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L’autismo è una patologia della comunicazione particolarmente complessa, definibile per mezzo di pochi ed essenziali elementi di inquadramento diagnostico, ma che esprime attraverso numerosi e differenti quadri clinici, e che soprattutto riconosce una grande molteplicità di cause.
Molti luoghi comuni ai quali credono in molti ancora oggi, costituiscono una forte limitazione alle possibilità di superamento della grave sintomatologia che caratterizza questa sindrome, impedendo di conseguenza il raggiungimento di risultati fino ad un tempo considerati impossibili da ottenere.
E’ il caso della visione dell’autismo ridotto alla stregua di un semplice disagio psichico e non considerato invece come un vero e proprio insieme di disabilità di carattere sensoriale, comportamentale, motorio, espressivo, verbale, spesso anche cognitivo; così come è un errore limitarsi ad identificare in uno solo dei suddetti aspetti il problema dei deficit caratterizzanti questa affezione.

E’ un errore ritenere che possa esserci un “troppo presto” per avviare un bambino autistico al trattamento abilitativo per il linguaggio, pensando -sempre erroneamente- che debba maturare prima altre abilità come quelle attentive, percettive e comportamentali, prima di essere avviato alla terapia logopedica. Un’esperienza ormai ventennale può portarci ad affermare che i migliori risultati nel recupero dei soggetti autistici, sono stati raggiunti proprio quando un intervento abilitativo sulla verbalità è iniziato precocemente ed agendo contemporaneamente su tutti gli ambiti del profilo comunicativo del bambino.
E’ un errore cercare di preservare il bambino autistico da un lavoro intensivo e “stressante” cercando di adattare alle sue caratteristiche il mondo che gli sta intorno. Anche in questo caso ci viene incontro il riscontro dell’esperienza grazie alla quale si può considerare più produttivo un tipo di intervento deciso, costante e che stimoli le capacità di adattamento del piccolo paziente alle circostanze esterne e non viceversa.
Attualmente, e sulla base di un’esperienza professionale allo stesso tempo collaudata ma in continua evoluzione, aggiornamento e rinnovamento, possiamo identificare nei seguenti capisaldi le caratteristiche del nostro protocollo di intervento diagnostico e terapeutico nell’autismo:

OBIETTIVI:

• USCITA DALL'ISOLAMENTO

• RAGGIUNGIMENTO DI COMPORTAMENTI SOCIALI ADEGUATI

• ESTINZIONE-RIDUZIONE DELLE STEREOTIPIE

• CONQUISTA DI TUTTE LE AUTONOMIE

• RAGGIUNGIMENTO DELLA VERBALITA’ (in senso creativo)

• RAGGIUNGIMENTO DELLA CAPACITA’ DI LETTOSCRITTURA

• INSERIMENTO SCOLASTICO AL PARI DEGLI ALTRI

• INSERIMENTO LAVORATIVO

 

ITER DIAGNOSTICO-TERAPEUTICO:

• VISITA FONIATRICA

• OSSERVAZIONE LOGOPEDICA

• TERAPIA LOGOPEDICA “A 360 GRADI”

• DIETA SPECIFICA E TRATTAMENTI BIOMEDICI

• CONTROLLI FONIATRICI LONGITUDINALI


L'INTERVENTO ABILITATIVO “A 360 GRADI”:

• DEVE ESSERE IL PIU’ PRECOCE POSSIBILE (non esiste un "troppo presto"!)

• NON NECESSITA DELL’ACQUISIZIONE DI ALTRE ABILITA’ COME PRESUPPOSTO

• DEVE ESSERE EFFETTUATO DA TERAPISTI OPPORTUNAMENTE FORMATI

• PRESUPPONE L’ATTIVA PARTECIPAZIONE DELLA FAMIGLIA DELL’AUTISTICO


La realizzazione pratica del nostro protocollo prevede sedute giornaliere di terapia finalizzata al raggiungimento degli obiettivi sopra citati, principale ma non unico dei quali, l’apprendimento del linguaggio verbale.

Vengono impegnate diverse figure professionali: logopedista, neuropsicomotricista, pedagogista, insegnante, insegnante di sostegno, musicoterapista, psicologa; tutte però aventi in comune un percorso formativo effettuato all’interno stesso della nostra struttura, che prevede non soltanto un’attività di diagnostica e terapia nell’ambito della fisiopatologia della comunicazione, ma anche formazione ed aggiornamento continui e permanenti del personale in settori specifici della riabilitazione, tra i quali, appunto, il trattamento dell’autismo.

Considerata poi la necessità di far “generalizzare” al bambino le acquisizioni raggiunte, occorre che vi sia una partecipazione attiva ai programmi abilitativi da parte dei familiari e del personale della scuola. Di qui la necessità di svolgere il lavoro terapeutico insieme a queste figure, e quindi la richiesta di una elevata frequenza di almeno uno dei genitori e di altri parenti del piccolo paziente alle sedute di terapia; nonché lo scambio di viste con il personale della scuola nelle rispettive sedi di lavoro.


INTERVENTO FONIATRICO INTEGRATO nell'autismo (di Massimo Borghese):

Intervento, perché non è soltanto un momento diagnostico o un metodo terapeutico, ma si tratta di un insieme di attività di:

- diagnosi

- terapia, anzi, terapie

- gestione delle verifiche longitudinali.

Foniatrico, perchè la diagnosi è un momento medico; viene effettuata dal foniatra, laureato in medicina e specializzato in fisiopatologia della comunicazione, che inquadra il soggetto comunicopatico da un punto di vista clinico, al fine di definire le possibili cause della sua patologia, e soprattutto il cosiddetto profilo comunicativo, cioè l’insieme delle abilità percettive, cognitive-integrative-decisionali, motorie-prassiche-espressive, emotivo-relazionali-comportamentali. E’ ancora appannaggio del foniatra, la valutazione nel tempo dell’andamento del percorso terapeutico, attraverso successive verifiche dei diversi livelli di prestazionalità del soggetto in trattamento.
E poi, foniatrico, perché l’autistico risulta danneggiato essenzialmente nelle capacità comunicative, e la disciplina che si occupa dei disturbi comunicativi (e in particolare verbali) è, appunto, la foniatria.

Integrato, perchè sia a livello valutativo che in ambito terapeutico, interagiscono diverse figure professionali con quelle basilari del foniatra e del logopedista. Operano, infatti, l’educatore, lo psicologo, il neuropsicomotricista, il musicoterapista, l’insegnante di base e l’insegnante di sostegno; tutti sintonizzati in un lavoro rivolto verso una serie di obiettivi, il principale -ma non unico- dei quali, è il raggiungimento del linguaggio verbale. Integrato, nel contempo, con interventi di tipo dietetico e biomedico, finalizzati al ripristino o al miglioramento di un equilibrio metabolico del paziente in terapia abilitativa.

 

Massimo Borghese

www.massimoborghese.it