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L'inibizione è una modalità del bambino di porsi nei confronti della realtà, del mondo esterno, caratterizzata dal ritiro, dalla chiusura, dal "guardare da lontano", piuttosto che dall'agire e trasformare la realtà per conoscerla, lasciarne una propria traccia e anche lasciarsi trasformare da essa.

Il bambino inibito può avere desideri a lui nascosti, che non riesce a far emergere e realizzare per paure, timori, false immagini di sè che possono derivare da particolare storie relazionale con le figure a lui significative, sopratutto nei primi anni di vita:

  • Iperprotezione
  • Inadeguate aspettative da parte dei genitori

La terapia Psicomotoria si presenta come una risposta possibile o necessaria, a secondo dei casi, o perchè l'area inibita è espressamente quella della motricità e dell'azione, o perchè, per il livello di sviluppo e le caratteristiche espressive del bambino, la psicomotricità possiede i mezzi più idonei al trattamento.

De Ajuriaguerra Prevede due forme di inibizione psicomotoria:
  1. derivante da lesione organica
  2. inserita tra i disordini psicomotori, cioè disturbi non derivanti da lesione organiche. a questa categoria appartengono anche la debilità motoria, alcune goffaggini, certe disgrafie, certi tic e la balbuzia.

All'inibizione psicomotoria vengono associati inoltre altri disturbi non a prevalenza motoria quali il mutismo selettivo, l'opposità, l'enuresi, l'anoressia, l'inibizione intellettiva...

Russo Riprende la distinzione di Ajuriaguerra e ritiene necessario "mantenere separata dalla catalessia e dall'inibizione psicomotoria a genesi organica le manifestazioni di alterata regolazione tonico-dinamica a genesi relazionale, in quanto situazioni ambientali sfavorevoli, in bambini con particolari caratteristiche della personalità, possono provacare diversi disturbi momentanei dell'organizzazione motoria"
Ambrosini, De Panfilis e Wille Parlano di inibizione motoria e la inseriscono tra i Disturbi Minori del Movimento, analoghi ai disturbi psicomotori di De Ajuriaguerra: l'inibizione e per essi "quasi sempre un disturbo di repressione dell'aggressività e un disturbo di comunicazione".
Simonetta e Massenz Descrivono il bambino inibito come un "bambino che non prende iniziative, o se la prende svolge un'attività ripetitiva, ... ha bisogno di essere indotto a utilizzare gli oggetti, ...aspetta a iniziare, quando agisce presenta ipotonicità, non riesce a raggiungere lo scopo desiderato e spesso non insiste nei tentativi".
Aucouturier Tratta l'inibizione in termini di espressività, come una mancanza di investimento del mondo esterno" e una difficoltà ad affrontare situazioni nuove.

Questi ultimi due autori non parlano di "inibizione psicomotoria", ma prediligono una più ampia accezione psicologica del termine.

Le classifiche diagnostiche multiassiali maggiormente conosciute non prevedono il termine di "inibizione psicomotoria".

Nicolodi Imposta la sua teoria clinica sulla qualità del gioco, parla di "una inibizione, parziale o totale, delle possibilità di gioco, che costringono il bambino in una immobilità preoccupante".