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Attenzione Condivisa

Comportamento  riscontrabile a partire dai nove mesi, caratterizzato dalla ricerca da parte del bambino di attirare l'attenzione dell'altro (in genere la madre) su un oggetto o una situazione, per condividere un comune fuoco di interesse. L’attenzione condivisa viene considerata un precursore della Teoria della Mente

L'attenzione condivisa è la capacità del bambino di coordinare l'attenzione con un adulto, per un periodo di tempo relativamente esteso (che sia misurabile, almeno di qualche secondo), su un oggetto di interesse reciproco (si veda anche il contributo "Che intenzione hai?"). Per osservare lo sviluppo di tale capacità nei bambini di 6-12 mesi, le ricerche hanno ideato alcune procedure, facilmente riproducibili.

Il modo più semplice per verificare la capacità del bambino di coordinare l'attenzione con l'adulto su un gioco è quella di osservare adulto e bambino che giocano spontaneamente (sono sufficienti 4-5 giocattoli, ad esempio: un sonaglio, una pallina, un libro, una trottola).

L'attenzione condivisa è presente quando il bambino alterna lo sguardo dall'oggetto al volto dell'adulto e poi di nuovo all'oggetto o, nei più grandicelli (dai 9 mesi), quando utilizza il dito indice per mostrare all'adulto un oggetto o un evento.

Prova del dare e prendere. Per questa prova si può utilizzare un gioco che rotoli o scivoli (ad esempio, una macchinina morbida dotata di ruote). L'adulto si pone di fronte al bambino; il gioco iniziale consiste nel dare il gioco al bambino, avvicinandolo a lui e facendoglielo prendere. Successivamente l'adulto, con uno sguardo emotivamente neutro, tiene per qualche secondo l'oggetto vicino a sé, rendendo così la propria azione ambigua (il bambino non sa se l'adulto ha l'intenzione di tenere vicino a sé l'oggetto o di darglielo ancora).

Si verifica un episodio di attenzione condivisa quando il piccolo, nel momento in cui l'adulto tiene il gioco vicino a sé, guarda negli occhi l'adulto (è come se dicesse: "che intenzione hai ora? vuoi tenerti il gioco oppure vuoi darmelo?").

Prova dello scherzo. L'adulto porge una pallina al bambino, non appena quest'ultimo si allunga per prendere l'oggetto, l'adulto ritira verso di sé la pallina e la mette da parte.

Si crea così una situazione dove l'intenzione dell'adulto non appare chiara: prima sembra offrire un gioco e poi ritira l'offerta.

Si codifica l'episodio di attenzione condivisa quando il bambino guarda l'adulto nel momento in cui gli viene portata via la palla, che gli era stata precedentemente offerta.
Sono possibili due varianti di questa prova.

In un caso l'adulto mantiene un volto emotivamente neutro, nell'altro caso guarda il piccolo sorridendo maliziosamente (come per dire "ti sto facendo uno scherzo!"). La differenza tra queste due versioni sta nel fatto che nel primo caso, pur essendo l'azione ambigua, per cui il piccolo non capisce immediatamente quale sia l'intenzione dell'adulto ("vuoi farmi giocare con la palla oppure no?"), il bambino può dopo poco interpretare l'azione dell'adulto come "il gioco è finito" (l'adulto offre la pallina, ma subito la ritira e la mette via, con sguardo neutro); in questo caso, quindi, tenderà a guardare di meno il volto dell'adulto.

Nella versione dello sguardo "malizioso", l'intenzione dell'adulto è ancora più ambigua: il bambino coglie che l'adulto lo sta provocando ed è "costretto" a controllare più a lungo il volto dell'adulto per capire se ha intenzione o meno di proseguire il gioco ("pensavo che intendessi prendere l'oggetto, ma hai riso...hai forse cambiato idea?").

Riferimento bibliografico
M. Legerstee (2005), La comprensione sociale precoce, Raffaello Cortina, Milano, 2007.