono produce dentro di  noi e intorno a noi. L’utilizzo delle metodologie, delle tecniche che utilizzano il suono e della Neuropsicomotricità, facilitano il conseguimento di svariati obiettivi che sono articolati tenendo presente la finalità principale: il “benessere”dell’utente coinvolto nella relazione terapeutica dove per terapia vogliamo intendere: la relazione d’aiuto.

Dunque gli strumenti ritmici, o brani aventi tale struttura musicale, faciliteranno l’implicazione motoria, mentre gli strumenti melodici, o di brani aventi tale struttura musicale faciliteranno: la relazione (negli inibiti per esempio), il contenimento ( negli autistici), l’ affettività, l’espressione dei bisogni ( emotività).

  • 1: A.M. Wille C. Ambrosiani, Manuale di terapia psicomotoria dell’età evolutiva, Cuzzolini Editore, 2005 pag. 189