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Il ritardo di sviluppo psicomotorio può essere definito in termini generici come la mancata acquisizione di adeguate competenze posturali, cognitive, affettive e/o linguistiche in rapporto all'età cronologica.

Tale quadro di ritardo molto spesso rappresenta la manifestazione iniziale, il sintomo precoce, di sindromi complesse, quali Insufficienze Mentali, Kinesipatie encefaliche, etc.

Tali quadri cioè, nel corso del primo anno di vita possono presentarsi come aspecifici ritardi dello sviluppo psicomotorio.

Il ritardo rilevato può essere armonico, interessando cioè tutte le linee evolutive, ovvero più spesso di tipo disarmonico, con prevalente compromissione della linea posturo-cinetica.

Nell'ambito di queste ultime condizioni, alcuni A.A. ritengono possibile enucleare una sindrome con caratteristiche definite e un'autonomia nosografica, definita Dissociazione della maturazione (Lesigang, 1974-1977; Haidvogi 1979), caratterizzata da:

  • esclusivo interessamento della linea posturale, con ritardo delle acquisizioni delle tappe motorie grossolane (posizione seduta, stazione eretta, deambulazione autonoma);
  • normale sviluppo delle altre linee evolutive (linguaggio, socialità);
  • assenza di reperti neurologici patologici;
  • presenza di caratteristici atteggiamenti posturali;

Secondo i principali sistemi nosografici codificati (DSM-IV-ICD 10) in assenza di elementi clinici riferibili a quadri clinici definiti, quando il ritardo riguarda, in prevalenza un'area per esempio quella motoria, si parla di "Ritardo Motorio Semplice", nel caso in cui il ritardo riguarda l'area del linguaggio (2-4anni) si parla di ritardo semplice del linguaggio etc; si tratta sempre di diagnosi di esclusione che possono sottendere quadri diagnostici evolutivi più definiti.

E' evidente quindi che, nonostante questi tentativi di sistematizzazione nosografica, il gruppo dei ritardi semplici risulta eterogeneo, anche se la maggioranza degli A.A., in base alla riconosciuta prognosi benigna, concorda nell'interpretarli tutti su base maturativa. Essi sarebbero, cioè espressione di un ritardo maturativo dei centri e delle vie nervose.

Il ritardo maturativo sarebbe poi, a sua volta, legato a fattori diversi, che per esigenze descrittive, possono essere suddivisi in tre gruppi: genetici, ambientali e lesionali.

L'ipotesi di un gruppo di ritardi su base genetica, o più propriamente familiare, è suggerita dalla presenza negli ascendenti e/o collaterali di altri casi di ritardo a prognosi benigna.

Molto spesso i genitori, nella rievocazione anamnestica riferiscono di essere stati essi stessi lenti nelle acquisizioni delle tappe psicomotorie.

Per quanto riguarda i fattori ambientali, essi si riferiscono alle situazioni di ipostimolazione. carenze affettive qualitative e/o quantitative, malattie croniche con o senza ospedalizzazioni prolungate, particolari abitudini pedagogiche, etc.

In merito a fattori lesionali infine, è verosimile che danni encefalici precoci di modesta entità siano in grado di interferire nelle prime fasi del processo maturativo, senza tuttavia superare le capacità riparative del sistema nervoso immaturo.

Da tutto quanto fin qui esposto, risulta evidente che l'imprevedibilità del divenire neuropsichico, con le difficoltà di carattere clinico ed emotivo ad essa correlate, è un problema attuale. Secondo le attuali conoscenze e le nuove prospettive di ricerca non si può ancora fornire un sostanziale contributo di carattere clinico, per cui anche se più chiari, restano tuttavia aperti i problemi di diagnosi precoce e di formulazione prognostica.

Per quanto riguarda la diagnosi precoce, l'originalità e la variabilità del processo di sviluppo comportano la difficoltà di una:

  1. precoce rilevazione dei segni indicativi di un danno encefalico;
  2. precoce attribuzione del reale significato clinico ai segni abnormi eventualmente rilevati;
  3. in merito alla formulazione prognostica, le capacità di riorganizzazione del sistema nervoso centrale immaturo impediscono una previsione del grado di incidenza della patologia accertata sulle future capacità additive del soggetto.

Infine, la complessità dei processi di maturazione, sviluppo e apprendimento ha messo in evidenza i limiti di una semeiotica e di una diagnosi clinica mutuate dalle esperienze effettuate nel tempo.

Ritardo psicomotorio si recupera?

Indice

  INTRODUZIONE
   
Capitolo 1

LO SVILUPPO PSICOMOTORIO

  1.1 Aspetti Descrittivi
   
Capitolo 2

IL RITARDO PSICOMOTORIO

 

2.1 Aspetti Clinico-Descrittivi

 

2.2 Il Processo Diagnostico

  2.3 Il Progetto Terapeutico
   
Capitolo 3 ANALISI DI UN CASO CLINICO
 

3.1 Anamnesi e Osservazione

  3.2 Progetto Terapeutico e Modalità d'Intervento
   
   
 

CONCLUSIONI

  BIBLIOGRAFIA
   
  Tesi di Laurea di: Teresa Vitagliano